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venerdì, 12 Agosto 2022

“Una cena a lume di quadro”. Il pensiero e l’amore per Torino dell’artista Gianni Moramarco tra Batman, fenicotteri e Maciste

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Moreno D'Angelo
Moreno D'Angelo
Laurea in Economia Internazionale e lunga esperienza avviata nel giornalismo economico. Giornalista dal 1991. Ha collaborato con L’Unità, Mondo Economico, Il Biellese, La Nuova Metropoli, La Nuova di Settimo e diversi periodici. Nel 2014 ha diretto La Nuova Notizia di Chivasso. Dal 2007 nella redazione di Nuova Società e dal 2017 collaboratore del mensile Start Hub Torino.

Una cena a lume di quadro. È questa l’originale iniziativa che avrà al centro le opere di Gianni Moramarco in programma oggi presso la Taverna di Frà Fiusch (via Maurizio Beria 23, Moncalieri).
L’artista torinese, con le sue opere tridimensionali, è uno dei più originali fenomeni artistici del momento.  Le sue opere e le sue particolari serigrafie, presenti in 320 punti vendita in Italia, sono tra le più vendute, e ora si prospetta un suo sbarco in America.
Moramarco si racconta con un tocco di ironia, sollevando con leggerezza qualche critica verso la sua città che vorrebbe molto più aperta verso arte e turismo.
Nasce come artista a metà degli anni 70 animato dalla passione per la pop art.
Diversi expo, vendita di tele anche in Francia, ma è nel 2000 che decide di mettere l’espressività artistica al centro della sua vita.  Una scommessa vinta con determinazione che gli ha consentito di abbandonare l’impegno nel campo edilizio.
“Il lampo di genio che mi ha fatto fare il salto di qualità è stata la realizzazione di un’opera con Batman a Torino”. Con soddisfazione ricorda come le sue opere siano diventate vestiti in occasione del centenario della nascita Greta Garbo. Una sorta di esposizione volante in cui chi portava il vestito gli dava un’anima”.  Quella dell’arte da indossare è una delle idee ferme dell’artista con vestiti che vengono significativamente venduti con la cornice. Questo riguarderà un imminente progetto, omaggio alla città, in cui una Mole adeguatamente rivisitata sarà protagonista di nuove opere da indossare.
Ma attenzione, non si tratta di semplici tessuti stampati ma di lavori oggetto di particolari e originali rivisitazioni artistiche. Entrando nel tecnico l’artista cita serigrafie polimateriche, floccaggi con polveri di tessuti per dare spessore.
La sua arte intende stupire e invadere ambienti, persone. Insomma vuole sorprendere.
Per Moramarco travalicare l’opera, dare profondità, coinvolgendo soggetti e ambienti è un discorso che espande ulteriormente quella bi – tridimensionalità che ordinariamente caratterizza la sua creatività. 
Il successo parte dall’inserimento, in contesti e atteggiamenti ordinari, di supereroi come Batman, Joker, Catwoman, mentre un altro soggetto a cui resta legato è quello dei fenicotteri. Un simbolo positivo che in una sua creazione fa passeggiare anche in Piazza San Carlo.
Proprio la sua idea di un Batman inserito in un panorama torinese ha rappresentato quella che definisce  “una lampata di genio”. Un fattore chiave nella svolta che ha portato questo artista a livelli internazionali.
Si tratta di icone dei fumetti e cartoon che scavano nella psiche e creano un’attenzione immediata e per certi versi infantile. “Non a caso i miei clienti hanno da 5 a 80 anni”. Insomma un richiamo a quell’eterno fanciullino amplificato dal fatto che questi eroi siano ripresi in contesti ed atteggiamenti assolutamente ordinari in cui è ancor più facile identificarsi. 
E’ il caso della Catwoman nella vasca da bagno in cui ogni donna può ritrovarsi.
Tra tutti i suoi personaggi ammette che Joker sia il suo preferito. “Joker di ognuno di noi. E’ simbolico di chi deve sempre lottare per affermarsi, anche se a volte è un po’ carogna”.
E aggiunge: “Si tratta di lavori che travalicano l’ordinario fattore pittorico e coinvolgono grafici ed esperti del settore tra i più innovativi elaborando sistemi di stampa innovativi e ovviamente c’è sempre qualcuno che cerca di copiarci. Per questo da tempo mi appoggio ad un validissimo serigrafo di Casinina (Urbino), Grafica Dellatorre e alla  Benciv Art gallery di Riccione”.
L’artista poi ci parla del suo carattere, della sua indole: “Non mi prendo mai troppo sul serio. Mi diverto molto e sono ironico come nei miei quadri. Insomma non sono proprio il logotipo dell’artista. Quello che se la tira”. 
Poi ammette: “Fino  non molto tempo fa a Torino non mi c… nessuno. In diverse altre realtà città ero molto conosciuto ma qui no. E questo mi dispiaceva”.  Scevro da ogni cenno polemico aggiunge: “quando quattro anni fa mi contattò un cronista de La Stampa subito pensai ad uno scherzo.  “Questo per una Torino che amo. Per me è una città eterna sempre da scoprire che preferisco a Parigi”.
L’artista vede con positività i cambiamenti che hanno riguardato la città dopo le olimpiadi ma auspica e ritiene che Torino meriti molto di più specie per arte e turismo. 
Il suo rapporto stretto con la città è evidente in una serie di iniziative che lo vedranno possibile protagonista anche al Museo del Cinema con una personale dove ci anticipa che vorrebbe aggiungere un supereroe più legato alla nostra realtà come Maciste. 
“Non abbandonerò mai Torino. Adoro i suoi cortili, la sua straordinaria architettura anche se mi piace vivere al mare in città come Cannes e Miami. Ma da vero turineis si parte ma poi si vuole sempre tornare sotto la Mole”.
In conclusione l’artista ci anticipa l’idea di un dono per Torino con “quadri-vestito” con la Mole che saranno destinati ad un’iniziativa benefica.

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