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giovedì, 18 Luglio 2024

Pietro Orlandi: “Perché difendo Faenza”

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di Moreno D’Angelo

«Si mia figlia Elettra è presente per circa 10-15 secondi. Una presenza silenziosa la sua ma è come se una parte di mia sorella fosse lì in quel momento» è quanto comunica via Facebook Pietro Orlandi sulla presenza della figlia Elettra nel film in uscita sulla sorella Emanuela sparita nel 1983.

Orlandi replica alle polemiche emerse difendendo il ruolo del film e la professionalità e l’impegno solidale del regista Roberto Faenza. Un contributo che può mantenere alta l’attenzione sulla vicenda e magari far riaprire l’inchiesta dopo l’archiviazione.
Riportiamo integralmente la dichiarazione di Pietro Orlandi: «Leggo qua e la commenti critici nei confronti di un film che deve uscire basandosi suolo su un titolo, una foto o il nome degli attori o pensando che possa seguire un’ipotesi piuttosto che un’altra. Chi dice che è’ stato creato per depistare, per fare cassetta, o addirittura che è una vergogna, qualcun altro si domanda perché non ho preso le distanze da questo film (senza spiegarmi del perché dovrei). E tutto questo senza che nessuno l’abbia ancora visto. Forse perché si pensa che possa seguire un’ipotesi piuttosto che un’altra? Forse qualcuno sa dirmi quale sia l’ipotesi giusta e perché? Nessuno, purtroppo, può ancora dire quale sia quella giusta. Il film segue una delle strade percorribili ma non ha la presunzione, e questo è’ un merito, di dire “questa è la verità”. Conosco Faenza e mi sento di difendere il suo operato perché ho conosciuto una persona che prima della professione è stato spinto dal suo senso di giustizia, dalla solidarietà e dal non voler accettare un’archiviazione che, come tutti noi, ha ritenuto ingiusta. Ha voluto dare un suo contributo nella speranza che possa aiutare e l’ha fatto nel modo a lui più consono, facendo un film, e al di là del risultato sono certo che ha lavorato in maniera onesta. Non è facile fare,e far accettare a chi ti produce, un film dove si accusa, al di là della vicenda di Emanuela, un sistema di intrighi tra Stato, criminalità e Vaticano fatto di corruzione, riciclaggio, complicità illegali oltremisura e chi più ne ha più ne metta, che va avanti da decenni e forse l’attuale archiviazione ne è la conseguenza. Qualcuno ha storto il naso perché nel film si parla di Magliana, ma l’inchiesta, archiviata lo scorso anno, è basata soprattutto su questa pista e se si vuole accusare la Procura di aver archiviato ingiustamente è ovvio che si debba far riferimento a quella di pista. Mi dispiace per questa sorta di campagna discriminatoria anzitempo perché io lo considero comunque un contributo importante al di là delle ipotesi espresse nel film o che possa piacere oppure no dal punto di vista artistico, avrà comunque il merito di tenere alta l’attenzione su questa vicenda perché non venga dimenticata, cosa che vorrebbero in molti, dimenticare e far dimenticare. Anzi io spero che possa spingere la Procura ad approfondire alcune situazioni e a riaprire l’inchiesta, che è poi lo scopo primario del film».

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