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martedì, 28 Maggio 2024

Piazza San Carlo, una testimonianza

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

di Valentina Stella

Come tanti tifosi juventini, sabato ero in piazza San Carlo per vedere la partita. L’adrenalina era alle stelle, l’ansia pure. Ero con i miei amici, eravamo pronti a vivere una serata che poteva essere memorabile. Ad un certo punto, a metà del secondo tempo, ho sentito prima un tonfo e poi un rumore crescente che non riuscivo ad identificare. Come se fossimo delle pedine di Domino siamo tutti caduti per terra e da lì si è scatenato il panico. Gente che urlava, che tentava di scappare. Io stessa sono rimasta stesa per terra, cercando di ripararmi dai calci delle persone che mi scavalcavano. Provavo ad alzarmi ma non ci riuscivo. Ho perso una scarpa.
Per fortuna sono stata salvata da un mio amico che mi ha alzata di peso da terra.
C’era sangue ovunque, anche io sanguinavo da una caviglia ma l’ho realizzato solo dopo. In quel momento la cosa più importante era salvarmi. Ho infilato la scarpa di uno sconosciuto, per proteggermi dal tappeto di cocci che ricoprivano la piazza, e tentavo di andare via da quella trappola. Ho iniziato a correre, con le gambe che mi tremavano e il cuore in gola.
Per la prima volta in vita mia, ho avuto veramente paura di morire. Non sapevo che fare. Sapevo solo che dovevo scappare da lì.
Solo dopo abbiamo scoperto che l’allarme era rientrato, ma a mente fredda non posso fare altro che ricordare quelle scene che ancora mi vengono in mente e mi vengono i brividi. Sono ancora dolorante con lividi sul corpo, in viso e tagli sparsi. Ma io sto bene. Spaventata ma sto bene. Purtroppo c’è chi versa in condizioni più gravi.
Quello che mi chiedo è: in condizioni d’allarme in cui siamo costretti a vivere, dove lo scoppio di un petardo o la caduta di una ringhiera provocano il panico più totale, è stato veramente fatto tutto il possibile per mettere in sicurezza le persone? Perché non è stata vietata l’introduzione di bottiglie di vetro, che sono state la causa di così tanti feriti? Perché i controlli degli zaini sono stati così superficiali? A me lo zaino, per esempio, non l’ha controllato nessuno. Perché c’erano venditori ambulanti in giro per la piazza (facilmente riconoscibili, con carretti e contenitori carichi di ghiaccio. Le Forze dell’Ordine erano abbastanza e degnamente equipaggiate per affrontare una situazione del genere se non anche più grave? Perché non si è pensato di aprire lo stadio oppure di usufruire di una piazza con maggiori vie di fuga?
Sono tutte domande ancora senza risposta. Tutto questo rimane un mistero.
Ciò che resta sono la paura, i dolori e la convinzione che il mondo vive nella psicosi più totale.

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