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venerdì, 24 Maggio 2024

Tato Russo è il geniale interprete de Il fu Mattia Pascal al teatro Carignano

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di Mara Martellotta
In scena al teatro Carignano, per la stagione teatrale del Teatro Stabile di Torino, dal 2 al 7 dicembre prossimi la versione teatrale di Tato Russo di Il fu Mattia Pascal, il celebre romanzo di Luigi Pirandello, con Tato Russo stesso interprete, insieme a Renato De Rienzo, Salvatore Esposito, Marina Lorenzi.
«Una delle poche cose, anzi forse la sola ch’io sapessi di certo era questa: che mi chiamavo Mattia Pascal». Il nome, il conflitto tra forma e vita, la crisi identitaria che poi fu propria di tanti personaggi del Novecento sono già tutti lì, nell’incipit del primo grande successo letterario del drammaturgo di Girgenti, il romanzo che lo proiettò in una dimensione europea. Il titolo è già evocativo e indica bene il contenuto del romanzo, anticipando i temi che ne saranno caratteristici, quelli della maschera, della famiglia e dell’identità. La narrazione de Il fu Mattia Pascal è in prima persona, a focalizzazione interna, e il protagonista si qualifica come “fu” in quanto riesuma la propria vicenda da “morto in vita”, privo di identità e ruolo sociale in seguito a una circostanza imprevista. Ciò che avvicina questo romanzo a altri grandi del Novecento, come “La coscienza di Zeno” di Svevo e che invita il lettore a stare sempre in guardia, è il fatto che, di fronte a una storia che rievoca ogni possibile certezza esistenziale, viene posta in dubbio l’affidabilità stessa del narratore che racconta la sua avventura.
Scritto nel 1904, Il fu Mattia Pascal liquida, quindi, il canone verista, per raccontare l’angoscia esistenziale di un uomo ormai privo di verità assolute a cui appigliarsi, ma predisposto a smarrirsi in quell’universo interiore che di lì a poco verrà scoperchiato da Freud. Il tutto partendo da un espediente narrativo da romanzo d’appendice, la morte simulata del protagonista e la sua rinascita con un nuovo nome, che costituisce una trama fitta di colpi di scena. Tato Russo ha scelto, quindi, la strada della linearità e della massima teatralità, asciugando il testo e trasformandolo in commedia, avendo come bussola la cifra dell’umorismo e lo stile del Pirandello drammaturgo. «Ho immaginato un gran luogo dei ricordi – scrive Tato Russo – uno spazio vuoto di memoria, una perenne evocazione di fantasmi, un sorgere di anime vaganti che man mano prendevano i colori dei personaggi». Personaggi diversi nelle due esistenze del protagonista, ma interpretati dagli stessi attori: perché non basta morire, per vivere un’altra vita…

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