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venerdì, 1 Marzo 2024

Ramadan, in 20mila al Parco Dora per l’ultimo giorno. Appendino: “Gli assassini non hanno etichette religiose”

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Giulia Zanotti
Giulia Zanotti
Giornalista dal 2012, muove i suoi primi passi nel mondo dell'informazione all'interno della redazione di Nuova Società. Laureata in Culture Moderne Comparate, con una tesi sul New Journalism americano. Direttore responsabile di Nuova Società dal 2020.

di Giulia Zanotti

Ultimo giorno di Ramadan per i torinesi di fede musulmana. E come tradizione il sindaco del capoluogo piemontese ha voluto salutare la fine del digiuno.
«Per me è un grande onore rappresentare la Città di Torino in un momento così alto ed importante per i fedeli mussulmani come la fine del tempo del Ramadan, il mese del digiuno» ha detto la neo sindaca Chiara Appendino, arrivata al tendone di Parco Dora che ospitava i 20mila fedeli e accolta dai rappresentanti delle moschee torinesi. Accanto a lei sul palco l’assessore comunale Marco Giusta e quello regionale Monica Cerutti e l’ex sindaco di Torino Valentino Castellani, presidente del Comitato interfedi.
«Per ciascuno di voi questo periodo ha costituito un’occasione di rinuncia non solo al cibo ma anche a ciò che c’è di malvagio nella nostra vita: i cattivi pensieri, le cattive azioni e la rabbia. Si tratta di uno dei pilastri della vostra fede e io sono profondamente convinta che la fede vissuta nel cuore e nella vita di ciascuno di noi, qualunque essa sia, costituisca un’occasione di ricchezza per l’intera società» ha proseguito il primo cittadino che ha ricordato anche gli ultimi attentato, le stragi compiute da chi usa la religione come alibi per terrorizzare il mondo.
«Tutti noi siamo rimasti profondamente toccati dagli eventi di Dacca e in particolare, da torinesi, siamo vicini alla famiglia di Claudia D’Antona. Qualche giorno fa abbiamo ricordato le vittime di un altro attentato, quello di Istanbul, e ancora prima altre di Orlando. A noi, istituzioni pubbliche, è dato un importante compito: quello di affermare chiaramente che i violenti e gli assassini non hanno etichette religiose, che non esistono religioni buone o religioni cattive ma solamente uomini e donne che nella loro vita cercano, per quanto è loro possibile, di compiere il bene e altri che invece provocano dolore e morte. A voi spetta la responsabilità di aiutarci a spiegare questo, di supportarci in una azione costante di verità affinché nessuno possa confonderci e farci vedere nel nostro Prossimo non il nostro fratello o la nostra sorella ma un nemico».
Parole a cui fanno eco quelle dell’Imam di Torino Said Ait El Jide: «La nostra gioia è contaminata dagli spargimenti di sangue, dalle sofferenze, e dall’ingiustizia dominante nel nostro mondo; la nostra gioia è guastata dalle notizie di morte che provengono da ogni dove: soltanto l’altro giorno, delle vite umane sono state strappate da mani criminali e terroriste a Dacca, tra le vittime una decina di nostri connazionali italiani, tra cui anche una nostra concittadina torinese, cogliamo questa occasione per far giungere alle famiglie di tutte le vittime le nostre più sentite condoglianze».
«Grazie a Dio, Torino, la nostra città, è oggi un modello di convivenza, di dialogo e di reciproco riconoscimento, – proseguito l’Imam – i musulmani oggi sono parte integrante di questa città, il mese di Ramadan, è diventato un mese particolare per tutta la città, questa festa di oggi è una festa per tutta la città. A Torino non mancano le occasioni di incontro, di dialogo e di collaborazione, dalle moschee aperte, agli iftar pubblici, dalle buone relazioni personali alle forti relazioni tra le varie comunità religiose che abitano questa città».

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