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domenica, 23 Giugno 2024

La “giungla d'asfalto” a Torino: taxisti contro Uber

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Redazione
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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

Negli anni del mio secondo mandato di sindaco mi sono interessato personalmente del problema taxi non avendo dato la delega a nessun assessore.
Erano in ballo alcune questioni scottanti come il numero delle licenze e le tariffe. Allora c’erano i cosiddetti “padroncini” ed i “garzoni”. L’inflazione galoppava attorno al 20 per cento e per fissare un criterio equo per le tariffe si decise di creare un immaginario “paniere” dei prodotti di largo consumo: sulla base dell’aumento del costo di questi prodotti si concedevo l’aumento delle tariffe. Abbiamo lavorato sempre per contenere le spese di gestione dei singoli taxi, per creare una centrale unica telefonica, in locali messi a disposizione dal Comune. Inoltre operammo per creare due “cartelli”: uno per ridurre il costo del carburante con cinque grandi compagnie petrolifere e l’altro per ridurre le spese di assicurazione. Era stato messo allo studio anche un modello unico di vettura con un accordo con la Fiat per la parte meccanica e con una nota impresa di Fossano per la carrozzeria con tutte le parti smontabili (tipo il gioco del Lego dei bambini) e sostituibili rapidamente in caso di incidente evitando il fermo macchina.
Avevamo fatto un buon lavoro anche se le difficoltà, non lo nascondo non mancarono per trovare un accordo con tutti i singoli soggetti: allora c’erano ben sette organizzazioni rappresentative della difficile categoria. Poi le cose sono andate come sono andate (come ricorderanno i torinesi con i capelli brizzolati) e non ho più seguito le vicende dei miei concittadini taxisti.
Di fronte allo sciopero promosso la prossima settimana unanimemente dalla categoria ribadisco, come persona che è stata impegnata a livello istituzionale (37 anni di Sala Rossa in Municipio) che i taxi sono un servizio pubblico che richiede per essere esercitato delle regole e delle garanzie per tutta la cittadinanza. Non sono un nostalgico delle pratiche antiche. Un tempo i taxisti avevano addirittura una sorta di divisa con un cappello a forma tonda con una rigida visiera di bachelite e un lungo grembiule grigio; però, in nome di una presunta modernità non si possono infrangere le norme che garantiscono la vita civile di una comunità.
Si dice che con il nuovo sistema Uber proveniente da oltre Atlantico si riducono i costi: non lo metto in dubbio ma tale obiettivo si può raggiungere benissimo con altri sistemi.
La “giungla d’asfalto” è inconcepibile non solo per il servizio, ripeto dei taxi ma potrebbe estendersi facilmente ad altri settori. Il cittadino deve essere sempre tutelato dalle istituzioni pubbliche, come il Municipio, delegato per legge al governo del servizio taxi.
Conoscendo Fassino, da quando era ragazzo, ed avendolo seguito nel suo impegno politico e civile in questi ultimi 40 anni presumo che sarà irremovibile di fronte a questa nuova grana che si aggiunge ai tanti problemi che ogni giorno deve affrontare al governo di Torino Città Metropolitana.
Per gli handicappati, in modo particolare per i non vedenti, ai quali è stato messo in discussione il buono taxi del Comune a seguito di una singolare sentenza del Consiglio di Stato, si sono subito fatti avanti con offerta di servizio con sconto “i modernisti di Uber”, per catturare le simpatie della cittadinanza. Va detto però, per obiettività, che la voce dei taxisti non si è sentita quando si discuteva dell’abolizione dei buoni taxi per gli handicappati. Non si può avere la sensibilità a senso unico solo quando ci toccano il nostro portafoglio. E non si può strumentalizzare (per scopi politici) da qualche rappresentante della categoria con amici in Sala Rossa questa vicenda. Ripeto, sono fiducioso nell’azione del sindaco.

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