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giovedì, 23 Maggio 2024

Se dieci anni vi sembran pochi. Il bilancio di una stagione con Stefano Tallia, segretario uscente della Subalpina

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Rosanna Caraci
Rosanna Caraci
Giornalista. Si affaccia alla professione nel ’90 nell’emittenza locale e ci resta per quasi vent’anni, segue la cronaca e la politica che presto diventa la sua passione. Prima collaboratrice del deputato Raffaele Costa, poi dell’on. Umberto D’Ottavio. Scrive romanzi, uno dei quali “La Fame di Bianca Neve”.

Stefano Tallia segretario dell’Associazione Stampa Subalpina, il sindacato dei giornalisti piemontesi, si prepara a lasciare il testimone.

Si voterà infatti domenica 1 e lunedì 2 dicembre, per il rinnovo dei vertici e le attese sono molte, tante quante le complessità che il sindacato, con Stefano Tallia e Alessandra Comazzi alla presidenza, ha dovuto affrontare in questi dieci anni di profondo cambiamento, della professione, del lavoro e di conseguenza del sindacato stesso.

«Siamo stati tra i primi a comprendere che il compito del sindacato era quello di offrire risposte alle domande di colleghi fino ad allora poco considerati, in una professione in profondo cambiamento. Una richiesta di attenzione che sollecitava l’organizzazione a sperimentare terreni nuovi».

Sono state molte le esperienze messe in campo dal sindacato

Ben prima che la formazione professionale divenisse un obbligo, la Subalpina aveva lanciato iniziative come la “palestra della scrittura” e i corsi di formazione su riprese e montaggio. C’era in quelle proposte, che infatti ottennero un notevole successo, l’intuizione che fosse proprio la formazione permanente uno degli strumenti da offrire ai colleghi per muoversi in un mondo del lavoro sempre più competitivo.

Un sindacato al servizio del giornalista, insomma

L’idea di fondo era quella di un sindacato che, accanto alla difesa dei diritti, sapesse offrire servizi di qualità ai suoi iscritti. Andranno in questa direzione negli anni successivi l’estensione della consulenza fiscale, delle convenzioni e l’ampliamento della tutela legale con la copertura anche dalle eventuali spese di soccombenza, un unicum nel panorama sindacale.

Un’idea che sta dando risultati incoraggianti è il coworking nato all’interno di Toolbox

A un anno e mezzo dall’avvio dell’esperienza, i margini di crescita sono ancora importanti. Se lo spazio ha raggiunto un equilibrio economico con un numero di postazioni occupate che è ormai stabile, è auspicabile che qualche passo in avanti venga fatto verso la realizzazione di una comunità professionale “pensante” e portatrice di idee. Spetta ai colleghi utilizzare questo spazio non solo come un luogo di lavoro ma sfruttando gli strumenti che sono stati offerti per creare “comunità”: pagine social, grafica coordinata, iniziative formative all’interno di Toolbox.

L’Associazione ha partecipato ai bandi europei Dev Reporter e Frame Voice Report, realizzata attraverso una partnership con il Consorzio delle Ong, la Regione Piemonte e vari enti operanti nell’ambito della cooperazione. Ne siete soddisfatti?

Sì, perché ci ha consentito il rafforzamento delle relazioni internazionali della Subalpina, che ha dialogato e trovato terreni di collaborazione con organizzazioni omologhe in vari paesi europei. Questi progetti ci hanno permesso di offrire momenti di approfondimento di alto livello sulle tematiche internazionali, facendo chiarezza su questioni sottovalutate del mondo e dando voce a chi se occupa.

Il bando è stato anche possibilità di opportunità di lavoro?

Nella primavera 2015 il Bando Dev Reporter Network ha assegnato 6 contributi da 5.000 euro ciascuno ad altrettante proposte di reportage poi realizzate con successo (27 i progetti che erano stati presentati). Nella primavera 2018, con il primo bando di Frame, Voice Report, è stato fatto un importante salto di qualità e sono stati assegnati 305.000 euro per 15 progetti di comunicazione costruttiva. Un anno dopo, con il secondo bando, sono stati assegnati 330.000 euro per 17 progetti. Risultati importanti, che non devono farci dimenticare i terreni sui quali abbiamo incontrato maggiori difficoltà.

Il numero dei collaboratori nei giornali sembra aumentato, complice l’alto numero di colleghi sulla piazza. Ma la qualità del lavoro è proporzionale?

Se il numero dei collaboratori è aumentato, è perché in questi dieci anni è cambiata la struttura dei giornali. In tre diversi piani di crisi – il primo presentato proprio pochi mesi dopo l’elezione di Alessandra Comazzi alla segreteria – La Stampa ha ridotto di circa un terzo il numero dei suoi redattori. Seppur partendo da una base numerica più bassa, lo stesso processo ha riguardato Tuttosport, dove tuttora è attivo un Contratto di Solidarietà con riduzione del 22 per cento dell’orario. In queste realtà il turn-over non ha mai superato il 10 per cento, mentre la contestuale crescita della parte internet ha caricato i colleghi di una quota di lavoro aggiuntivo. Il risultato di questo processo è stata l’esplosione del numero delle collaborazioni, il peggioramento delle condizioni di lavoro e l’abbassamento dei salari, elementi che hanno avuto come effetto diretto la riduzione della qualità dei giornali.

La qualità e la diffusione dei giornali può essere inteso come un indicatore della qualità del peso politico di una città?

Sicuramente i destini di un giornale non riguardano soltanto la comunità di persone che vi lavora, ma la sua realtà sociale di riferimento.

In controtendenza è la Rai, che sta notevolmente ringiovanendo il proprio corpo giornalistico.

È vero. Grazie a due diverse selezioni pubbliche sono stati assunti in tutta Italia oltre duecento giornalisti e altri verranno inseriti con il concorso previsto a inizio 2020. Una parte di questi colleghi è arrivata nella redazione di Torino, dove, anche se con una leggera flessione, il numero dei redattori è rimasto sostanzialmente stabile.

E le produzioni di via Verdi?

Una rubrica storica come Ambiente Italia ha chiuso i battenti, così come lo aveva fatto Montagne, che rappresentava il solo lascito televisivo delle Olimpiadi del 2006. È nata, è vero, Petrarca, rubrica dedicata alla cultura, ma l’attuale collocazione oraria ne impedisce una piena valorizzazione. Tutto questo per tacere del destino del Centro di Produzione, che dopo aver perso l’occasione del rilancio nella stagione olimpica, rischia oggi di essere completamente fagocitato dall’attivismo dell’omologa struttura milanese. Quando riusciremo nuovamente ad avviare un confronto con le istituzioni, a partire dalla nuova giunta regionale, saranno anche questi i temi che dovremo cercare di portare al centro dell’attenzione, non soltanto nell’interesse della categoria ma del territorio nel quale viviamo.

In questi dieci anni, abbiamo visto come il giornalismo e con sé l’asset occupazionale, sia cambiato. Abbiamo sopratutto assistito a un indebolirsi dell’emittenza televisiva locale, e alla nascita delle testate web.

Nella morìa delle televisioni pesano sicuramente le ragioni tecnologiche, con il passaggio al digitale terrestre che ha costretto le imprese a ingenti investimenti economici, facendo scivolare allo stesso tempo le tv locali nelle posizioni di minor vantaggio del telecomando. Tuttavia, un’importanza non secondaria l’ha avuta la difficoltà degli editori a adattarsi ad un contesto nuovo. Più volte, contando anche sull’appoggio degli altri sindacati e delle istituzioni, abbiamo cercato di favorire la nascita di aggregazioni che rafforzassero le aziende e la loro capacità di competere. Purtroppo, abbiamo dovuto registrare l’indisponibilità degli editori a percorrere questa strada. Azzerati o quasi gli introiti pubblicitari, le aziende hanno proseguito per anni a vivere con i finanziamenti pubblici, che sono divenuti così la sola fonte di sostentamento.

Di conseguenza qual è stata la vostra azione?

Abbiamo gestito la crisi di concerto con le altre sigle sindacali, sfruttando al massimo la leva degli ammortizzatori sociali. Questo ha permesso a numerosi colleghi di disporre del tempo necessario per trovare alternative professionali mentre, una dopo l’altra, spegnevano il loro segnale emittenti storiche come Telesubalpina, Telestudio, Quarta Rete e altre, come Telecity e Grp, proseguono tuttora una navigazione agitata e incerta.

Molti colleghi si sono reinventati, in alcuni casi creando vere e proprie sinergie, o entrando nelle realtà del giornalismo web che sembra volersi sostituire all’idea che un tempo era dell’emittenza locale.

Le testate on-line sono la vera novità degli ultimi anni. All’inizio si è trattato di un processo confuso, con la nascita un po’ in tutte le province del Piemonte di giornali digitali che facevano riferimento agli editori più disparati. Nessuno di questi applicava contratti e la sensazione era di avere a che fare con un vero e proprio Far West. Con il tempo, però, la situazione è cambiata di molto. Alcuni tra gli editori più importanti del settore hanno iniziato ad avvertire l’esigenza di un quadro di regole chiare, che evitasse condizioni di concorrenza sleale e consentisse una chiara separazione tra informazione e pubblicità. È anche per effetto di queste spinte provenienti dalle controparti che si è arrivati al contratto Fnsi-Uspi, del quale ho già detto a proposito della stampa locale e che riguarda però principalmente il settore on-line. In breve tempo abbiamo visto lievitare il numero delle assunzioni, arrivate oggi a essere una quarantina nel solo Piemonte.

Un altro settore che reclama attenzione è quello degli uffici stampa pubblici.

Le incertezze normative nazionali hanno tenuto il sindacato dei giornalisti lontano dalla contrattazione. Di fronte alla nostra impotenza i colleghi hanno lentamente preferito il tesseramento con le organizzazioni confederali, mantenendo l’affiliazione alla Fnsi, nella maggior parte dei casi, per ragioni meramente affettive. La legge 150 del 2000 è rimasta sostanzialmente lettera morta e a rendere più incisiva la nostra azione non sono state sufficienti le numerose iniziative messe in piedi a livello locale. È un futuro tutto da scrivere.

Perché è importante avere un sindacato in salute che garantisce un giornalismo liero? Perché anche il lettore, che poi è l’utilizzatore finale del nostro prodotto, deve preoccuparsi della salute contrattuale e professionale del giornalista?

I giornalisti fragili e sotto ricatto non possono certo produrre un’informazione pulita, se questa è inquinata, proprio come l’aria, rischia di avvelenare tutta la società, come in parte sta già tristemente accadendo. Cercare di evitare che questo accada dovrà essere la prima delle nostre preoccupazioni.

In chiusura, come sta il sindacato dopo dieci anni di gestione Tallia?

È in salute, nonostante la crisi. Gli iscritti sono diminuiti con un ritmo costante e questo è stato il frutto di vari fattori: da una parte, la generale sfiducia nelle organizzazioni sindacali che ha colpito anche i confederali; dall’altra, la perdita di posti di lavoro che ha ridotto la base della categoria. In ultimo non vanno poi dimenticate le difficoltà nell’avvicinare giovani che si mostrano sempre più diffidenti nei confronti delle forme di organizzazione tradizionale. Anche per questo credo possa essere salutata con una certa soddisfazione l’inversione di tendenza registrata nell’ultimo anno con un incremento, seppur leggero, degli iscritti, che ci ha riportati vicinissimi a quota 1200. Questa flessione, grazie alla buona gestione economica, non ha comunque determinato problemi nei conti dell’associazione che ha sempre pareggiato senza difficoltà il suo bilancio e dispone di una buona riserva finanziaria.

Qual è l’auspicio?

Che la Subalpina possa proseguire sulla strada del rinnovamento intrapreso dieci anni fa. Il cammino che abbiamo di fronte non è per nulla agevole e niente ci autorizza a pensare che il prossimo decennio sarà più semplice. Dovremo affrontarlo con la medesima energia. E io ci sarò, a fianco dei colleghi.

 

foto da         

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