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martedì, 25 Giugno 2024

La lunga marcia dei residui: cosa sono e come influenzano il Bilancio

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di Andrea Doi

Nella giornata di sabato vi abbiamo raccontato della fuga di notizie in merito all’istruttoria della Corte dei Conti, che ha infuocato il week-end politico torinese e ha innescato un acceso botta e risposta tra la maggioranza a Cinque Stelle e l’opposizione Dem in Sala Rossa. Il documento diffuso – preliminare e riservato – è diventato oggetto di dibattito, ma in realtà s’inserisce nell’ordinaria attività di controllo della magistratura contabile.
Un “incidente” che per l’opposizione è parso l’estremo tentativo del Movimento 5 Stelle a creare degli alibi nella settimana della presentazione del primo Bilancio interamente targato Appendino-Rolando, nonostante la Corte dei Conti abbia precisato che «siamo in una fase istruttoria e che non c’è nessun pronunciamento da parte nostra».

Per fare ordine in questa intricata “Wikileaks de’ noiatri” sui conti della città, abbiamo preparato un breve “bignami” con l’obiettivo di riassumere il merito della questione, proponendo dati e documenti di approfondimento.

 

Residui attivi e passivi: l’evoluzione normativa dal 96 ad oggi

Fino al 31/12/2015 vigeva un ordinamento contabile introdotto col Dlgs 77/1996 che fondava la contabilità pubblica sul principio di “competenza pura”. In parole semplici fu data maggiore importanza all’aspetto economico dei bilanci pubblici tant’è che fu affiancato al bilancio finanziario degli enti locali anche un vero e proprio conto economico mutuato dalle regole privatistiche. In questa fase storica perse importanza l’aspetto finanziario e di cassa. Negli anni successivi a questa riforma, anche in conseguenza dell’introduzione delle regole europee, si ridiede peso all’importanza della riscossione e dei pagamenti pubblici (vedasi la nascita del famigerato Patto di Stabilità) fino alla maturazione della consapevolezza che solo l’adozione di regole contabili omogenee in tutti i comparti dello Stato (dai Comuni in su), avrebbe consentito un migliore controllo della situazione finanziaria del paese e conseguentemente la sua permanenza nelle regole europee. Nasce su queste basi il Dlgs 118/2011 che introduce la cosiddetta “armonizzazione contabile”.

Naturalmente uno dei principali temi trattati dal Ministero delle Finanze con questo provvedimento fu la transizione da un sistema all’altro: cambiando il significato di crediti e debiti (residui attivi e passivi negli Enti Locali), occorreva regolamentarne l’evoluzione. A questo scopo nacque il famoso “Riaccertamento straordinario dei residui”, da cui origina il caso dei 300 milioni di cui ci stiamo occupando.

 

Cos’è cambiato con l’armonizzazione

Il riaccertamento straordinario dei residui è l’attività diretta ad adeguare lo stock dei residui attivi e passivi al 31 dicembre 2014, per gli enti che non hanno partecipato alla sperimentazione, alla configurazione del principio contabile generale della competenza finanziaria, la cosiddetta competenza finanziaria potenziata.

Il riaccertamento straordinario dei residui deve essere effettuato, con riferimento al 1 gennaio 2015, in un’unica soluzione, contestualmente all’approvazione del rendiconto 2014 anche in caso di esercizio provvisorio o gestione provvisoria. È adottato con delibera di Giunta, previo parere dell’organo di revisione economico-finanziario, e va trasmessa al Consiglio Comunale. Va evidenziata l’importanza della corretta redazione dei prospetti allegati alla delibera di riaccertamento straordinario, che permettono sia di determinare il fondo pluriennale vincolato da iscrivere negli esercizi contemplati nel bilancio, sia di determinare il risultato di amministrazione riferito al 1 gennaio 2015 da utilizzare anche come parametro di riferimento per la quantificazione dell’eventuale maggior disavanzo.

Nel caso di Torino questa procedura ha revisionato ogni singolo residuo attivo (credito) e ogni residuo passivo (debito), confrontandoli con il nuovo principio della “competenza potenziata” introdotta dalla riforma. Il risultato del riaccertamento, positivo per 347 milioni, ha richiesto l’istituzione di un fondo svalutazione crediti prudenziale che ha portato il saldo ad un disavanzo di 336 milioni.

La normativa sul passaggio dal regime di competenza a quello di competenza finanziaria potenziata consente di accantonare questo fondo in 30 esercizi rendendolo sopportabile al pur esile sistema finanziario degli Enti Locali italiani. Per i prossimi 30 anni, dunque, qualora non vengano riscossi per intero i crediti dell’ente, occorrerà iscrivere a bilancio 11,2 milioni di euro (vedi immagine), quale costo di armonizzazione. (leggi delibera 2015   leggi delibera 2016)

 

fondo

 

Serie storica residui attivi e passivi della Città di Torino

La Città di Torino, però, ha agito sulla partita dei residui attivi e passivi ben prima della riforma, mediante accertamenti ordinari e politiche di risanamento. Gli importi di questa tabella raccontano meglio di tante parole l’attività di “pulizia” effettuata negli anni sui residui.

tabella

 

L’istruttoria della Corte dei Conti e il bilancio di previsione

L’istruttoria della Corte dei Conti trapelata in questi giorni si concentra sulle somme spese nel 2015, finanziate da entrate ricevute negli anni precedenti e confluite nel cosiddetto avanzo vincolato. È su questo tema e non sulla consistenza del Fondo Svalutazione Crediti, giudicato “soddisfacente” dalla stessa Corte dei Conti (leggi a pagina 8 pronuncia del 2/2/2017), che la Città di Torino dovrà fornire informazioni.

Quanto incide, dunque, questo controllo di routine sul bilancio di previsione che Appendino sta predisponendo in questi giorni? Ben poco, considerato che se anche si modificassero gli addendi del riaccertamento straordinario, l’esito sarebbe comunque diluito in 30 anni e pertanto di modesto impatto immediato.

Nel bilancio preventivo Appendino deve, invece, affrontare ben altre sfide, che già nel 2015 e nel 2016 hanno dovuto affrontare le amministrazioni precedenti: la riduzione del fondo compensativo Imu/Tasi, l’aumento progressivo dell’FCDDE (ovvero il Fondo Crediti Dubbia e Difficile Esigibilità riferito all’anno del bilancio), i trasferimenti statali in diminuzione, il calo dei proventi delle mense scolastiche e la diminuzione della propensione a pagare le imposte e le sanzioni comunali di cittadini e imprese. Nel mentre Appendino, già in autunno, ha rilasciato roboanti dichiarazioni circa la volontà di non ridurre i servizi e la spesa connessa. Si trova quindi assediata da minori entrate e da promesse di spesa superiori alle possibilità dell’Ente. Ecco perché per quadrare il bilancio dovrà comunque ricorrere a dividenti (magari proprio quelli Smat), agli oneri di urbanizzazione, alle multe da doppia fila e altre battaglie moraliste.

I maligni sostengono che la fuga di notizie da parte di una gola profonda, tesa a creare un allarmismo ingiustificato, sia funzionale a rendere inevitabili tutte le cattive notizie che Appendino si appresta a comunicare alla propria maggioranza e alla Città nei prossimi giorni. Una mossa che tradirebbe un certo nervosismo, ma che è comunque servita a ricompattare i suoi, disorientati da alcune scelte della Giunta e della sindaca per niente in linea con il programma elettorale. Ringalluzziti come il consigliere comunale Francesco Sicari che su Facebook ha chiesto addirittura “la galera” per gli esponenti dell’ex maggioranza di centrosinistra.

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