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giovedì, 28 Ottobre 2021

L'Anpi sui Forconi

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Redazione
Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

L’Anpi Provinciale di Torino ha chiesto oggi un incontro urgente al Sindaco e al Prefetto di Torino per esprimere la propria forte preoccupazione per la  situazione che potrebbe determinarsi nella nostra città nei giorni dal 5 al 9 dicembre. Sembra assai prevedibile – anche perché annunciato attraverso siti internet, quali il “Novedicembre” – il ritorno delle manifestazioni dei cosiddetti “forconi”, che un anno fa hanno paralizzato Torino, creando disagi alla cittadinanza e violando apertamente, con azioni diffuse di teppismo, intimidazioni e minacce, i diritti tutelati dalla Costituzione. Sono ,inoltre, da non sottovalutare le parole d’ordine con cui i “forconi” si presentano quest’anno: “iniziano le ostilità”, “non faremo prigionieri”, “vogliamo il tribunale speciale per i politici” non sono certo espressioni accettabili all’interno di una democrazia.
Crea ulteriore inquietudine, che si avverte in buona parte della società civile, la consapevolezza che l’anno scorso gli atti di violenza perpetrati dai “veri italiani” – come si definirono gli organizzatori –  ebbero l’appoggio e il sostegno di soggetti politici che si richiamano esplicitamente al fascismo. Si tratta di organizzazioni presenti nel nostro territorio, sempre pronte a dare alle dimostrazioni di disagio popolare, in buona parte legittime e anche condivisibili, il carattere di manifestazione autoritaria, eversiva e nazionalistica. Tale strumentalizzazione fu percepita, nel dicembre 2013, da buona parte degli originari organizzatori che si dissociarono rapidamente.
L’Anpi ribadisce con forza che utilizzare le difficili condizioni economiche e sociali che stiamo vivendo per scatenare una “guerra tra poveri”, invece di incanalare le giuste rivendicazioni verso l’uso degli spazi e degli strumenti garantiti dalla Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza, non ha altro effetto se non quello fomentare ulteriori ragioni di disagio. In che senso e in che modo una manifestazione sporadica, e per di più violenta, può migliorare le condizioni di vita dei cittadini e dei lavoratori? La democrazia vive di partecipazione quotidiana (e non di antipolitica a buon prezzo), di formazione (e non di approssimazione e ignoranza), di dibattito (non di slogan da stadio) e di mobilitazione continua (e non di iniziative spot per avere l’attenzione dei media).
Per tutti questi motivi l’Anpi ha mobilitato le sue sezioni perché ritiene che ciascuno, in un momento delicato e difficile, debba fare la propria parte. Chiede, altresì, alle istituzioni tutte di vigilare e, nel caso, intervenire, affinché la Repubblica, nata dalla lotta di Liberazione dal fascismo e dal nazismo, e la Costituzione, che rinnega i valori su cui i due regimi totalitari edificarono la loro idea di società, siano tutelate e affermate nell’azione quotidiana delle Istituzioni e dei cittadini.

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