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sabato, 19 Settembre 2020

A Torino interessano le Olimpiadi e non le “questioni di metodo” dei grillini

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

“Questione di metodo” dicono ora i consiglieri grillini a Palazzo Civico che si dichiarano contrari alla candidatura di Torino per le Olimpiadi 2026 e che a quanto si legge sono diventati la maggioranza del gruppo consiliare. Si sentono “offesi” perché esclusi dalle decisioni della loro sindaca Appendino. Vogliono “contare di più”.
Ora, a noi ma ancora di più alla Città, delle vostre “questioni di metodo”, del fatto che in questi due anni in consiglio comunale avete ratificato di tutto e di più in silenzio, anzi plaudenti, compresi i bilanci taroccati e che adesso vogliate “contare di più” non ci frega nulla. Vedetevela tra di voi, lasciate fuori la Città dalle vostre beghe da cortile.
Qui è in gioco il merito e l’interesse di Torino.
Siamo disponibili a essere politicamente tolleranti sull’incarico diretto da 50.000 euro (per aggirare la norma che avrebbe imposto di fare una evidenza pubblica) dato all’architetto Sasso, amico di Beppe Grillo, candidato del M5S sonoramente trombato alle elezioni politiche a Torino. Anche perché se ci sono state furbate e violazioni di legge a Torino c’è chi se ne occupa o occuperà. E anche se “la rete” fa finta di niente e i vostri attivisti si girano con atteggiamento fariseo dall’altra parte fischiettando, tanto ai grillini è concesso tutto.
Siamo disponibili a essere politicamente tolleranti nel sentirvi dire e nel leggere nel probabile “copia e incolla” del dossier di pre-candidatura che le Olimpiadi del 2006 sono andate bene, ma non sono funzionate come avrebbero dovuto e a tollerare le parole vuote di cui vi riempirete la bocca per segnare le finte differenze.
Siamo anche disponibili a non affondare il coltello per mettere in evidenza l’inadeguatezza politica e la fragilità di Appendino nella gestione di questa vicenda. Il suo pensarsi, lei e i suoi sgherri, sempre più furba degli altri, nelle sue riunioni carbonare che non tengono conto mai che questa è di fondo una città piccola dove si conoscono quasi tutti, nella sua sprezzante ostentazione di una sicumera che non è mai supportata da azioni o da visioni vere, credibili e innovative.
Ma non siamo disponibili a farvi scaricare le vostre “questioni di metodo” interno su una cosa così importante per Torino.
Cari consiglieri del M5S, se siete maggioranza in Sala Rossa è solo perché nel 2016 Appendino vinse il ballottaggio, non perché il M5S vinse le elezioni. Due terzi di voi non sarebbe neanche seduto in Consiglio a pontificare retribuito dal contribuente torinese se Appendino non avesse vinto il ballottaggio. E a Torino il M5S non è maggioranza, non lo è stato nel 2016, è arrivato terzo nel marzo 2018 dietro centrosinistra e centrodestra.
Non potete affondare una nave così importante. Non ne avete né il diritto, né in fondo la legittimazione.
Portate in Aula la delibera di costituzione del Comitato e lì assumetevi le vostre responsabilità.
Noi la voteremo, compatti e convinti, anche se Appendino, nella sua arroganza, non ce l’ha neanche chiesto. E lo faremo perché sappiamo che è una cosa utile per la Città.
La candidatura olimpica non risolverà i problemi dell’assenza di visione sullo sviluppo di Torino che sono palesi a tutti, né quelli di una quotidianità e di una contingenza in cui siete avviluppati senza risultati apprezzabili da due anni, ma almeno darà un orizzonte di speranza e un obiettivo a chi verrà dopo di voi e dovrà ricostruire sulle macerie che lascerete.
Scritto da Stefano Lo Russo, capogruppo Pd in consiglio comunale a Torino

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