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lunedì, 20 Maggio 2024

Uccisero pensionato alla Pellerina: arrestati due uomini

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Due mesi di indagini per fermare i presunti assassini di Emanuele Lupo. È l’8 settembre quando dei passanti ritrovano il corpo senza vita di un uomo nel Parco della Pellerina all’altezza di corso Sacco e Vanzetti alla periferia di Torino, a pochi passi dal carcere delle Vallette, riverso accanto alla sua bicicletta. Dei boschetti, conosciuti per essere il teatro di incontri di amore clandestino. Quel corpo era di Emanuele Lupo pensionato Alenia di 62 anni, residente a Collegno e padre di tre figli.
L’autopsia aveva accertato che la vittima era deceduta il giorno prima per dissanguamento in seguito a una coltellata alla gamba, sotto il ginocchio sinistro, che aveva reciso l’arteria.
Una rapina finita male, avevano pensato da subito gli inquirenti. Infatti a Lupo erano stati sottratti l’orologio e il borsello con cui era uscito il pomeriggio precedente.
Ora, come detto, a due mesi da quel giorno, le indagini hanno portato alla cattura di due uomini, Paolo Fusco, 54 anni, e Francesco Marrapese, 49, con precedenti penali per furto, rapina e droga. I due erano stati arrestati perché il 6 di settembre avevano aggredito un uomo, a cui, dopo minacce e botte, avevano sottratto carte di credito, assegni, documenti d’identità e cellulare.
Questo fatto era accaduto a pochi passi da luogo in cui, ventiquattro ore dopo, veniva ucciso Lupo. Questa dinamica dei fatti aveva fatto indirizzare le indagini verso i due pregiudicati. Da un’intercettazione telefonica tra i sospettati emergevano dei riferimenti all’orologio sottratto a Lupo che aveva caratteristiche particolari: uno stemma araldico della polizia sul quadrante. Inoltre ulteriori indagini portavano a verificare che il giorno dell’omicidio, i cellulari di Fusco e Marrapese agganciavano le celle del luogo del delitto.
Le due ordinanze di custodia cautelare in carcere, eseguite dagli agenti della squadra mobile di Torino, sono state emesse dal giudice per le indagini preliminari Loretta Bianco, su richiesta del pubblico ministero Fabio Scevola, che coordina l’inchiesta.

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