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venerdì, 19 Luglio 2024

“Sottodiciotto” ricorda Rondolino e Volpi con un film di Marco Ferreri. Steve Della Casa: “Un omaggio a chi ha dato tanto a Torino”

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Giulia Zanotti
Giulia Zanotti
Giornalista dal 2012, muove i suoi primi passi nel mondo dell'informazione all'interno della redazione di Nuova Società. Laureata in Culture Moderne Comparate, con una tesi sul New Journalism americano. Direttore responsabile di Nuova Società dal 2020.

di Moreno D’Angelo

Al Romano, tempio torinese dove nacque il cinema d’essai, avvolto per l’occasione di palloncini bianchi, è stato ricordato il regista Marco Ferreri proiettando una sua travagliata pellicola del 1965 “L’uomo dei cinque palloni”. «Un prezioso lavoro sottratto all’oblio e riproposto nella sua forma più splendente in grado di creare un collegamento tra passato e futuro che è poi lo scopo di Sottodiciotto Film Festival & Campus» è il commento di Steve Della Casa, direttore della manifestazione, che ha presentato la pellicola che vede protagonisti Marcello Mastroianni e Catherine Spack. Della Casa ha sottolineano il successo di questa nuova formula di Sottodiciotto che si è aperta all’università e alla collaborazione di diverse istituzioni cittadine pubbliche e private con ottimi riscontri.

L’iniziativa è stata  dedicata a due personaggi fondamentali per il cinema torinese a cui Della Casa ha rivolto un affettuoso pensiero: Gianni Volpi, presidente Aiace che «ha insegnato e diffuso l’amore per il cinema anche attraverso la cultura del cortometraggio» e Gianni Rondolino, «rimpiango un docente a cui oggi diverse persone che si occupano di cinema devono essere grate perché ha consentito loro di continuare a lavorare in questa realtà, e non è poco». Ha commentato Della Casa aggiungendo: «Una persona ironica e preparata che ha dato origine al Cinema Giovani (ora TFF). Un festival che ha seguito le indicazioni e le orme dell’ Aiace».

L’idea dei palloncini bianchi che hanno invaso la sala dello storico cinema Romano è stata di Massimo Sorbello. Un neuropsichiatra infantile, consigliere di amministrazione del Museo del Cinema, che ha definito la sua passione per la settima arte: «Una terapia per l’anima». E’ seguita la proiezione della pellicola che ha avuto varie vicissitudini e all’epoca non riscosse grande successo finendo anche sotto le grinfie della censura. Un film che cinquant’anni fa riportava una critica al consumismo, rappresentando in modo semplice e diretto uno spaccato della società dell’epoca e dei risvolti emozionali di quegli anni. In conclusione Steve Della Casa ha riferito un particolare quanto mai curioso. Nella scena della discoteca suona un misterioso gruppo della galassia beat anni 60 che si chiamava “Igor e i Gormanni”. Interpellò il famoso giornalista e scrittore Igor Man Igor chiedendo se fosse a conoscenza di questi suoi emuli in versione psichedelica. Sarcastica fu la risposta: «Li ignoro e avrei preferito non sapere nulla a riguardo».

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