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mercoledì, 29 Maggio 2024

La rottamazione della scuola di Matteo Renzi

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

Inizia a delinearsi la struttura di quello che, ai nastri di partenza, nel giorno del renziano “Big Bang” del 29 agosto (la prima conferenza stampa dopo l’estate, che ha annunciato lo Sblocca Italia e la riforma della giustizia), aveva tutte le caratteristiche per rivelarsi come un vero pasticcio. La riforma della scuola era stata annunciata e poi rinviata, nascosta dalle luci dei media per qualche giorno ma alla fine presentata.
La furbizia di Matteo Renzi ha consigliato un percorso più accorto e disponibile per la riforma della formazione. Non è certamente tempo, avranno pensato a Palazzo Chigi, di fornire altre argomentazioni a coloro che all’epopea della rottamazione non credono. “Propongo che per un anno tutta Italia – destra, sinistra, nord, sud – discuta di come insieme vogliamo rifare la scuola, perché non la può rifare Renzi o il ministro: o la rifà una comunità o sarà l’ennesima riforma calata dall’alto. Non facciamo come gli altri che hanno annunciato la riforma della riforma della controriforma e siamo tutti usciti matti”, così il premier ha aperto i battenti della riforma della scuola, giocando astutamente su due tavoli: su quello della tempistica, preparando il terreno ma rinviando i primi decreti a gennaio, e su quello della pubblicità, regalando illusioni di partecipazione ma ovviamente delineando il progetto di scuola del governo.
Renzi insegue il mantra del suo mito Tony Blair: “Education, education, education”, che sembra siglare un patto a tre fra Governo, scuole e aziende. Per battere il “morbo della supplentite”, così lo ha definito il premier, il governo si è detto disponibile a stabilizzare 100mila precari ma in cambio pretende che i neoassunti rinuncino agli scatti di anzianità per lasciare così il posto a scatti di carriera legati al merito. L’apprendistato sarà rafforzato nella misura in cui arriveranno importanti incentivi per spingere gli investimenti dei privati nella formazione. La renziana rottamazione della scuola italiana ha aperto un altro cantiere, non affatto guarito dalla malattia della spasmodica “annuncite”.

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