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lunedì, 20 Maggio 2024

L’appetito vien…leggendo

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

Ai tempi dei romani nelle taberne il cibo offerto era semplice, in genere pane e zuppa di pesce, poca carne e vino di bassa qualità.
Dal 1500, con lo sviluppo del commercio migliorano le locande che cominciano ad offrire piatti diversi, aumentano le minestre e al vino si affianca la birra. Gli osti sono autorizzati a vendere agli stranieri oltre che del vino, anche del pane e del formaggio.
In quel periodo nacquero anche le insegne (appese) per dare la possibilità di scegliere e quando il locale era pieno, venivano tolte.
Dal 1700 in genere il servizio sia presso i nobili che nelle locande era a buffet (servizio alla francese) cioè tutti i piatti preparati, venivano messi sulla tavola (prima i piatti freddi poi quelli caldi) ed ogni persona si serviva.
In genere veniva compilata una “minuta” con l’elenco di tutto quello che c’era da mangiare.
Il menù, come lo intendiamo oggi, fu creato alla metà dell’800 dal nobile russo Kurakin ambasciatore a Parigi che stabilì alcune regole per le portate ed anche loro numero: tredici.
Le minestre dovevano essere due una più leggera e l’altra più densa, le carni bianche andavano servite prima delle rosse ed i contorni non si potevano ripetere ad eccezione dei funghi e dei tartufi.
Il menù doveva essere equilibrato, tenere conto della “ragione” per cui andava preparato. Non era sufficiente che fosse corretto dal punto di vista gastronomico, ma doveva anche ispirarsi al “carattere” di chi organizzava il pranzo e tenere conto anche delle caratteristiche dell’invitato principale.
Nacque così l’abitudine di scrivere il menù dedicandolo all’ospite più importante che alla fine, se il pasto era stato di suo gradimento, lo portava via per ricordo.
All’inizio del 900, venne data molta importanza anche alla forma grafica del menù ed il fatto che questo periodo storico coincidesse con l’avvento dello stile del Liberty, favorì la nascita di veri e propri capolavori artistici.
In questi ultimi anni, insieme ad una maggiore attenzione alla qualità del cibo, si è tornati a ridare al “Menù” la sua centralità.
Una recente ricerca ha dimostrato che ciò che ordiniamo al ristorante ha poco a che fare con quello che desideriamo, ma tutto dipende da cosa e come è scritto il menù.
Difficile scegliere una pasta al pesto o un’insalata mista…più facile scegliere un piatto di “Spaghetti con datterini e pesto al profumo del sud” o una “Insalata croccante con pomodorini di Pachino condita con vinagrette”.
Gli esperti affermano che, nei menù più i piatti sono descritti e più ci sembrano buoni e che le portate più scelte sono quelle scritte all’inizio e alla fine della lista.
Niente cose complicate però, il menù deve essere chiaro, semplice nei caratteri e negli spazi. Un buon grafico è importante, ma non si deve dimenticare la storia del locale ed il territorio.
Attenzione agli errori ortografici, alle correzioni ed alle macchie, fanno scappare i clienti.
Buon appetito …..anzi Buona lettura

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