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sabato, 19 Settembre 2020

Telecamere a Torino, Maura Paoli attacca la sua sindaca: “Politica acchiappa like”

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Giulia Zanotti
Giulia Zanotti
Giornalista dal 2012, muove i suoi primi passi nel mondo dell'informazione all'interno della redazione di Nuova Società. Laureata in Culture Moderne Comparate, con una tesi sul New Journalism americano. Direttore responsabile di Nuova Società dal 2020.

Sembrava regnare la pace e la concordia in casa Cinque Stelle dove la maggioranza risicata della sindaca si era ricompattata dopo liti, critiche e fuoriuscite. Ma ora alle soglie delle ferie è la consigliera Maura Paoli a scatenare la tempesta. Nel mirino l’annuncio fatto oggi da Appendino dell’istallazione di 360 nuove telecamere per la sicurezza dei cittadini. Un progetto, Argo, presentato oggi e che prevede un investimento di oltre un milione euro nel corso del 2021. Un piano votato dalla giunta ma che non è passato dal Consiglio comunale, cosa che proprio la Paoli fa notare. 

“Non avendo altri spazi utilizzerò la “democrazia social” per esporre le domande che avrei fatto in una sicuramente noiosa e lunga commissione comunale di democrazia vecchio stampo” scrive su Facebook la consigliera che pone cinque domande alla sindaca.

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“Cosa vogliamo ottenere?” si chiede la pentastellata citando ricerche internazionali che dimostrano come nelle città in cui i sistemi di videoseorveglianza sono diffusi solo una piccola percentuale di crimini viene risolto grazie a questa tecnologia. 
“Quali saranno i costi effettivi?”: per la Paoli non vanno considerati solo i costi di installazione, ma poi anche quelli di manutenzione e retribuzione del personale incaricato di supervisionare le immagini. 
“Quali sono gli effetti della videosorveglianza sulla percezione della sicurezza?” è la terza domanda che l consigliera rivolge alla sindaca citando studi sociologici che dimostrano come i cittadini preferiscono progetti di riqualificazione alla linea dura. 
Paoli si chiede poi se “La Giunta ha riflettuto sulle conseguenze sociali dell’uso della videosorveglianza?” entrando nel merito della spinosa questione della privacy e delle possibili discriminazioni di certi gruppi sociali.
Ultima domanda: “Qualcuno si è chiesto perchè c’è un abbandono della videosorveglianza?” in Paesi come il Regno Unito dove il sistema era già stato utilizzato da decenni senza successo sul numero di crimini effettuati. 

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Domande a cui la Paoli da la sua personale risposta individuando nella scelta del progetto Argo non ragioni di sicurezza, ma solo motivazioni politiche: “una certa volontà di puntare su strategie immediate e d’impatto mediatico, a scapito di interventi di progettazione a più lungo termine che favoriscano l’integrazione e la costruzione di reti sociali e mutualistiche e che difendano quei diritti basilari sempre più colpiti dalle forbici amministrative, perchè la Sindaca non ne ha voluto discutere politicamente nè con la sua maggioranza e nè con il Consiglio Comunale? Perchè puntare su un “emergenza sicurezza” che ha i contorni dell’ideologia del decoro e della contrapposizione decoro/degrado, in una narrazione che si sofferma alla superficie dei problemi urbani e pretende di rimuoverli con una spugnetta? Forse per un post acchiappa like?” scrive la consigliera. “Sindaca, con chi ha discusso questa strategia politica? Se l’avesse fatto con noi forse avrebbe compreso che nella gara a chi è più destra, vince sempre la destra” conclude la sua nota.
Mentre sotto il post inizia il dibattito con il collega Damiano Carretto che condivide la perplessità sul progetto: “Io non ho sentito da nessuno della Giunta uno studio approfondito come quello che ha fatto Maura Paoli. Io spero che servano, perché se, come ha scritto Maura, venisse dimostrato nei fatti che sono inutili… La città avrebbe buttato 1 milione e mezzo di euro”.

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