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sabato, 18 Maggio 2024

Papa Francesco e la noia del sacerdozio

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«Anche nei momenti di tristezza, in cui tutto sembra oscurarsi e la vertigine dell’isolamento ci seduce, quei momenti apatici e noiosi che a volte ci colgono nella vita sacerdotale – e attraverso i quali anch’io sono passato – persino in questi momenti il popolo di Dio è capace di custodire la gioia, è capace di proteggerti, di abbracciarti, di aiutarti ad aprire il cuore e ritrovare una gioia rinnovata». A parlare è papa Francesco nel corso della messa del crisma, la liturgia durante la quale il vescovo benedice con il suo clero gli olii dei sacramenti.
Bergoglio ammette in questo modo di aver passato in prima persona momenti difficili nel corso del suo sacerdozio, ma indica ai suoi fratelli la soluzione per superarli la meglio. Il prete, ha spiegato il pontefice, rinuncia con i suoi voti alle gioie puramente umane e deve «chiedere la sua gioia al Signore e al popolo fedele di Dio. Non deve procurarsela da sé».
Il prete che attraversa un periodo di “crisi sacerdotale”, continua, non deve dunque cadere nell’errore di cercare la risposta esclusivamente dentro di sé. «Non c’è identità – e pertanto gioia di vivere – senza appartenenza attiva e impegnata al popolo fedele di Dio».
La soluzione sta nel donarsi alla propria comunità, al proprio popolo e svolgere con essi i doveri che si sono assunti scegliendo di prendere i voti. «E il tuo popolo avrà cura di farti sentire e gustare chi sei, come ti chiami, qual è la tua identità e ti farà gioire» conclude papa Francesco.
Complici di questo percorso, suggerisce Bergoglio, sono sorella povertà, sorella fedeltà e sorella obbedienza.
Papa Francesco continua in questo modo a definite l’identikit del “buon sacerdote” che aveva iniziato a tracciare il giovedì santo dello scorso anno, a breve tempo dalla sua elezione, chiedendo ai preti di tutto il mondo di farsi «pastori con l’odore delle pecore».

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