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venerdì, 24 Maggio 2024

Legge Fini-Giovanardi, una guerra civile strisciante

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Come in una guerra, la legge Fini-Giovanardi bocciata ieri dalla Corte Costituzionale, ha lasciato sul campo morti, feriti e macerie.
Non è un eufemismo. Grazie a quelle norme inserite nel pacchetto sulle Olimpiadi invernali di Torino, lo stesso con cui venivano abbassati i criteri di controllo per il doping, sono stati sdoganati i peggiori fanatismi culturali e istituzionali.
L’esito nefasto di questa operazione ha permesso omicidi di stato e vere e proprie persecuzioni verso alcune categorie di persone.
Può sembrare incredibile, ma tale aberrazione legislativa nacque probabilmente per l’incontro di due fattori che poco o nulla centrano con la salute delle persone.
Il primo era il piano, più volte messo in pratica da Gianfranco Fini, di colpire il mondo dei centri sociali e dei movimenti che allora come oggi portavano avanti campagne antiproibizioniste e non solo sulle droghe. Il secondo, l’affermarsi di una lobby iperminoritaria nel campo scentifico, ma molto determinata a occupare posti di potere che faceva capo a Giovanni Serpelloni e all’ambito “culturale” del neobiodeterminismo.
Se non ci fossero stati Stefano Cucchi, Federico Aldrovandi, Stefano Gugliotta, Giuseppe Uva e i tanti sconosciuti che sono morti anche grazie alla legge non più in vigore, si sarebbe potuto persino ironizzare sulle idee che sorreggevano quel patto scellerato.
Le droghe leggere messe sullo stesso piano di quelle pesanti, famiglie terrorizzate con notizie tendenziose che parlavano di danni cerebrali anche solo dopo un’assunzione di marijuana.
Anni di carcere che paradossalmente si riversavano più sui consumatori di hashish che su quelli di cocaina tra cui ovviamente spiccavano molti rampolli della destra romana e milanese “graziati”, guarda il caso, nei mesi successivi all’applicazione della legge stessa.
Un potpourri di stupidaggini senza senso che si aggiungevano a quella gestione politica della paura della gente di cui la destra fece il suo cavallo di battaglia.
Ai diversi, immigrati, omosessuali, diversamente abili, si aggiungevano di nuovo i “drogati”, e si traducevano così in voti i più beceri sentimenti popolari.
Ma la Fini-Giovanardi ha anche riportato indietro le lancette nel dibattito tra le generazioni, dentro le famiglie dove si è tornato a controllare anziché parlare, sui luoghi di lavoro e in genere nella società.
Come durante i periodi di dittatura, le persone più ignoranti e reazionarie, quelle che tutto semplificano per rafforzare le proprie assurde convinzioni, hanno preso la parola e forti del cappello istituzionale sono tornate a spargere miseria umana e relazionale.
E così ci siamo trovati, per fare un esempio, con i divieti di fumo nelle scuole o con i concerti che sono diventati luoghi occupati militarmente da agenti e cani antidroga, anziché momenti di svago e divertimento.
Forse uno spettro, il fantasma di Cesare Lombroso, ha abitato parte delle coscienze di questo Paese negli ultimi anni.
Ma potrebbero essere altri spiriti nazionali, come quelli di Franco Basaglia o don Andrea Gallo, a tornare presto ad abitare i cuori e le coscienze di tutti noi.
Ce lo auguriamo.
Paolo Sollecito

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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