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mercoledì, 22 Maggio 2024

Senato, via libera alla riforma delle provincie

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di Alessandra Del Zotto
Passa al senato per una manciata di voti il maxiemendamento che riscrive completamente il ddl Delrio sulla riforma delle Provincie. 160 voti a favore 133 contrari e nessun astenuto. Sembra dunque passato il peggio dopo che martedì scorso il governo era stato battuto due volte e la pregiudiziale di costituzionalità respinta per soli quattro voti.
Tuttavia si dovrà ancora attendere che il provvedimento torni alla Camera per il via libera definitivo dato che il maxiemendamento contiene variazioni significative inserite in Commissione. E, dall’opposizione, c’è già chi sostiene che se non fosse stata apposta la fiducia l’epilogo positivo non sarebbe stato così scontato.
La riforma che porta il nome del sottosegretario Graziano Delrio prevede una fase di accompagnamento che si concluderà il 21 dicembre 2014; dal 1 gennaio dell’anno prossimo i nuovi consigli provinciali saranno eletti e composti da sindaci e consiglieri comunali con un sistema elettorale basato sul numero di abitanti dei diversi comuni.
Diversa la situazione per le dieci città metropolitane: Genova, Torino, Milano, Venezia, Bologna, Firenze, Roma, Bari, Napoli, Reggio Calabria. In questo caso il sindaco del comune capoluogo diverrà di diritto anche primo cittadino metropolitano senza bisogno di ricorrere a elezioni.
«Intendo andare fino in fondo. È un modo per fare la pace con gli italiani». A parlare è Matteo Renzi dalla Calabria nel corso dell’ennesima tappa del suo tour per le scuole italiane. Ma l’opposizione sembra pensarla diversamente e accusa il presidente del consiglio e il governo di propaganda in vista delle prossime europee.
Accusa che a dire il vero sembra avere qualche appiglio dato che le elezioni provinciali di maggio tanto paventate dalla maggioranza allo scopo di velocizzare l’iter del ddl, di fatto sarebbero già state rimandate dalla legge di stabilità approvata lo scorso anno. A confermarlo sono fonti governative, ma se ne può avere la conferma consultando il decreto ministeriale del 20/3/2014 che convoca le elezioni solo per i consigli comunali e circoscrizionali.
«In realtà – afferma Loredana de Petris, capogruppo di Sel – questo provvedimento è solo una sorta di gigantesca norma transitoria». E in effetti ad ora manca ancora il via libera del ddl all’iter costituzionale.
«Di fatto – continua la de Petris – non si elimina nessun ente ma se ne aggiungono». E il suo j’accuse trova eco in Forza Italia, con Lucio Malan che rincara la dose sottolineando come con questa riforma «si aumenti la burocrazia e si triplichino i costi». Si attende dunque il pronunciamento definitivo della Camera.

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