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sabato, 25 Maggio 2024

Pd, il segretario Mimmo Carretta positivo al Covid: “Non chiamatela semplice influenza”

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

Mimmo Carretta, segretario del Partito Democratico di Torino ha il Coronavirus. Lo ha annunciato lui stesso sul suo profilo Facebook con un post e con una sua foto in casa in isolamento con sulle pareti la scritta ‘You’ll never walk alone’, celebre slogan dei tifosi della Kop di Liverpool. 

Carretta scrive che sta tornando e poi racconta la sua esperienza con il Coronavirus. Sono molti i messaggi di solidarietà che sta ricevendo il segretario metropolitano in queste ore.

“Intanto, fatemelo dire, il virus è una montagna di merda. Devono saperlo tutti, Il virus è una montagna di merda. 

Se quando arriva non peschi dal boccione il bigliettino con su scritto “asintomatico”, piombi nel purgatorio dell’incertezza. Da quel momento, il virus entra nella testa e non ti lascia pensare ad altro perchè inizia a batterti dentro come un martello. Si infila nella ossa e te le fa vibrare come canne sbattute dal vento. Si intrufola nel naso e nella gola come schiuma isolante. Ti tramortisce il palato fino al punto in cui non riesci più a distinguere la merda dalla cioccolata, la varichina dal barolo. Ti prende a randellate nella schiena, ti colpisce alle ginocchia e quando vai a letto è li che ti aspetta, come sabbia tra le lenzuola”. 

“Poi, se va bene, va via e allora pensi che in fondo è stata solo una brutta influenza. Ma non è così, perché ti lascia cicatrici nella testa profonde e belle spesse. Già, influenza, una semplice influenza. Ma vallo a spiegare a chi piange i propri cari, a chi è ancora infognato dentro a calciare via la sabbia. Vallo a spiegare a chi abbassa saracinesche, a chi ha perso il lavoro, a chi ci cascherà “come dentro una corrida, intrappolati tra melassa e baraoda”. Vallo a spiegare ai bambini che hanno visto sbarrare i portoni delle loro scuole, o agli operatori del mondo della cultura, del turismo, dello sport, del commercio. Vallo a spiegare agli operatori sanitari, vallo a dire a loro che è una “semplice” influenza”. 

“La verità è che ci vorrebbe un gigantesco grandangolo per inquadrare la vastità di questo sconquasso che colpisce tutti e dove tutti sono diventati testimoni diretti di questa semplice influenza che sta facendo battere i denti al mondo da più di un anno”.

“Ecco, io quelle cicatrici le ho nella testa. È ancora qua ma sto meglio e, a botte di culo e con le giuste cure e attenzioni, mi sto trasformando in un numerino da mettere nella colonnina a sinistra, quella dove, nei nostri bilanci giornalieri, annotiamo le cose buone. Ma basta volgere lo sguardo oltre la linea tracciata con righello per scorgere il baratro, l’incertezza, la paura. È un attimo, sottile come una riga sul foglio, appunto”.

“Ma almeno non chiamiamola semplice influenza. I’m back (quasi)”

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