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mercoledì, 29 Maggio 2024

Università, ritardi per il nuovo modello Isee

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

C’è preoccupazione all’università di Torino. La Giunta regionale del Piemonte ha approvato nella seduta di oggi alcune norme sull’uso dell’indice Isee, ovvero l’indicatore alla base dell’erogazione di servizi sociali e di welfare che misura il reddito del nucleo famigliare degli studenti che, secondo il nuovo modello, da quest’anno andrà a scavare molto più in profondità nella situazione finanziaria e patrimoniale di ogni studente. In base all’Isee, l’Università decide in che fascia contributiva collocare ogni iscritto, livello da cui deriva poi l’importo della seconda rata delle tasse. La dichiarazione Isee va presentata entro il 30 gennaio. Cento gli euro di mora per chi dimentica di farlo ma sceglie comunque di presentarle entro il 17 aprile, (scadenza della seconda rata). Ma, a preoccupare di più, se non sarà concesso un rinvio della scadenza infatti, è il rischio di essere automaticamente inseriti nella fascia più alta, corrispondente alla tariffa più cara dei così detti “ricchi” che costringerà a pagare tutti 2.187 euro di tasse, oltre ovviamente a quella d’iscrizione già versata a settembre, di 494,50 euro.
Il vero problema è che il nuovo modello deve ancora decollare mentre il 30 gennaio si fa sempre più vicino.
Le linee guida, proposte dall’assessore regionale Augusto Ferrari, dovranno essere rispettate per un periodo transitorio di sei mesi, prima della definitiva entrata in vigore del nuovo Isee. Per le prestazioni di carattere continuativo erogate al 31 dicembre 2014, valgono i criteri già fissati per le richieste fatte entro la fine dell’anno appena concluso.
«Il nuovo Isee dovrà essere adottato solo per le richieste di nuove prestazioni, secondo valori che non possono essere superiori a seimila euro per il sostegno del reddito famigliare e a 38 mila per le altre prestazioni» fanno sapere da Palazzo Lascaris, mentre le associazioni studentesche e i rappresentanti degli studenti, allarmati, hanno già chiesto un allungamento dei tempi sia per la presentazione della domanda di riduzione sia per il pagamento della seconda rata. Dall’università ancora nessuna risposta, ma dalla Regione spiegano che «sarà attivato un percorso condiviso con le autonomie locali e le organizzazioni sindacali per l’adozione di atti regolamentari che impediscano disparità di trattamento, e sarà istituito un tavolo tecnico per monitorare il periodo transitorio».

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