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mercoledì, 29 Maggio 2024

Morti sul lavoro, Torino al secondo posto

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

di Moreno D’Angelo
Continua a essere impressionante il dato delle vittime sul lavoro nel nostro paese. 919 morti tra gennaio a fine novembre 2014. E’ il bilancio dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering di Mestre, elaborato sulla base di dati Inail. Sorprende, analizzando i dati su base provinciale, che Torino si collochi in questa triste classifica al secondo posto con 24 vittime, preceduta da Roma (30), e che Cuneo sia quinta (15), davanti a Milano e Palermo (13).
Su base regionale il Piemonte registra complessivamente 60 morti. Dopo Lombardia (80), Emilia Romagna (68) e Puglia (65). Si tratta di un dato drammatico e sconcertante, come conferma il presidente dell’Osservatorio mestrino Mauro Rossato: «Non si rileva alcuna significativa inversione di tendenza». Infatti la diminuzione del fenomeno rispetto al periodo 2013 è limitata al 3,9%.
I settori più coinvolti in questa drammatica contabilità sono quello delle costruzioni (99 vittime che incidono per il 14.5%), seguito dalle attività manifatturiere (12,6% e 86 infortuni mortali) e dai trasporti e magazzinaggi (9,8% e 67 decessi). Partendo dall’incidenza della mortalità sulla popolazione lavorativa al primo posto si colloca la Basilicata con un livello 88,9 rispetto a una media nazionale del 30,4, davanti al Molise (80,4) e alla Puglia (56,2).
Un vero dramma collettivo che testimonia quanto ci sia ancora da fare nella difesa fondamentale di chi lavora. Per la sicurezza non bastano “i caschetti” che politici, attori e protagonisti della vita pubblica indossano nelle visite ai cantieri. Serve una più incisiva presenza degli ispettorati del lavoro che vantano organici troppo limitati. A queste classifiche sfuggono certamente alcuni morti che si registrano tra i disperati che operano clandestinamente in poderi e in boite, campi dove regna illegalità. Morti che finiscono in sacchi neri e non possono essere conteggiati.

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