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domenica, 19 Maggio 2024

Torino nel Giorno della Memoria

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

Torino celebra il Giorno della Memoria in ricordo delle vittime dell’Olocausto: ebrei, rom, omosessuali, prigionieri di guerra, oppositori politici vittime dei campi di concentramento nazisti. Il 27 gennaio 1945 il lager di Auschwitz fu liberato dalle truppe dell’Armata Rossa. Oggi, 69 anni dopo, si sono ritrovati i rappresentanti delle associazioni Perseguitati politici italiani antifascisti, Ex Internati, Ex Deportati e della Resistenza, oltre a un gruppo di studenti del Convitto “Umberto I”.
Dopo l’introduzione del Presidente del Consiglio Comunale Giovanni Maria Ferraris, Bruno Segre presidente dell’Associazione Nazionale Perseguitati Politici Italiani antifascisti, ha tenuto l’orazione ufficiale. Novantacinquenne, rimane uno dei pochi testimoni oculari dei campi di concentramento. Molto toccante il suo discorso, in cui ha rievocato i sei milioni di ebrei sterminati, sottolineando la responsabilità del popolo tedesco, il silenzio del Papa in quegli anni ma anche l’impegno della Chiesa nel salvare migliaia di vite umane. «Ricordare gli eventi della Shoah, ha affermato, è una presa di coscienza, uno strumento per aiutare a capire e prevenire, perché non succeda più quanto avvenuto ieri».
In seguito è intervenuto il sindaco Piero Fassino per il quale il 27 gennaio 1945 segna uno spartiacque, poiché da quel giorno «nessuno ha potuto dire di non sapere».
«Da quel giorno il mondo ha avuto la consapevolezza dell’orrore dei campi di sterminio – spiega il primo cittadino – Per questo la celebrazione del Giorno della Memoria è stata voluta perché non si smarrisse il senso della tragedia e ci si battesse perché quegli orrori non si dovessero ripetere. Rinnovare ogni anno il ricordo rinnova il dolore di chi subì la tragedia e l’oblio può essere un modo per continuare a vivere, ma non sarebbe atto responsabile che l’oblio riguardi anche noi che abbiamo il dovere di non dimenticare per rendere onore a chi, innocente, ha pagato con la vita per la propria identità, la propria storia, la propria cultura i propri valori».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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