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sabato, 25 Maggio 2024

No Tav, per la Baita Clarea chiesti nove mesi per Beppe Grillo

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

Nove mesi di reclusione e duecento euro di multa. È questa la pena che i pubblici ministeri Andrea Padalino e Antonio Rinaudo hanno chiesto per Giuseppe Grillo, come lo hanno chiamato durante tutta la requisitoria.
Beppe Grillo il 5 dicembre 2010 aveva varcato la soglia della porta della Baita Clarea, il presidio No Tav in Val di Susa. Un luogo abusivo per i magistrati, un simbolo per una popolazione che lotta da vent’anni contro la Torino-Lione.
Un carabiniere aveva avvertito il comico genovese che in caso fosse entrato nella baita avrebbe commesso un reato. Poco dopo Grillo usciva dalla porta mimando di avere le manette ai polsi e facendo un piccolo comizio durante la manifestazione No Tav di quel giorno.
Il reato contestatogli è violazione di sigilli, i pm gli hanno anche contestato la recidività per una precedente condanna per diffamazione.
Il processo vede imputate 21 persone con la stessa accusa mossa a Grillo. Sono state chieste quattro assoluzioni e, per il resto, condanne fra i 18 e i 6 mesi di reclusione.
Immediata la reazione del presidente dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, che ha scritto una lettera aperta sul suo blog al leader del M5s: «Coraggio Beppe, quel che ti sta succedendo mi sta facendo rivivere ciò che è accaduto a me in questi anni».
«Purtroppo – prosegue – il sistema politico e dei poteri forti preferisce sempre criminalizzare i propri avversari politici, piuttosto che confrontarsi nel merito con essi. Io sono a quota 363 processi, tu solo a due, ma ti auguro di non raggiungermi, anche sei hai superato il consenso che aveva l’Italia dei Valori. Ribadisco il massimo rispetto per la magistratura e riconosco che l’azione posta in essere dalle procure di Torino e Genova nei tuoi confronti, per aver violato i sigilli della baita Clarea in Val di Susa, durante una manifestazione dei No Tav, e per aver istigato le forze di polizia a disobbedire, sia un atto dovuto. Ciò premesso, voglio però esprimerti, pubblicamente, solidarietà e vicinanza»
«Sono certo – aggiunge Di Pietro – che proprio quei processi faranno emergere la grande differenza che c’è tra chi, come hai fatto tu, esercita un diritto costituzionale, quale quello di esprimere liberamente il proprio pensiero, e si oppone ai tanti sistemi piduisti che controllano il nostro Paese, e chi, invece, approfitta del proprio ruolo istituzionale per commettere reati, a cominciare dalle tante truffe e frodi fiscali per cui personaggi di primissimo piano dovrebbero andare in galera e non in Parlamento a riformare la Costituzione».

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