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venerdì, 4 Dicembre 2020

Pace nel Pd, entro novembre il candidato sindaco per Torino. Carretta cerca di convincere gli scettici. Ma basterà?

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Torino, 15 novembre studenti assediano le banche

Torino: studenti in piazza in assedio alle banche. Tensione con la polizia che accenna ad una carica. © RIPRODUZIONE RISERVATA
Andrea Doi
Andrea Doi
Giornalista dal 1997. Ha iniziato nel '93 al quotidiano La Nuova Sardegna. Ha lavorato per Il Manifesto, Torino Sera, La Stampa. Tra le sue collaborazioni: Luna Nuova, Il Risveglio del Canavese, Il Venerdì di Repubblica, Huffington Post, Avvenimenti e Left. Dal 2007 a Nuova Società.

Per il momento, apparentemente, c’è pace all’interno del Partito Democratico piemontese. E già questa sarebbe una notizia da titolo a nove colonne.

Una pax che ha portato alla decisione che entro novembre si conoscerà il nome del candidato sindaco per Torino, per le amministrative 2021.

Il segretario regionale Paolo Furia e quello metropolitano Mimmo Carretta hanno ufficializzato il tutto, dopo l’incontro con consiglieri e parlamentari Dem del territorio.

Non è dato a sapere se il candidato sarà un “piddino doc” oppure se si pescherà dalla società civile. Di sicuro c’è solo il “no” all’alleanza con Chiara Appendino, che invece i “compagni” di Roma vorrebbero visto che il partito governa il Paese insieme ai Cinque Stelle, e il “sì” ad una larga coalizione composta da Azione e Italia Viva (che poi sono i fuoriusciti dal Pd in questi mesi, Calenda e Renzi), dai Moderati di Giacomo Portas (che praticamente tiene il Pd nostrano per le corna) e dalla Lista Monvisto (quella che ha appoggiato Chiamparino sconfitto in Regione). E da LUV, fetta che riporta a sinistra l’alleanza e che sarebbe la seconda forza della coalizione.

Basti pensare che Marco Grimaldi, nell’elezioni regionali, è risultato il terzo degli eletti di tutti i partiti. Non dimentichiamo il caso dell’Emilia Romagna dove Elly Schlein, con Emilia-Romagna Coraggiosa Ecologista e Progressista (tra cui Articolo Uno, Sinistra Italiana) ha dato più che una mano allo schieramento per vincere le consultazioni.

Poi ci sono alleati freschi, i “buoni”, che così tanto piacciono alle mamme e ai papà, da ragazzi di Greta (Fridays for Future, dove a Torino vedono al loro interno anche centri sociali nemici da sempre del Pd, come ad esempio Askatasuna) alle Sardine (prodiane e vicinissime ai Democratici, che però hanno deciso di prendersi una pausa).

Ma qual è l’identikit del perfetto candidato? Un certezza, assicurano dal Pd, non sarà Batman e non sarà Spiderman.

Un candidato, sottolineano, che sarà:

“in grado di interpretare il progetto di sviluppo che avremo elaborato. L’individuazione del candidato avverrà nelle forme che la coalizione deciderà, ma deve sin d’ora essere chiaro che, di fronte alla gravità della situazione in cui vive la nostra città, non c’è spazio per personalismi fini a se stessi né per “super eroi”. Mettiamo sul tavolo un percorso serio che mette il “noi” al centro. La città ha bisogno che le migliori intelligenze vengano messe a sistema e il Partito Democratico, lanciando l’agenda per il 2021, si candida a farlo per l’interesse di Torino”.

Il giorno dopo la nota dei due esponenti Dem, Carretta con un post torna sull’argomento, rivolgendosi a quelli che lui chiama “scettici” (forse perché ha intuito che alla nota stampa e alla dichiarazione di pace non sono molti quelli che ci hanno creduto)

Scrive Carretta:

“Mi rivolgo a voi amiche e amici che avete letto il comunicato del Partito Democratico e magari, legittimamente, state pensando: “sarà proprio così?”. Avete ragione, le cose oltre a dichiararle bisogna farle succedere. Tuttavia dichiararle è l’unico modo affinché succedano”.

Continua il segretario Pd:

“E allora partiamo da quel “noi” che vogliamo ricostruire, da quel plurale che è una necessità. Lo era prima e probabilmente abbiamo commesso degli errori. Lo è mille volte di più oggi, in questo momento così complicato, ma non possiamo più commettere nessun errore. Non possiamo commettere errori per il bene di questa città, della comunità che oggi la abita e, soprattutto, di quella che la abiterà. Perché questo “noi” che vogliamo costruire, insieme, dovrà incidere per i prossimi decenni della vita della nostra comunità. È un “noi” dal respiro lungo e il “noi” che determinerà la Torino del futuro che vogliamo, prima di tutto, essere una città inclusiva e capace di attrarre qui persone, risorse, investimenti, cultura, vita. “Noi” saremo chiamati a costruire una città dove chiunque vorrebbe vivere e nella quale vorrebbe far vivere i propri figli. Ora, davvero, tocca a “noi”. A un campo aperto che è il centrosinistra, con al centro quel Partito che si chiama “Democratico” insieme a quella società civile che, nonostante tutto, ha continuato a far vivere con dignità e abnegazione questa città”.
“Non fidatevi subito, se volete – conclude Carretta – Agite con cautela, verificate passo per passo. Però da oggi è necessario provarci e dichiarare da quale parte si sta. Perché quel “noi” va costruito. Insieme”.

Ma basterà un comunicato stampa e un post a convincere militanti, simpatizzanti ed elettori Democratici che la pace è reale e che esiste questa fantomatica unità? 

Ma soprattutto: basterà citare “campi aperti”, “il noi”, “unità”, il candidato che è umano e non della Marvel, il “abbiamo commesso errori, ma mai più“, per convincere la gente della strada, i precari, i lavoratori, i disoccupati, gli ultimi, quelli che vivono nei quartieri dai mille e un problema (mai citati, manco per sbaglio, in tutte queste dichiarazioni), che stavolta del Partito Democratico c’è da fidarsi, affinché tornino a votare e non si facciano affascinare dal canto delle sirene del centrodestra?

C’è da scommettere che da qui a novembre le sorprese certo non mancheranno. Altro che pace…

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