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lunedì, 20 Maggio 2024

A Beppe Grillo le piazze non servono più

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

Beppe Grillo poche volte si concede alla telecamere ed ai taccuini. La paronoia del leader del Movimento Cinque Stelle per il sistema dei media che eccede il suo blog ed i domini affiliati è risaputa. All’alba della primavera che viene Grillo sembra però che abbia deciso di cambiar strada, pensando forse alle vicine elezioni regionali, alla luce della progressiva erosione del bottino di consensi conquistati dal M5S nelle elezioni del 2013. Qualunque siano le ragioni, dall’intervista rilasciata da Grillo al Corriere della Sera, si evince che, per dirla con Jack Nicholson, “Qualche cosa è cambiato”, o comunque si appresta probabilmente a cambiare.
La sintesi essenziale dell’uscita di Grillo è sulle piazze. L’altare che ha eletto come massimo agitatore il comico “buttatosi in politica” risulta oggi rottamato, verbo tanto in auge di questi tempi nel Belpaese: «Le piazze non funzionano più», ha senteziato Beppe. Fa veramente specie legger queste parole, nella misura in cui, al di là della retorica favoletta sulla potenza della rete, quel che è in atto sembra quasi un “politico infanticidio”, rinnegando la moltitudinaria ed ondivaga creatura liquida generata qualche tempo fa. Le piazze, in quanto arena pubblica, sono state un trampolino di lancio pazzesco del Movimento: in quell’insenatura urlata e spettacolare Grillo & co. hanno raccolto consensi e simpatie di massa, assorbendo (anche) energie e possibilità altrui.
Il piazzale della crisi è stato occupato dai grillini, politicamente e mediaticamente, bruciando molte delle danze di contestazione che, nel vuoto di governabilità del Paese incorso fra la caduta del governo Monti e l’elezione dell’esecutivo dell’ex sindaco di Firenze, si rincorrevano spesso ad ogni angolo delle grandi città. I Wu Ming, apprezzato collettivo di scrittori bolognesi, sulla questione hanno scritto quasi un virtuale saggio, azzeccando qualche interpretazione così come imprimendo qualche forzatura ideologica. Guardando quel che è avvenuto nell’ultimo anno e mezzo in Italia, rileggendo le prese di posizioni di allora e facendo i conti con le recenti asserzioni di Grillo, qualche interrogativo bussa alla porta.
Il comico genovese è oggi nella stagione del mea culpa, non solamente al cospetto delle piazze. Il rammarico di Grillo si consuma sulla tangenziale della comunicazione televisiva (via libera alla partecipazione ai talk show) e delle alleanze parlamentari (si all’apertura al Partito Democratico per la Rai e il reddito di cittadinanza). «Nessuno deve rimanere indietro, sennò vanno su le destre e i fascisti», ipotizza Grillo. Non sarà un cambio di passo, non minerà i dettami dell’identikit grillino, così come non si tradurrà in fagocitazione della partitocrazia ai danni del Movimento, ma sembra che oggi il M5S sia oramai pronto a buttarsi per davvero nel ring della politica di palazzo. Calcolando se conviene più riempir le piazze o allearsi col Pd. Necessariamente, è questione di posizione, chiarezza e finalità.

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