Beatrice, è assistente legale nella City e vive nel quartiere Notting Hill, a Londra, da dieci anni ormai.

L’azienda per cui Beatrice lavora non è ancora “on lockdown”, quindi a meno che un dipendente non abbia patologie preesistenti è obbligato a presentarsi a lavoro. L’azienda presto adotterà un sistema che comporterà  la divisione dei vari team, in gruppi; ogni gruppo si alternerà per lavorare da casa a turno per circa una settimana. Secondo l’azienda questo sistema diminuirà il contagio fra i dipendenti.

«Questo sistema non limiterà in alcun modo il contagio – spiega Beatrice –  soprattutto perché oltre il 90% dei professionisti a Londra sono come me, vincolati all’uso dell’affollatissima metropolitana per recarsi a lavoro, sottoponendosi quindi ad un alto rischio di contrarre il virus.  Per non parlare del fatto che moltissimi uffici in Gran Bretagna hanno adottato da tempo il sistema “hot desking”, il quale prevede l’uso di postazioni non assegnate, facendo sì che ogni giorno un dipendente abbia un “vicino di scrivania” differente, aumentando quindi il contatto con persone potenzialmente infette».

Aggiunge Beatrice: «Negli uffici si respira aria di paura, nonostante questi siano muniti di gel antibatterici in ogni angolo. La paura di contrarre il virus è chiaramente visibile sul volto di ogni collega e tutti abbiamo difficoltà a concentrarci sul nostro lavoro, ma di quarantena come in Italia per ora qui non se ne parla. Molte scuole, aziende private e multinazionali con sede a Londra stanno chiudendo temporaneamente le loro sedi di propria iniziativa, ignorando l’approccio del governo che sembra dire solamente: “Keep calm and carry on”». 

Per adesso il sistema sanitario britannico (l’NHS) consiglia di chiamare il numero 111 e spiegare all’operatore i propri sintomi, e se l’operatore lo riterrà opportuno, un’ambulanza arriverà a casa.

«Ho alcuni amici italiani a Londra – racconta ancora Beatrice –  che in questi giorni hanno chiamato l’111, comunicando sintomi quali febbre e tosse, ma a oggi non hanno ricevuto alcuna assistenza medica. La sanità britannica ha inoltre comunicato nelle scorse 48h che i test per il Covid-19 verranno riservati esclusivamente alle persone per le quali è stato ritenuto opportuno il ricovero. Questo significa che noi italiani residenti a Londra non abbiamo un’idea chiara di quanto sia grave la situazione qui e di quale sia il vero numero di contagiati, dato che la Sanità sta limitando al massimo il diritto di ognuno a sottoporsi alle analisi necessarie».

«La gente qui è amareggiata e delusa dalla mancata assistenza politica e sanitaria da parte del governo britannico. Negli ultimi due giorni, nonostante i casi di Covid-19 siano aumentati notevolmente in Gran Bretagna, il primo ministro Boris Johnson non ha rilasciato alcuna dichiarazione in merito. Su Twitter l’hasthag di questi giorni  #WhereIsBoris ha scatenato migliaia di tweet da parte di persone che come me si stanno chiedendo dove sia il primo ministro inglese in tutto questo e come mai nessuna misura sia ancora stata adottata per affrontare questa pandemia e salvaguardare il futuro di milioni di persone, tra i quali i tanti giovani italiani venuti a Londra per migliorare il proprio futuro”», conclude Beatrice.

Intanto, il Consolato italiano di Londra ha creato una task force per assistere tutti gli italiani residenti nel Regno Unito che necessitano di qualsiasi tipo di assistenza legata all’emergenza coronavirus. La task force è stata realizzata anche grazie al supporto della clinica italiana “Dottore London” e con l’Italian Medical Society of Great Britain, attivando un servizio di consulenza dedicato a coloro che si trovino in condizioni mediche precarie: email sociale.londra@esteri.it – telefono: +44 (0) 20 7936 5928/30/31 (in orario di ufficio) +44 (0) 7850 752895 (dopo le ore 18)

La prescrizione di medicinali o l’effettuazione del test per il covid-19 rimane però esclusiva prerogativa delle autorità sanitarie britanniche che possono essere contattare al numero dedicato 111.