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venerdì, 24 Maggio 2024

Marco Grimaldi: “Torino vuole la legalizzazione della cannabis”

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«Torino è pronta a legalizzare la cannabis, a livello terapeutico e non solo». Marco Grimaldi, consigliere di Sinistra Ecologia Libertà, da sempre molto attivo sul tema, non ha dubbi. Assieme al collega in Silvio Viale, lo scorso 14 gennaio ha proposto un decreto, poi approvato in Sala Rossa, per chiedere che la sostanza finora illecita possa essere coltivata, venduta e consumata. Non solo. I farmaci a base di cannabis, già in uso in Italia dal 2006 ma importati dall’Olanda, dovrebbero cominciare ad essere prodotti qui, minimizzando i costi ora proibiti per pazienti oncologici e cronici.
Grimaldi, in Comune avete vinto un’importante battaglia. Per ora, però, nulla di concreto è cambiato. Come vi state muovendo a livello regionale e nazionale?
È vero, tutto quello che potevamo fare a livello amministrativo comunale l’abbiamo fatto. Ora siamo in contatto con le università di Medicina e di Agraria perché inizi una sperimentazione per la creazione di questi farmaci a base di cannabis. Questo è anche un buon modo per spronare la Regione Piemonte, senza l’approvazione della quale nulla può cambiare.
Riguardo a un tema spinoso come questo, come si pone Torino rispetto al resto d’Italia?
La nostra città sta facendo passi da gigante, ma va detto che il Piemonte è ancora indietro rispetto ad altre regioni. Veneto, Toscana, Liguria e Puglia stanno cercando di eliminare l’importazione dall’Olanda dei farmaci a base di cannabinoidi: una strada che noi iniziamo a percorrere adesso.
La legge Fini – Giovanardi, conosciuta per la sua durezza per quanto riguarda le droghe leggere, impedisce però ogni reale cambiamento in Italia. Secondo lei è destinata a durare?
Il 22 febbraio il tema sarà affrontato dalla consulta. Le speranza che la legge venga modificata sono alte. Noi, nel frattempo, continuiamo a lavorare a livello locale, perché è da qui che iniziano a cambiare le cose.
A proposito: che la produzione locale dei farmaci a base di cannabis porterebbe vantaggi ai malati è cosa ovvia, ma lei pensa che in generale i cittadini siano pronti alla legalizzazione delle droghe leggere?
Sì, senza alcun dubbio. Il cambio di mentalità è già avvenuto, non solo all’interno di noi politici e della comunità scientifica (che stiamo sollecitando), ma anche in quello dei comuni cittadini.
Torino come Amsterdam, quindi?
No, non vogliamo che la nostra città diventi una Disneyland delle droghe leggere. Abbiamo in mente un modello molto più simile a quello spagnolo che a quello olandese, con la cannabis usata a scopo terapeutico oppure prodotta e venduta dai singoli o da cooperative agricole. Il controllo, ovviamente, dovrà essere capillare.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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