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martedì, 26 Maggio 2020

Ordine del giorno No Tav in Sala Rossa: il centrosinistra espulso dall’aula

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

Scritto da Michele Paolino
Alla fine il presidente del Consiglio Comunale Fabio Versaci ha chiesto l’intervento dei vigli urbani per allontanare dall’aula i consiglieri comunali del Partito Democratico, dei Moderati e della Lista Civica per Torino che si ostinavano ad esibire cartelli, rivolti ai giornalisti e al pubblico assiepato in tribuna, con la scritta “Torino dice sì alla tav”. Il capogruppo democratico Mimmo Carretta ha esposto un “#torinodicebasta” sulla falsariga di quelli visti nei giorni scorsi a Roma nella manifestazione spontanea organizzata contro la prima cittadina della Capitale Virginia Raggi.
E così Piero Fassino, per la prima volta nella sua lunghissima carriera politica, si è dovuto accomodare fuori dall’aula accompagnato da due imbarazzati civich e seguito da tutti i consiglieri di centrosinistra, ad incominciare da Maria Grazia Grippo, la prima ad incappare nel provvedimento dell’espulsione sancito dal presidente Versaci che, eppure, in apertura della discussione era stato chiaro: «Voglio evitare la caciara». Richiesta non soddisfatta, con la minoranza che, esponendo ripetutamente i cartelli, se ne esce tra gli applausi sarcastici dei consiglieri gillini.
«Non c’è nessuna ragione per dire no alla Tav» ha dichiarato fuori dalla Sala Rossa l’ex sindaco di Torino Fassino, quasi divertito per questa sua prima espulsione in carriera e che ha poi definito «un gesto nobile perché mi oppongo con forza al no a quest’opera. Mai successo quando io ero Sindaco che gran parte della minoranza fosse espulsa dall’aula». E sull’assenza della sua successora Chiara Appendino: «Un fatto grave e irresponsabile. Temo che abbiano deciso di portare in aula questa discussione oggi, proprio perché sapevano che non c’era. La sua assenza è grave anche perché non sappiamo cosa possa proporre ad eventuali investitori e credo che a Dubai non troverà interesse».
È un fiume in piena, Piero Fassino: «Torino e l’Italia rischiano di essere emarginate e tagliate fuori. Dire no alla Tav è un danno enorme per il Paese, con il rischio che il collegamento dalla Russia all’Oceano rischia di passare più a nord dell’Italia. Dire che i soldi non spesi per la Tav possono essere utilizzati per altro è pura demagogia.  Si tratta di luddismo ideologico. Dire che la Tav è uno spreco è un’idea sbagliata». Senza tralasciare un ragionamento più generale secondo il quale «la mobilità è da sempre il primo vettore di sviluppo e di crescita. Penso al ponte che collega la Danimarca alla Svezia, a quello sul Tago a Lisbona, al tunnel sotto la Manica».
E per chiudere una stoccata al vicepremier Luigi Di Maio: «È incredibile pensare di barattare l’ok al Tap con il no al Tav. Di Maio sacrifica gli interessi dei territori sul mercato della convenienza politica».

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