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domenica, 31 Maggio 2020

Altre spese rinviate al futuro: ora Rolando lascia ai posteri anche da pagare i mutui del Comune

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Carlo Savoldelli
Carlo Savoldelli
Carlo Savoldelli è un pseudonimo collettivo utilizzato da un numero imprecisato di collaboratori nato per proporre ai lettori di Nuova Società inchieste giornalistiche documentate. Del collettivo fanno parte giornalisti, studenti e professionisti per un giornalismo lento e approfondito.

Annegato in un clima di tensione molto alta, figlia dal dibattito GTT in aula, rischia di passare inosservato un provvedimento piuttosto importante, che rimodula e proroga il rimborso di mezzo miliardo di debito della città di Torino. Il debito a medio\lungo del Comune ammonta oggi a circa 2,8 miliardi di euro, dopo aver toccato, pochi anni fa, il picco massimo di circa 3,4 miliardi. Di questo debito si è detto molto: dentro ci sono oltre trent’anni di investimenti strutturali su e per la città, e scende costantemente, anche grazie alle politiche di “contenimento e stop” messe in atto dalla giunta Fassino (dato confermato anche dalla Corte dei Conti). Nel 2016, per effetto di mutui stipulati a fine anno dalla giunta Appendino (circa 42 milioni), invece, il debito è tornato a crescere, causando così anche il declassamento dell’outlook da parte dell’agenzia di rating Fitch.

Ma la delibera di cui parliamo, la n. 2017-04452/024 presentata dall’assessore al Bilancio Sergio Rolando in aula nell’ultimo consiglio comunale, apre un nuovo fronte di debolezza delle nuove politiche finanziarie di Palazzo Civico. Infatti, la Giunta manda avanti un atto di rimodulazione di 500 milioni di mutui, da un lato allungandone la restituzione (allungamento del piano di ammortamento) e dall’altra sospendendo il pagamento delle quote capitale e interessi del 2017, rinviandole al 2018.

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Sembra che la politica del “risanamento“ della Giunta Appendino si confermi una volta di più come una politica di “rinvii “ al futuro di debiti e obblighi, scenario già visto con Gtt e Infrato, con Ream, col pagamento dei fornitori.

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Insomma, se mesi fa si poteva pensare che tali azioni fossero solo tattica di breve, sembra che la “politica del Rinvio” sia diventata una strategia (pericolosa, aggiungiamo noi). Già, perché di per sé, in teoria, rinegoziare parte del debito potrebbe anche essere sensato. È stato già fatto. Ma ciò che è estremamente curioso è che nella delibera non si parla di nuovo tasso di interesse più vantaggioso, non si parla nemmeno del nuovo piano di ammortamento. Nulla si dice.

Viste le poche informazioni, ci siamo rivolti alla fonte, ovvero al sito della Cassa Depositi e prestiti, quella tanto odiata e attaccata da Appendino per il cosiddetto sbloccacrediti. Dalla sua lettura si materializzano alcuni nostri sospetti:

  • Il Comune provvederà al pagamento al 31/01/2018 della sola quota interessi prevista nei vigenti piani di ammortamento (al 31.12.2017) , rinviando le quote capitali al nuovo piano ammortamento; le successive rate di ammortamento, a partire dal 30 giugno 2018 fino a scadenza, saranno comprensive di quota capitale e interessi;
  • Così facendo, in pratica, Appendino scarica sul nuovo piano ammortamento, che sarà allungato di due anni rispetto ai mutui originari, il “risparmio” del 2017. Ma risparmio vero non è, ma piuttosto un rinvio della rata (capitale e interessi) di dicembre.

In altri termini, Appendino non sta abbassando il costo del debito, ma sta solo rinviando i pagamenti di quanto scadrebbe nel 2017 a tra vent’anni. Da una stima sommaria si può dire che così operando, nel 2017 il Comune può rinviare la spesa di una cifra dichiarata da Rolando in 8 milioni di euro, aprendo spazi per nuova spesa quest’anno, o più probabilmente “aggiustando” gli equilibri di bilancio garantiti da entrate straordinarie (oneri di urbanizzazione e multe per quasi 150 milioni) che mai entreranno davvero nelle casse.

Rinviare la spesa al futuro non è esattamente quanto affermato nel “Piano di rientro” voluto dalla Corte dei conti. Anzi, così operando ancora una volta si elude il principio di riduzione della spesa economica, approfittando nel brevissimo tempo di un vantaggio relativo. Passateci la battuta: chissà come sarà contento il sindaco che avrà l’incarico tra vent’anni!

Questa manovrina alimenta un interrogativo che noi già ci eravamo posti mesi fa: ma che Bilancio è stato il primo bilancio della giunta Appendino? Un bilancio fatto di finanza creativa ed i previsioni di incasso quantomento ottimistiche. Giorno dopo giorno appare evidente come la Giunta Appendino si stia arrampicando sugli specchi per sostenere il suo bilancio 2017 che non sembra essere in equilibrio, e, cosa ben più grave, emerge che la sindaca da un lato lamenta l’eredità del debito precedente, e poi altro non fa che rinviarlo ancora al futuro in barba alla solidarietà intergenerazionale che spesso invoca a senso unico. E chissà dove finirà il rating, di questo passo.

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