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domenica, 23 Giugno 2024

Rider, il contratto dello scontento. Grimaldi: “Conte fermi i furbetti della gig-economy”

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Giulia Zanotti
Giulia Zanotti
Giornalista dal 2012, muove i suoi primi passi nel mondo dell'informazione all'interno della redazione di Nuova Società. Laureata in Culture Moderne Comparate, con una tesi sul New Journalism americano. Direttore responsabile di Nuova Società dal 2020.

Pagamento come collaborazione occasionale, tanta precarietà e nessuna tutela. Scontenta i sindacati il CCNL per i rider delle consegne sottoscritto nelle scorse ore da AssoDelivery, associazione che rappresenta l’industria italiana del food delivery, e dal sindacato UGL. 2,50 euro a consegna di 15 minuti di viaggio e ancora meno quelle più brevi, 1,16 euro per una consegna che si esaurisce in sette minuti. Insomma, bene che vada si guadagna 10 euro all’ora con quattro consegne da 15 minuti. 

Sulla vicenda è intervenuto anche il capogruppo di LUV in Consiglio Regionale, Marco Grimaldi: “È un contratto ‘pirata della strada’, – ha dichiarato – ditemi se vi sembrano condizioni dignitose. Sapevamo che le aziende, pur di mantenere i privilegi dello sfruttamento del caporalato digitale, avrebbero firmato un contratto di comodo con qualsiasi sindacato disponibile, e così è stato. Noi crediamo che il pagamento a cottimo sia una pratica fuori dal tempo e molto pericolosa per i lavoratori perché, per un fattorino in bicicletta, essere pagato a consegna significa sentirsi obbligato a correre più veloce e mettersi in pericolo per fare più consegne possibile”.

“ Con le regole del CCNL – spiega ancora Grimaldi – il rischio è che un rider debba correre come un disperato nella speranza di riuscire ad effettuarne più del doppio, sempre che gli arrivino gli ordini: a me – attacca Grimaldi – non pare proprio un contratto a tutela dei lavoratori, ma che avvantaggia solo le piattaforme del food delivery”.

Gia nel 2018 Grimaldi aveva presentato un emendamento in Consiglio Regionale per vietare il cottimo nei servizi di consegna a domicilio e successivamente una proposta di legge per regolare i lavoratori della gig economy che però a Roma non è mai stata esaminata.

“Purtroppo ci aspettavamo questo epilogo – conclude Grimaldi – stiamo infatti ancora aspettando che il Ministero del Lavoro e le Commissioni parlamentari ci chiamino in audizione, questo perché la legge per regolamentare la gig economy è rimasta in qualche cassetto. Ma mentre da Roma si prende tempo, le aziende invece corrono, o meglio fanno correre i rider per le strade, e firmano contratti capestro con sindacati che non rappresentano nessuno, sfruttando una scappatoia che purtroppo è presente nella legge uscita dalla conversione del decreto: le parti avevano 12 mesi per raggiungere un accordo e questa firma last minute serve solo per continuare lo sfruttamento dei fattorini”.

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