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lunedì, 27 Maggio 2024

L'aquila del Kosovo vola sui Mondiali 2018 grazie a Shaqiri e Xhaka

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

Un gesto con le mani e l’aquila della Grande Albania del Kosovo vola sui Mondiali 2018 a Kiev. Ci hanno pensato gli “svizzeri” Xherdan Shaqiri e Granit Xhaka, che durante il match tra Svizzera e Serbia non esitano a festeggiare i goal con le mani aperte a simboleggiare l’aquila a due teste, simbolo albanese e dell’indipendenza del Kosovo.
Sono i giocatori elvetici di origine kosovara: Shaqiri, Xhaka e Behrami. Per loro Serbia-Svizzera non è una partita come le altre, visto le ostilità e la guerra.
E non fanno nulla per evitare le provocazioni. Anzi. Le alimentano come ad esempio Shaqiri che prima della sfida sul proprio canale Instagram pubblica la foto con gli scarpini che indossa ai Mondiali in Russia: a destra sulle Nike Mercurial ha fatto stampare la bandiera del Kosovo, a sinistra della Svizzera.
Lo nota il consigliere comunale UDC Tuto Rossi, che su Facebook scrive: «La Federazione Svizzera di Calcio permette a Shaqiri di entrare in campo contro la Serbia con quella bandiera pitturata sulle scarpe, vuol dire che i nostri dirigenti sono totalmente imbecilli».
«Shaqiri dovrebbe ringraziare la Svizzera per aver accolto i suoi familiari in difficoltà e di farlo giocare». «Quella guerra, tra Serbia e Kosovo, ha fatto milioni di morti per degli odi razziali medioevali sconosciuti alla cultura Svizzera della convivenza». «Se fosse intelligente, Shaqiri dipingerebbe la bandiera kosovara sulla sinistra e sulla destra ci metterebbe quella della Serbia». «Così dimostrerebbe al mondo di aver appreso la cultura Svizzera di pace e convivenza tra etnie e religioni diverse».
«Se lo lasciano andare in campo con quelle scarpe, lancio una petizione per sostituire tutti i dirigenti della Federazione Svizzera di calcio. A costo di farlo da solo!»
Invece Shaqiri in campo scende con quelle scarpe. Non solo. L’ex giocatore dell’Inter segna e festeggia raffigurando, come detto, l’aquila con le mani. E lo stesso fa Xhaka. Vince la Sizzera 2 a 1, ma la polemica è molto accesa.
Shaqiri a fine partita non risponde: «La mia esultanza dopo il gol al 90′? Preferirei non parlarne, diciamo che ero molto emozionato dopo aver segnato».
Nessun commento neppure da Xhaka, che in passato aveva espresso di giocare nella nazionale del Kosovo, ma, siccome aveva già esordito in quella Svizzera, non poteva farlo, mentre il fratello, Taulant, gioca in quella albanese.
Il padre dei due Xhaka, va ricordato, è stato detenuto per tre anni e mezzo per motivi politici. Quando uscì di prigione emigrò in Svizzera, a Basilea, dove sono nati Granit e Taulant.
Shaqiri arrivo invece in Svizzera da piccolissimo, visto che è nato proprio in Kosovo.
Ora la Fifa potrebbe multarli o addirittura squalificarli per quel gesto, che non ha entusiasmato neppure il ct degli svizzeri Vladimir Petkovic, bosniaco di origini croate e naturalizzato svizzero, il quale ha sostenuto che «bisogna concentrarsi sul calcio, una passione che unisce le persone. Ed è importante mostrare rispetto». Poi ha aggiunto: «È chiaro che nel momento del gol un calciatore senta emozioni particolari. Però credo che tutti noi dobbiamo lasciare fuori la politica dal calcio».

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