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giovedì, 28 Gennaio 2021

Assestamento di Appendino: nessun buco, più spesa e scelte ardite

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Andrea Doi
Andrea Doi
Giornalista dal 1997. Ha iniziato nel '93 al quotidiano La Nuova Sardegna. Ha lavorato per Il Manifesto, Torino Sera, La Stampa. Tra le sue collaborazioni: Luna Nuova, Il Risveglio del Canavese, Il Venerdì di Repubblica, Huffington Post, Avvenimenti e Left. Dal 2007 a Nuova Società.

di Andrea Doi

Da parecchie settimane ci siamo abituati a sentir parlare di buchi di Bilancio come se parlassimo di buchi nel formaggio. In realtà, non di buchi si tratta, ma di questioni aperte, a volte problematiche, per le quali invocare “debiti fuori bilancio” o altro è quantomeno fuorviante. Ma sembra che la narrazione a Cinque Stelle non riesca a esimersi da “spararle grosse”.

Questa impostazione si percepisce anche nelle slide e nella conferenza stampa sull’Assestamento di Bilancio proposte l’altro giorno dalla Giunta Appendino. Nella comunicazione del M5S vi è sempre presente un “paradigma vittimario”, ovvero: le scelte che si fanno vengono fatte perché obbligati (vittime) da eventi la cui origine va posta in capo ad altri (colpa). Un classico della dottrina grillina. Questo tende a scaricare sugli altri le proprie scelte, ad esempio i centri commerciali, un Natale un po’ da bancarella e non proprio con i fiocchi. E persino le alghe nel fiume Po.

Tuttavia, questa volta, l’escamotage comunicativo non regge. Quanto rappresentato sul Bilancio è molto parziale. I numeri parlano chiaro.

Nell’assestamento approvato la settimana scorsa non vi è traccia alcuna delle cifre indicate nelle slide; non esistono i 42 milioni di presunto “buco” e nemmeno tornano i conti di entrate e uscite. Vediamo perché.

Nei documenti ufficiali (la delibera) e nei documenti illustrati mercoledì scorso in commissione le minori entrate complessive (risultanti da molti movimenti) sono 8,8 milioni. Anche immaginando che tale numero sia frutto di movimenti di segno opposto, le minori entrate potrebbero risultare di circa 15 milioni (e non 42) da previsioni che non si conseguono, pari a l’1,3 % delle entrate dell’Ente.

Lo ammette pure l’amministrazione attuale quando, tentando di addossare la colpa alla precedente, dice che dei 32 milioni previsti per alcune entrate 17 sono in realtà conseguiti certamente. È un importo inferiore a molti degli assestamenti ordinari fatti in passato. Senza contare che 6 o 7 milioni li ha persi Appendino stessa col “pasticcio Smat”.

Altre brutte sorprese arrivano dal lato spesa. La sindaca disse in conferenza stampa che il tutto era necessario per salvaguardare il livello dei servizi essenziali. Ma le carte e i numeri raccontano un’altra storia.

La variazione prevede 11,9 milioni di maggiori spese rispetto al Bilancio preventivo. Sono scelte politiche, incrementi netti di spesa conseguenti al programma del Movimento Cinque Stelle. Anche nettizzando tale valore per movimenti quali il fondo crediti “dubbia esigibilità”, obbligatoriamente da stanziare dato che sono state aumentate le multe, ci sono almeno 5 o 6 milioni di maggiore spesa in aggiunta al Bilancio preventivo. Nessun contenimento o risanamento, ma vere maggiori spese.

Si vocifera – addirittura – che anche la Fondazione per la cultura riceverebbe maggiori fondi da questa variazione. Ma non è stato detto che le maggiori spese garantiscono servizi essenziali? La Fondazione cultura non solo non viene chiusa, ma diventa addirittura “essenziale”.

Per finanziare questo quadro, del resto, sono stati usati 13,5 milioni di oneri di urbanizzazione, 2,7 milioni di maggiori multe (al netto del fondo) e circa 17 milioni dell’operazione Westinghouse. Viene compiuta, insomma, una mossa ardita: vengono spostate spese originariamente previste in parte corrente sul conto capitale (cultura) e vengono finanziate da operazioni straordinarie.

Tre, quindi, le operazioni certamente non virtuose, che con tanta fatica il Comune aveva da tempo controvertito:

– si usano gli oneri di urbanizzazione in parte corrente;

– si finanzia la cultura in conto capitale;

– si usano le multe per spese ripetitive.

L’assessore Rolando sembra, dunque, aver seguito il manuale delle cose da non fare.

Da questo ragionamento consegue che le slide illustrate erano quantomeno “improvvisate” o, per usare le parole usate in conferenza stampa dal capogruppo dei Cinque Stelle Unia, quantomeno ”virtuali”.

Come se non bastasse è stato omesso che le reali maggiori entrate da multe sono almeno 6 milioni. Infatti per conteggiarne 2,7 milioni, quali maggiori entrate nette, occorre che i reali maggiori introiti da multe ammontino a più del doppio. Occorre infatti stanziare in spesa almeno la metà delle previsioni a titolo di fondo “dubbia esigibilità”. C’è da aspettarsi che la litania della doppia fila criminale durerà almeno fino ad esaurimento degli appetiti di spesa del Comune.

Ultimo “giallo”: a conseguimento del contratto di cessione dell’area Westinghouse il Comune doveva restituire alla Ream, primo acquirente, una caparra da 5 milioni. E invece, la variazione li trattiene.

Insomma, in conclusione, il “paradigma vittimario” sopra citato è stato usato per giustificare un assestamento assolutamente ordinario e nuove scelte politiche e di Bilancio piuttosto ardite.

Infine la variazione pareggia e quindi nessun buco. È talmente ovvio che ci si è dimenticati di dirlo.

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