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lunedì, 27 Maggio 2024

Lista Falciani 2: i soldi delle frodi fiscali in paradiso

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di Moreno D’Angelo

Il sospetto è che operassero per far sparire all’estero, rendendoli irrintracciabili, fondi provenienti da probabili frodi fiscali per conto di pochi clienti dalle forti disponibilità. Una vera rete, secondo quanto fino ad ora stabilito dalle indagini in corso portate avanti dai Pubblici ministeri Alberto Perduca, Marco Gianoglio e Vito Destito della Procura di Torino, che coinvolgerebbe almeno dodici promotori finanziari attivi in una trentina di città italiane tra le quali Torino. E l’elenco potrebbe ulteriormente allungarsi.
C’è voluta una rogatoria internazionale per consentire l’acquisizione di una lista di nomi definita “Falciani 2” dal nome del tecnico informatico italo francese Hervè Falciani, che ha operato la sua vendetta da ex dipendente della banca svizzera Hsbc, aprendo un concreto spiraglio su un fenomeno ben noto ma molto difficile da reprimere. E lo ha fatto comunicando i nominativi dei presunti evasori alle autorità di diversi stati.

Questo ha innescato perquisizioni tra consulenti e promotori che operavano tra Italia e Svizzera, secondo quanto disposto dalla procura di Torino, che ha attivato il Nucleo di polizia tributaria. Anche la guardia di finanza, nell’ambito di questa operazione, ha messo nel mirino l’abitazione di un consulente finanziario della banca Hsbc, filiale di Lugano. Il consulente sotto indagine, insieme ad altri complici, avrebbe svolto abusivamente attività di raccolta del risparmio e promosso investimenti per conto e nell’interesse della banca privata elvetica. Insomma avrebbe operato senza l’abilitazione all’esercizio di attività finanziarie in Italia.

Il giro dei fondi da far “sparire”, dopo la raccolta in Italia, prevedeva un primo deposito presso conti anonimi nella filiale di Lugano e poi il volo e la loro reintestazione verso società off shore dei consueti paradisi fiscali. Il meccanismo prevedeva anche il ricorso a società scudo che consentivano non solo di evadere il fisco ma anche di garantire che i guadagni sugli investimenti finanziari sfuggissero totalmente alla tassazione europea.

La lista Falciani accese le cronache dell’anno scorso per i prestigiosi nomi coinvolti, in odore di evasione fiscale, in quella che venne definita come la “Swiss Leaks”. Nell’elenco, star dello spettacolo, campioni dello sport, protagonisti della moda, della finanza, della politica erano affiancati da trafficanti e faccendieri al servizio di ricchi dittatori.

Ora è la “Falciani 2” ad impegnare gli inquirenti con nuovi nomi.
La questione Falciani ha destato molto clamore e merita un breve cenno per quanto di rilevante è accaduto l’anno scorso oltre la mera cronaca. I fatti connessi alla vicenda hanno implicato un primo pronunciamento della Cassazione su questa delicata materia. Una sentenza che ha confermato come il fisco nella sua lotta all’evasione possa utilizzare dati bancari copiati di nascosto da un impiegato infedele e consegnati alle autorità. Nel dettaglio la sentenza della Suprema corte ha affermato: «Sono utilizzabili i dati acquisiti da un dipendente infedele di un istituto bancario senza che assuma rilievo l’eventuale reato commesso e la violazione del diritto alla riservatezza dei dati bancari, che non gode di tutela nei confronti del fisco».

Proprio sui conti esteri non dichiarati le nuove disposizioni legislative ora impongono il pagamento delle imposte e delle sanzioni annesse bloccando quel fenomeno legato ai vecchi condoni espressioni dei governi Berlusconi-Tremonti. E il segreto bancario? Su questo la Cassazione ha risposto affermando che la sua ipotetica violazione commessa in Svizzera non costituisce reato in Italia, dove invece tutti i cittadini hanno il dovere «inderogabile» di pagare le tasse.

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