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lunedì, 20 Maggio 2024

Taglio di 5 milioni per gli oltre venticinque mila piemontesi non autosufficienti

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

Sono oltre venticinque mila i malati non autosufficienti che potrebbero essere vittima di un taglio di 5 milioni di euro all’assegno di cura. Domenico Rossi, vicepresidente della commissione sanità e Daniele Valle, consigliere regionale torinese, hanno attaccato Il maxi emendamento presentato oggi da Chiara Caucino, assessore regionale alle Politiche della Famiglia e dei Bambini della Regione Piemonte: «La proposta riduce da 55 a 50 milioni sul 2020 le risorse destinate ai soggetti in specifica condizione di fragilità, sottraendole dal capitolo con cui, oltre al resto, si sostengono gli assegni di cura per malati non autosufficienti torinesi. Ancora più tragica la situazione su 2021 e 2022, dove il taglio ammonta a 10 milioni, nel 2019 – spiegano – sullo stesso capitolo c’erano 57,5 milioni ed è evidente perciò il nostro allarme. Vero che vengono appostati cinque milioni sul capitolo della L10/2010, probabilmente con l’intento di sostenere politiche analoghe sul resto del territorio regionale, ma se quello è l’intento, 5 milioni non sono che una goccia nell’oceano, mentre rischiano di essere una catastrofe sul tessuto già fragile della città. Bisognerebbe piuttosto estendere queste politiche virtuose, che fanno risparmiare e incontrano il favore delle famiglie: in questo senso il PD presenterà un emendamento al bilancio finalizzato a salvaguardare le risorse destinate al torinese e estendere questa opportunità sul resto del territorio».

Anche a livello nazionale ci si muove nell’ottica di aumentare il sostegno alle persone in difficoltà e di considerare le persone con disabilità intellettiva grave e autismo, così come i malati non autosufficienti, titolari di diritti esigibili, il senatore del PD, Mauro Laus, infatti è primo firmatario di un disegno di legge avente ad oggetto norme in materia di priorità delle prestazioni domiciliari per le persone non autosufficienti: «Sarà finalmente incardinata in commissione Sanità del Senato la mia proposta per salvaguardare il diritto costituzionale delle persone non autosufficienti a ricevere anche in casa un piano di assistenza e di cura adeguato, senza più disparità di trattamento e di tutele rispetto a coloro che scelgono e ottengono il ricovero in Rsa».

I numeri: in Rsa il costo complessivo (tabelle Asl) oscilla tra i 2.176 euro (intensità bassa) e i 4.015 euro (Nucleo Alzheimer) – media 3.095 euro – complessivi. Chi è privato se li paga tutti, chi è in convenzione con l’Asl ne paga il 50% e i restanti li paga la sanità. Solo per i casi in convenzione, chi ha quota comunale di compartecipazione alla retta albertghiera paga meno del 50% per la sua parte. A casa l’importo massimo dell’assegno di cura come da modello piemontese (modello Torino), cioè con la quota sanitaria, è 1.350 euro. Quindi, in caso di assegno massimo, la sanità paga il 50% di questo importo: 675 euro. Il restante 50%, se l’utente è anche “povero”, lo paga il comune.

Paolo Bogliano

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