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giovedì, 30 Maggio 2024

Niente sconti per la Giunta Cirio. Il 2020 sotto la lente del capogruppo Pd Raffaele Gallo

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Rosanna Caraci
Rosanna Caraci
Giornalista. Si affaccia alla professione nel ’90 nell’emittenza locale e ci resta per quasi vent’anni, segue la cronaca e la politica che presto diventa la sua passione. Prima collaboratrice del deputato Raffaele Costa, poi dell’on. Umberto D’Ottavio. Scrive romanzi, uno dei quali “La Fame di Bianca Neve”.

Una top five, una classifica che fotografa attraverso temi, errori e approcci discutibili o condivisi, la politica della Regione Piemonte vista dal primo gruppo di opposizione in consiglio e attraverso il suo presidente Raffaele Gallo. E’ stato un anno complesso, difficile, nel quale la pandemia ha dettato tempi di azione e reazione. Due tempi di un disastro che se nel primo ha pesato sull’organizzazione della risposta della macchina politica e burocratica a causa dell’imprevedibilità, nel secondo ha messo a nudo impreparazione e assenza di strategia. Questo, secondo Raffaele Gallo.

Presidente Gallo, proviamo a sdrammatizzare questo annus orribilis facendo un gioco. Costruiamo insieme una top five dei temi che questo 2020 e questa Giunta hanno proposto…

Se partiamo da gennaio ci sono tutta una serie di avvenimenti e decisioni sui quali non siamo stati d’accordo. Questioni sulle quali abbiamo acceso il dibattito politico. Cinque grandi temi li individuiamo nel piano competitività, che si è rivelato un contenitore vuoto; la gestione della crisi pandemica; la tracciabilità di positivi e tamponi; l’ospedale Valentino aperto e chiuso nel giro di poche settimane; la deregulation del Riparti Piemonte che è stato nel suo insieme un grande spot; senza dimenticare l’ultima delibera sul piano integrato della sicurezza.

Cominciamo dunque: il piano competitività. Siamo a gennaio. La pandemia è ancora cosa geograficamente lontana…

Si è partiti in pompa magna con il decantato piano competitività con 800 milioni di euro che, se arriviamo a fine anno e ci guardiamo indietro, io non ho mai visto realizzato. E’ stato un grande annuncio che in realtà non si è concretizzato, se non in un piano bonus Piemonte fatto a maggio in un modo un po’ frettoloso e approssimativo dopo la prima ondata della pandemia.

Quale fu la vostra posizione?

Molto critica. Certamente ha messo in campo una mole di risorse importante, 50 milioni di euro ma destinati a pioggia, con uno strumento emergenziale che non è stato leva di sviluppo e che ha azzerato la disponibilità delle casse della Regione. Noi quelle risorse le avremmo spese diversamente. A livello regionale si potevano investire quei soldi, che sono tanti e sono state risparmiati negli anni, per far leva sull’economia e creare un concreto rilancio. 

Ora siamo nel pieno della seconda ondata…

E purtroppo quelle risorse sono state usate in quel modo e oggi non le abbiamo più. Infatti nell’affrontare questa nuova emergenza ci troviamo con i bilanci a zero, con nessuna possibilità di intervenire dal punto di vista del sostegno economico. La politica industriale è uno dei grandi temi che ci ha accompagnato in questo anno ma che manifesta la grande l’occasione persa da parte della Giunta Cirio.

La seconda questione: il tema della sanità è stato centrale dal punto di vista del dibattito pubblico, a causa del Covid…

Non è stata gestita adeguatamente dalla Giunta: non mi riferisco tanto la gestione della prima ondata, dove oggettivamente ci siamo trovati di fronte a un avvenimento così improvviso e inedito per tutti che abbiamo fatto fronte all’emergenza in tutti i modi che sono stati ritenuti migliori, nel modo in cui si poteva fare. Errori ne sono stati fatti tantissimi ma c’è lo sconto della fatalità del momento in cui tutti abbiamo vissuto.

Ne siamo usciti, in qualche modo, e abbiamo provato a ricominciare…

Infatti ciò che è molto grave è l’impreparazione con la quale abbiamo aggredito la seconda ondata. Di fatto è lei che ha travolto noi. Siamo stati chiusi fino al 4 maggio, che per me è la data spartiacque. Momento nel quale l’Italia gradualmente ha cominciato a ripartire e a riaprire i battenti. I dati sono migliorati. Poi sono arrivati i mesi estivi e anche se tutto poteva sembrare lontano e dimenticabile, proprio allora tutti gli scienziati ci dicevano che in autunno la seconda ondata sarebbe arrivata e non avrebbe fatto sconti. Nonostante gli appelli, non ci si è preparati in modo adeguato. ci siamo preparati in modo adeguato. 

Di chi è la responsabilità se si è arrivati impreparati al nuovo attacco del coronavirus?

Io guardo alla Regione, puntualizzando delle responsabilità nella gestione e delle scelte regionali: la catena di comando farraginosa, il tema delle assunzioni di personale con i bandi che sono stati aperti a ottobre: lo sapevamo che ci sarebbe stato bisogno di infermieri, medici, e quindi siamo intervenuti con troppo ritardo. Tutto il sistema dei tamponi è andato il tilt dopo quindici giorni dall’inizio delle scuole, e la responsabilità è di scelte regionali quindi della giunta Cirio. 

La tracciabilità e la gestione dei tamponi la inseriamo nella nostra top five?

E’ il terzo tema sul quale la Giunta ha fallito: il sistema dei tamponi se vogliamo entrare nel merito, sia nella prima che nella seconda ondata, ha fatto acqua da tutte le parti. Soprattutto nella seconda, ha generato non pochi problemi anche dal punto di vista burocratico perché tante persone si trovavano in casa ormai guarite ma non avevano il riscontro per poter tornare al loro quotidiano, ricordo gli appelli delle famiglie che non venivano liberate dalla quarantena, dall’isolamento fiduciario, che non riuscivano a uscire dall’empasse. Pensiamo poi all’annuncio fatto dei tamponi rapidi nelle farmacie, a ottobre, di fatto non è ancora entrato a pieno regime. 

Un 2020 dominato solo dal tema della sanità?

Sulla sanità potremmo dirne tante, l’ultima delle scelte discutibili è stata quella dell’ospedale al Valentino, aperto e di fatto già chiuso, ma uscendo dal perimetro della sanità, questo anno ci ha consegnato delle scelte non condivisibili anche su altri capitoli. 

Quali?

Penso al tema dell’urbanistica, ricordando la battaglia verso il Riparti Piemonte. Avevo affermato che sarebbe stato un fuoco di paglia che avrebbe lasciato i piemontesi nel buio di una crisi lunga e profonda, ed è stato confermato dal Governo, che ne ha impugnato più articoli, che era anche una legge sbagliata e contro le norme nazionali. Le tanto sbandierate semplificazioni che avrebbero dovuto rilanciare l’edilizia altro non sono che una deregulation totale e rischiano di rovinare l’ambiente e il paesaggio: lo Stato ha evidenziato come entrino in conflitto con le norme nazionali poste alla base della tutela del paesaggio. Questi sono i grandi temi che noi abbiamo voluto sollevare e sui quali ci siamo battuti, dal punto di vista politico. Abbiamo cercato di farlo sia con la critica, sia costruttivamente, essendo propositivi anche sulla sanità, che potessero migliorare la situazione. 

A beneficio, ammetterà che è stato un anno molto complicato…

Un anno difficile certamente da amministrare e questo è fuori discussione, a causa della pandemia, ma fatto di scelte nelle quali noi non ci riconosciamo e che abbiamo provato a correggere, per quanto nelle nostre possibilità. Abbiamo vissuto un anno di annunci, di conferenza stampa, di spot di cose che poi non si sono verificate o che sono state realizzate in modo diverso da com’erano state anticipate.

Una delle ultime delibere votate in consiglio è quella sul piano di sicurezza integrato. Il Partito Democratico si è astenuto. Se fosse un voto sulla pagella, sarebbe pari a un 6 meno?

Non mi permetto di dare voti, è evidente che la pensiamo in modo diverso su tutto rispetto al centro destra, questo significa essere alternativi.  La sicurezza è stato l’ultimo dei temi politici sollevati, che dovrebbe tenere insieme tutto il centrodestra ma che poi sul dibattito sul piano integrato come loro lo definiscono, Lega e Fdi sono divisi, quindi ciò dimostra che la maggioranza è anche litigiosa. Sul tema sicurezza ad esempio loro hanno un’impronta molto diversa, orientata al controllo, all’uso delle telecamere, alle body cam, senza tener conto di tutto quello che è complementare ma fondamentale come l’inclusione sociale, la rigenerazione urbana, l’intervento culturale, la formazione continua degli operatori. Non serve solo la tecnologia per il controllo ma un insieme di elementi, solo così si può parlare di un sistema integrato di sicurezza. Loro hanno puntato solo su una parte, quindi dando una piega legittima per loro ma per noi sbagliata, che è quella del controllo.

Il motivo dell’astensione qual è stato?

La delibera presenta due misure che sono giuste: il piano prevede uno stanziamento di un milione e seicentomila euro che, come detto loro hanno allocato totalmente alle body cam e alle telecamere. Scelta che non abbiamo condiviso. Però hanno inserito anche misure apprezzabili quale l’integrazione dei dati tra le diverse forze di polizia, e le agevolazioni per i tassisti, affinché possano mettere nelle loro auto le telecamere di sicurezza, a tutela del loro lavoro, della loro personale incolumità e quella dei passeggeri. Ma nella seconda parte del piano temi quali inclusione e rigenerazione sono ridotti a semplici titoli, senza stanziamento di risorse. Questo li rende solo annunci sulla carta, che non hanno effetto pratico. Taxi e integrazione dei dati ci hanno convinti all’astensione.

Qual è il vostro modello di sicurezza integrata?

Il nostro modello è quello della città di Torino, guardando in particolare al lavoro fatto negli anni sul quadrilatero romano, o per esempio in zona san Salvario. Sono aree che abbiamo sottratto alla criminalità e restituito ai cittadini, rigenerando il territorio portando la vitalità, i locali, la qualità. Al controllo deve essere coniugata la fondamentale visione complessiva del territorio, fatto da molti fattori che sono appunto la qualità della vita del territorio, i servizi che vengono offerti: oggi quei quartieri sono qualcosa di ben lontano a ciò che ricordiamo negli anni ’90. Ma è stato il frutto di un lavoro che ha coniugato, appunto, la rigenerazione urbana che ha favorito il ritorno della socialità, la nascita di locali e di una movida regolare, associazioni che hanno attivato iniziative di interazione con il territorio. Questo è il modello di sicurezza integrata al quale noi guardiamo.


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