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venerdì, 7 Agosto 2020

Più negozi dell'usato e meno ristoranti: così Torino resiste alla crisi

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Giulia Zanotti
Giulia Zanotti
Giornalista dal 2012, muove i suoi primi passi nel mondo dell'informazione all'interno della redazione di Nuovasocietà. Caporedattore dal 2017. Laureata in Culture Moderne Comparate, con una tesi sul New Journalism americano.

Cambia il volto delle attività commerciali torinesi in questi ultimi anni martoriate dalla crisi economica. Così, secondo i dati della Camera di Commercio del capoluogo piemontese, si scopre che nell’ultimo anno ad aver avuto un andamento positivo sono soprattutto esercizi all’insegna del low cost.
Dunque, via libera ai take away, in crescita del 5,1 per cento, mentre calano le quotazioni di ristoranti tradizionali e servizi di catering. Allo stesso modo continua la crisi degli alberghi (-1,3 per cento nell’ultimo anno) degli alberghi in una Torino che dalle ormai lontane Olimpiadi del 2006 non è mai riuscita a realizzare le sue aspirazioni di città turistica. Mentre invece la città sabauda si dimostra sempre più attenta all’ecologia e così crescono venditori e riparatori di biciclette: più 13,6 per cento del 2012.
Ma a quanto pare ciò a cui i torinesi non vogliono proprio rinunciare è la cura della persona. E così regge lo shopping, ma solo nei negozi di seconda mano, cresciuti del 7,7 per cento in un anno. Inoltre, se restano invariati i numeri di parrucchieri ed istituti di bellezza aumentano le palestre, i circoli sportivi e gli studi di tatuaggi e piercing.
Infine, in aumento sono anche i sognatori e i fiduciosi nella dea bendata: infatti, attività di scommesse e giochi a premi sono quasi raddoppiate rispetto al 2012.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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