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lunedì, 24 Giugno 2024

La Commissione parlamentare sul caso Orlandi-Gregori e i dubbi sulla volontà politica

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Moreno D'Angelo
Moreno D'Angelo
Laurea in Economia Internazionale e lunga esperienza avviata nel giornalismo economico. Giornalista dal 1991. Ha collaborato con L’Unità, Mondo Economico, Il Biellese, La Nuova Metropoli, La Nuova di Settimo e diversi periodici. Nel 2014 ha diretto La Nuova Notizia di Chivasso. Dal 2007 nella redazione di Nuova Società e dal 2017 collaboratore del mensile Start Hub Torino.

Riuscirà la Commissione parlamentare bicamerale sui casi Orlandi Gregori a trovare finalmente un movente e i mandanti nei prossimi quattro anni di lavoro?  E’ da chiarire come, dopo diverse inchieste e due archiviazioni, il caso sia riaperto tra continue novità e immancabili depistaggi. Questo anche alla luce di quanto emerso  quest’anno  tra aperture in vaticano e in procura e improvvisi blocchi per l’iter della commissione. I dubbi restano, anche per le verità inconfessabili che restano secretate nel silenzio di chi sa e continua a tacere.

Dubbi che partono anche dai precedenti delle diverse commissioni d’inchiesta su diversi misteri italiani che, pur approfondendo, non sono riusciti a far emergere una definitiva verità per fare giustizia su casi dai risvolti drammatici, anche sul piano umano oltre che politico.

Ora sta per mettersi finalmente in moto  la Commissione Orlandi. La palla passa alla politica e ai quaranta parlamentari che formeranno la bicamerale, promossa da dem e cinquestelle, che avrà quattro anni di tempo per chiarire molte cose su uno dei più grandi misteri del 900.

Un passo importante  per nulla scontato dopo l’illusione di una rapida approvazione a seguito del voto plebiscitario della Camera del 23 marzo 2023. Dopo di che una serie di eventi hanno seriamente messo in discussione il suo passaggio in Senato. In questo ha certamente pesato il rilancio di quella discutibile pista sessuale che ha addirittura chiamato in causa la figura di Papa Wojtyla , riprendendo vecchie dichiarazioni di pentiti. Questo dopo che sia Vaticano (dopo decenni di silenzi e chiusure) che Procura di Roma avevano riaperto il caso promettendosi reciproca collaborazione. La chiamata in causa del papa santo vide protagonista proprio Pietro Orlandi in una sua dichiarazione dopo un lungo e atteso incontro con il promotore di giustizia vaticana Alessandro Diddi dell’11 aprile 2023.

La reazione dietro le mura leonine non si è fatta attendere con la chiamata in causa dello zio Mario Meneguzzi (accusato di molestie sulla sorella di Emanuela risalenti agli anni 70)) con media di tutto il mondo impazziti di interesse per la nuova pista sessuale. Una novità che di fatto, più che un depistaggio, ha rappresentato un chiaro segnale da parte della Santa Sede.  Un fatto che ha portato al blocco di una bicamerale che, ricordiamo, ha gli stessi poteri e limiti dell’autorità giudiziaria potendo procedere ad audizioni di testimoni (molti sono ancora in vita) e all’acquisizione di atti anche secretati e materiale probatorio sulle due quindicenni sparite nel nulla nel 1983.

Quello che è emerso è  un’attenzione dei media più di taglio scandalistico che legata ad una profonda analisi su un caso complesso che , dopo quarant’anni ,  continua a registrare  colpi di scena con l’emergere di misteriosi nuovi testimoni.

In ogni caso colpisce come una buona parte del mondo politico siano passati dal benestare alla commissione al suo blocco. Un segno che i diktat di partito hanno sempre il loro peso sulla coscienza individuale. Questo mentre il vaticano ha avuto mantenuto una posizione alquanto critica con una commissione liquidata dal promotore di giustizia Alessandro Diddi  come: “un intromissione perniciosa”.

Come ribadito in modo netto dal giornalista Fabrizio Peronaci, autore di infiniti interventi e libri sui casi Orlandi Gregori,  la pista sessuale è di fatto una bufala, mentre sarebbe evidente un legame con l’attentato al Papa polacco del 1981.  Ogni anni spariscono povere vittime legate a questa vergognosa realtà ma, nel caso Orlandi Gregori, vi sono troppi aspetti che non possono ignorare, a partire dagli otto appelli in mondo visione di Papa Wojtyla, di  quel contesto turbolento di guerra fredda che  caratterizzò quegli anni in cui la loggia P2 era potentissima, partendo dai fondi neri a Solidarnosc, al crack del banco ambrosiano con  la morte del banchiere Roberto Calvi, ai contrasti vaticani sull’ostpolitik,  e agli intrighi che hanno portato la vicinanza tra Chiesa e ambienti massonici e delinquenziali (Banda della Magliana), tra una miriade di depistaggi sui quali , dopo 40 anni, si potrà ancora fare chiarezza.   Per questo approccio politico e una doverosa contestualizzazione storica risultano quanto mai importanti per accertare motivazioni e mandanti del rimasti ancora nell’ombra del sequestro, o meglio allontanamento, di due quindicenni. Fatti  da collocare in un contesto storico politico internazionale quanto mai turbolento che diede il via alle prime crepe  dell’impero sovietico.

E’ da sottolineare come i depistaggi abbiano visto entrare in gioco anche le barbe finte dei servizi. Vi sono registrazioni e riscontri nel caso Gregori con inviti alla totale reticenza verso le indagini sulla presenza e sui contatti tra un uomo della gendarmeria vaticana e la quindicenne  Mirella Gregori.  Nel caso Orlandi vi  è il ruolo ambiguo del rettore di Sant’Apollinaire, dove Emanuela studiava,amico di Renatino De Pedis, diventato da Capo della Magliana ad ascoltato consulente e benefattore nelle sacre stanze .  Vi sono quegli sms  tra esponenti vaticani, denunciati più volte da Pietro Orlandi, in cui si fa cenno a spostamenti di oggetti o cose relative a Emanuela.  Fino a quelle voci maschili, poi cancellate dai servizi, in una inquietante e tristemente famosa cassetta in cui Emanuela verrebbe sottoposta a sevizie.

C’è chi mette in discussione il potere e la volontà della politica di fare chiarezza dopo diverse inchieste, un mare di ipotesi e soprattutto quell’archiviazione avvenuta nel 2015.  Tuttavia i giochi si sono riaperti e, in questo 2023, si è registrata l’apertura del Vaticano , dopo decenni di silenzi , con un nuovo fascicolo in Procura e soprattutto il travagliato passaggio  della commissione parlamentare bicamerale. Proprio la specificità politica e storia di questo caso complesso rende l’ attività della commissione parlamentare quanto mai significativa tanto da poter anche operare quella svolta mancata in tanti decenni di inchieste e speranze.

Un passo importante accolto con soddisfazione da Pietro Orlandi che da sempre, con le sue iniziative, ha tenuto viva l’attenzione su un caso che sarebbe finito da tempo tra i cold case buoni per interessanti reportage sui misteri italiani.

Concludiamo con l’eloquente commento e auspicio del deputato dem Roberto Morassut, Primo firmatario della proposta per l’istituzione della commissione d’inchiesta su casi Orlandi Gregori:  

“mi auguro che la Commissione bicamerale d’inchiesta possa operare presto e che sia al riparo da diatribe politiche e partitiche. Qui non si tratta di fare politica ma di raccogliere documenti, testimonianze e costruire una base documentale seria e approfondita che possa essere utile al lavoro delle magistrature. Quindi auspico che ogni partito si tenga al riparo da questo rischio. E dal rischio di offrire alibi a chi a questo organismo non ha mai credito o l’ha ostacolato proprio con l’argomento che altro non sarebbe stato che una ribalta per qualcuno. Questo per diradare le nebbie di oltre quarant’anni di false verità, depistaggi e sciacallaggi di ogni sorta”.

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