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giovedì, 27 Gennaio 2022

La rabbia dei parrucchieri: “Il governo con l’apertura a giugno ci mette in ginocchio”

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Redazione
Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

Il 4 Maggio inizia la cosiddetta fase 2 della lotta al covid 19, che dovrebbe portare a una parziale riapertura delle attività produttive della nostra Nazione.

Tale fase, inizierà dopo quasi sessanta giorni di chiusura forzata, in cui il tessuto economico, ha visto in molti casi evaporare posti di lavoro o addirittura paventare una possibile definitiva chiusura di attività, che già prima della crisi, avevano a che fare con la concorrenza sleale o semplicemente si sentivano oppresse da un sistema burocratico e fiscale che soffocava molte piccole e medie imprese.

Tuttavia, la fase 2 inizialmente non sarà per tutti; si inizierà gradualmente con quelle imprese che si pensa siano a “minore rischio” come le manifatturiere, o quelle del commercio all’ingrosso. Potranno riaprire le attività come bar e ristoranti, ma solo per l’asporto, quindi senza consumare il classico caffè al banco o senza la possibilità di godersi una cena o un pranzo seduti comodamente al tavolo, e così, successivamente, un secondo capitolo di mini riaperture si avranno dal 18 Maggio.

Dall’1 Giugno potranno – salvo sorprese – riaprire tutte quelle attività che riguardano la cura della persona, quindi parrucchieri e centri estetici; e proprio queste categorie sono molto preoccupate dalla misura del governo, che a dir loro le penalizza in maniera eccessiva e rischia di mettere definitivamente in ginocchio tantissime piccole o medie attività che danno “da mangiare” a tantissimi dipendenti;

Siamo stati contattati da Domenico Lorenzo e Tito, i soci di Attilio Barber shop, uno dei più importanti e più noti parrucchieri storici uomo – donna di Torino. Attilio in questi ultimi anni ha visto crescere il proprio business allargando anche al settore dell’estetica. Oltre alla sede storica di Corso Siracusa 66, allargata in questi ultimi anni, vi è quella per sole donne qualche isolato più in là, in corso Siracusa 76, il centro all’Auchan di corso Romania e nel cuore di Torino in via Carlo Alberto 23 aperto da pochi mesi, oltre, come dicevamo al centro estetico in corso Siracusa 72.

Le parole da parte dei tre soci per il provvedimento del governo, riguardante la fase 2, sono di sconforto e non nascondono la preoccupazione: “Abbiamo quarantacinque dipendenti di cui molti con famiglia, fra tutti i centri. Riaprire l’1 Giugno per noi è letteralmente una tragedia; un mese ancora senza fatturato non è pensabile anche perché le tasse incalzano così come le spese correnti”.

E ancora: “I ragazzi e le ragazze che lavorano non hanno ancora avuto accesso alla tanta attesa cassa integrazione, nonostante l’iscrizione della nostra azienda a un ente bilaterale, e in più, con i famosi 600 euro che forse diventeranno 800 per le partite iva, cosa ci facciamo? Non ci paghiamo nemmeno un affitto afferma con forza in questo caso Domenico. Qua ci sono quasi cinquanta famiglie, comprese quelle dei soci, che non possono più aspettare”. Parlano del loro lavoro che eseguono con passione e professionalità dimostrata dalla crescita dell’azienda in questi anni; “ora questa mazzata della riapertura a Giugno non ci voleva, anche perché come faremo a pagare le tasse? All’unisono sottolineano che “il governo ha praticamente deciso di affossare – testuali parole – il nostro settore senza darci nulla in cambio; il colpo di grazia – concludono- ci è stato dato ieri sera annunciandoci la riapertura a Giugno”.
Sicuramente il governo dovrà dare risposte nell’immediato sottolineano i tre soci: “il tempo delle parole è terminato, vogliamo fatti concreti per il futuro della nostra azienda e del nostro settore”.

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