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mercoledì, 21 Ottobre 2020

Grugliasco, al circolo PD Brossa e Appiano si confrontano sul Referendum

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Redazione
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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

Si scaldano i motori e sale l’attenzione per il Referendum sul taglio dei parlamentari di domenica 20 e lunedì 21 settembre. Un dibattito che si è acceso nelle ultime settimane, con una vivacità che dal circolo del Pd di Grugliasco è stata immediatamente colta e messa a confronto, con le diverse espressioni, in un incontro in sala consiliare. 

A confrontare le proprie ragioni, moderati dal segretario cittadino del partito Dario Lorenzoni, per il “no” il già consigliere regionale Andrea Appiano e Luigi Brossa per il sì.

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“Mi verrebbe da dire che sono in coerenza con quanto votato dal mio partito, in tre volte in parlamento, salvo poi cambiare idea alla quarta votazione per convenienza di governo; questa sarebbe già una motivazione – afferma Andrea Appiano – . Votare no perchè semplicemente la riforma così proposta non affronta nessuno dei problemi che vediamo caratterizzare l’attuale situazione, l’attuale parlamentarismo, che è un bicameralismo perfetto”. “Non è certo il numero dei parlamentari il problema – aggiunge – ma lo sono le funzioni, il riparto delle competenze, la qualità della nostra classe dirigente. Non è riducendo con la mannaia il numero dei parlamentari che si affrontano con efficacia queste problematiche. Attenzione a una casta che affossa sé stessa per legge non l’ho ancora vista per tanto qualche fregatura in questo taglio lo ravviso” conclude Appiano.

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Referente per il comitato del Sì è Luigi Brossa: “L’Italia rispetto agli altri paesi che gli somigliano in Europa, quali Germania, Gran Bretagna e Francia, ha un numero significativamente superiore di parlamentari. A partire dalla prima commissione bicamerale, da quella bozza e arrivando fino all’ultima proposta di legge poi bocciata nel 2016, tutte le diverse tredici proposte di legge che sono passate dal parlamento prevedevano riduzioni significative del numero dei parlamentari, più o meno intorno al numero che si determinerebbe con la vittoria del sì al prossimo referendumE’ del tutto evidente che, per come era stato definito dai padri costituenti, il numero dei parlamentari era correlato alle caratteristiche di quella nazione, che oggi ne presenta altre e molto diverse”.

“In più l’organizzazione dell’attività legislativa si è ulteriormente articolata – ricorda Brossa– . Abbiamo avuto da un lato la nascita del parlamento europeo, che legifera e quelle norme noi siamo tenuti a rispettare, e la nascita dei consigli regionali che legiferano anch’essi. C’è una sovrabbondanza di produzione legislativa, ma in difficoltà operativa. Una riduzione del numero dei parlamentari a mio parere permette un miglior esame di alcune norme centrali senza disperdersi a favore di una maggiore efficacia delle istituzioni”.

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