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venerdì, 26 Febbraio 2021

Agenda Torino 2031: tutte le politiche riconducono alla sostenibilità

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Rosanna Caraci
Rosanna Caraci
Giornalista. Si affaccia alla professione nel ’90 nell’emittenza locale e ci resta per quasi vent’anni, segue la cronaca e la politica che presto diventa la sua passione. Prima collaboratrice del deputato Raffaele Costa, poi dell’on. Umberto D’Ottavio. Scrive romanzi, uno dei quali “La Fame di Bianca Neve”.

Tracciare una rotta. E’ l’obiettivo che si propone il tavolo sull’ambiente che nel contesto degli incontri di Agenda 2031 nati per costruire un programma di visione per il futuro candidato sindaco del centrosinistra. Un traguardo da raggiungere, quello di una road map, ambizioso e fondamentale per il rilancio e la riorganizzazione della città moderna, che respiri progresso sostenibile per i prossimi vent’anni e oltre. Perché la politica oggi, dalle politica ambientali e dall’attenzione alle questioni sostenibili, non può prescinderne. “Niente è più politico dell’ambiente – evidenzia infatti Elisa Campra, coordinatrice del tavolo insieme con Angela Plaku – Le persone si raduneranno a vivere in città, diventeranno organismi a sé stanti, che assorbono gli organismi e producono i rifiuti. E’ nelle città che si dovrà vedere lo sviluppo: sono comparti significativi di produzione, dei nodi in cui cerchiamo di capire come cerchiamo di affrontare le cose in modo immateriale, con soluzioni tecnologiche”. Aggiunge ancora Parliamo di ciò che dovremmo fare nei prossimi cinque anni, con tante voci diverse e preparate. L’ambiente è tutto ciò in cui viviamo: interessa ciascuno di noi”.

Le voci che si confrontano sono quelle di Alessandro Casotti, Guido Cortese, Lorenzo Savio, Mark Vanderbeeker, Giacomo Pettenati, Ottavio Currà, Lucas Fingerle, Lorenzo Repetto. 

Per l’emergenza ambientale non esiste un vaccino – sottolinea Angela Plaku – . Prospettiamo un futuro sostenibile grazie a una città riprogettata. La giustizia ambientale e sociale meritano di essere considerate non più solo ambizioni ma realtà”. Per far questo, come del resto rimarca da Lorenzo Repetto, è necessario “un percorso partecipato, perché il verde in una città non può essere considerato uno spot, né posizionato a caso. In ogni quartiere deve esserci partecipazione e proposta attraverso strumenti come il consiglio dei ragazzi, convegni e dibattiti, confronti grazie al bilancio partecipato, un maggior ragionamento sulla responsabilità dei “beni comuni””. 

La certezza è dunque quella che Il nuovo terreno di sfida sociale, politica ed economica- sul quale si giocheranno i prossimi anni sarà certamente quello ambientale: la crisi ecologica ed i provvedimenti che si intenderanno mettere in atto per fronteggiarla, da oggi e per i prossimi cinque anni, non sono più da considerarsi come un ambito di intervento ma come l’obiettivo che deve guidare tutte le scelte strategiche. 

Le operazioni di mitigazione devono essere affiancate a quelle di adattamento, per rivelarsi davvero efficaci nel contrasto al cambiamento climatico.

Tre le direttrici sulle quali lavorare che sono state individuate dal tavolo del centrosinistra. La prima riguarda le opportunità economiche legate al Green New Deal; la seconda rivede la città come un organismo da rendere sostenibile; la terza, infine, individua l’azione di adattamento come prioritaria per lo sviluppo urbanistico del futuro.

Tra le azioni che si ritengono prioritarie e che dovrebbero rientrare nell’attenzione del programma del futuro candidato sindaco del centrosinistra per Torino, si suggeriscono ad esempio l’incentivazione all’impiego di energie rinnovabili quali fotovoltaico, solare termico, pompe di calore in palestre, piscine, scuole. Questo può essere realizzato anche attraverso l’adozione di progetti privati collettivi. Si propone di favorire l’adozione di un concetto di comunità energetica per poter permettere scambio sul posto dell’energia peer-to-peer, o adozione di strumenti di Demand Side Management o Demand Response sia sugli edifici pubblici che privati per ridurre i picchi di consumo o spostare i consumi energetici in momenti in cui è più favorevole il consumo di rinnovabili o da accumulo. Altri i capitoli di attenzione: il processo di efficientamento energetico degli edifici pubblici deve essere potenziato; promuovere sgravi per bioedilizia o edilizia sostenibile; riprendere una politica pubblica per la casa; rafforzare il teleriscaldamento; si chiede una mappatura completa dei consumi energetici degli edifici pubblici e commerciali con link diretto dei dati di consumo mensile tramite API pubbliche, in modo da innescare meccanismi di controllo e di incentivazione all’efficienza. La città che è sensibile all’ambiente rivede il proprio ecosistema urbano e lo organizza: per questo si chiede, tra l’altro, il consolidamento del sistema di aree verdi per la creazione di una infrastruttura continua, anche attraverso la creazione di aree verdi di prossimità di qualità e rinverdimenti funzionali. L’agricoltura in città: favorire le iniziative imprenditoriali per la produzione di cibo in città e nel territorio metropolitano; potenziare e sostenere la Rete degli Orti Urbani; mettere in atto e consolidare politiche per l’educazione alimentare e la lotta allo spreco; attivare ed incentivare percorsi di educazione all’ambiente attraverso attività educative e di partecipazione per tutte le fasce d’età. E poi il grande capitolo della rigenerazione urbana, con la revisione della normativa sul cambio di destinazione d’uso degli edifici, come quelli industriali dismessi convertibili in produzioni agricole o simili.

La Città adattiva, poggia, tra l’altro, sul consolidamento e l’adozione del Piano di Resilienza Climatica e del Piano Strategico Infrastruttura Verde, la redazione di un protocollo per sostituire progressivamente gli interventi di gestione del territorio con soluzioni nature based, l’ introduzione graduale di obbligatorietà di rinverdimenti per tetti piatti, con sgravi fiscali per interventi su strutture industriali e private. Non solo, si propone anche la deimpermeabilizzazione programmata del territorio con creazione di aree verdi interstiziali a bassa manutenzione. Obiettivo focale è quello della riduzione del consumo di suolo, recuperandolo e riconvertendolo.

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