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giovedì, 24 Settembre 2020

La manovra del popolo dimentica di aumentare le pensioni d’invalidità

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Redazione
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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

Scritto da Angelo Catanzaro

Come dimenticare la gioia del vice Premier e Ministro delle Politiche Sociali e dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, che il 28 settembre scorso aveva annunciato dal balcone di Palazzo Chigi di aver sconfitto la povertà e urlava pieno di orgoglio “ce l’abbiamo fatta…”.

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Anche noi poveri (in tutti i sensi) mortali eravamo entusiasti, pensavamo che da lì a breve oltre al reddito e alla pensione di cittadinanza ci sarebbe stato l’aumento della pensione d’invalidità da 285€ a 780€ equiparandole alle le “Pensioni di cittadinanza”, come era stato promesso in campagna elettorale dal Movimento 5 Stelle e dalla Lega. Ci avevamo quasi creduto anche perché a loro dire i diritti delle persone con disabilità erano in cima alla lista delle cose da fare. Il comma 255 (art. 1) è quello che specificamente prevede l’introduzione nel nostro ordinamento del reddito di cittadinanza e della pensione di cittadinanza.

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Le finalità del reddito di cittadinanza sono indicate all’interno della norma: “misura contro la povertà, la disuguaglianza e l’esclusione sociale […]. Il Fondo per il “Reddito e le Pensioni di Cittadinanza” previsto dalla legge di bilancio – che consta di 7,1 miliardi, di fatto esclude le pensioni e assegni di invalidità, cecità e sordità attualmente di importo pari a 285.66 euro.

Gli utenti che a dicembre 2018 hanno percepito tale pensione sono circa 1.072.000 e se si moltiplica tale cifra per 500 € di aumento promesso in campagna elettorale per 13 mensilità, dovrebbero essere stanziati a tale fine 6 miliardi e 968 milioni.

Sia chiaro, noi lo avevamo già chiesto anche ai passati governi, ma questa volta quasi ci avevamo creduto perché abbiamo visto l’impegno che ci hanno messo per creare il reddito e le pensioni di cittadinanza, salvo poi fare cassa con le mancate indicizzazioni delle pensioni delle italiane e degli italiani, nonostante l’articolo 38 preveda che “Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale”. E dunque gli assegni di invalidità devono rispondere a questa esigenza: assicurare quantomeno il mantenimento degli inabili. Ma se è così, 285,66  euro mensili, equivalenti a 9,21€ al giorno, possono garantire una vita dignitosa ad una persona?

Ora dobbiamo dircelo, il fatto che una persona con disabilità percepisca una tale somma è davvero vergognoso e la politica tutta a prescindere dall’orientamento dovrebbe trovare immediatamente una soluzione.

D’altronde se questo è davvero il “Governo del Cambiamento” non avrà difficoltà a reperire i fondi necessari, basterebbe attuare quanto promesso dal Movimento 5 Stelle: non acquistare più F35 e non investire più nella Difesa, salvo poi scoprire che proprio nella sua prima manovra finanziaria il governo ha confermato l’acquisto dei caccia prodotti dalla Lockheed, e se  tutto ciò non bastasse la Ministra della Difesa Elisabetta Trenta ha anche annunciato che entro il 2024 l’Italia spenderà per la Difesa il 2 per cento del prodotto interno lordo, cioè quasi 40 miliardi all’anno, più di 100 milioni al giorno (attualmente sono 64).

 

Angelo Catanzaro responsabile regionale Ufficio H UIL Pensionati Piemonte

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