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venerdì, 21 Giugno 2024

Katy Skerl, la tomba è vuota. Una svolta per il caso Orlandi?

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Moreno D'Angelo
Moreno D'Angelo
Laurea in Economia Internazionale e lunga esperienza avviata nel giornalismo economico. Giornalista dal 1991. Ha collaborato con L’Unità, Mondo Economico, Il Biellese, La Nuova Metropoli, La Nuova di Settimo e diversi periodici. Nel 2014 ha diretto La Nuova Notizia di Chivasso. Dal 2007 nella redazione di Nuova Società e dal 2017 collaboratore del mensile Start Hub Torino.

Che quella tomba del Verano fosse stata trafugata era un mantra ripetuto da tempo. 

“Non mi credete, allora andate a vedere se quella tomba è stata trafugata?”

Un mantra ripetuto dal 2015 in ogni occasione da Marco Fassoni Accetti. Il fotografo, testimone reo confesso, che fece ritrovare il flauto di Emanuela Orlandi , avvolto in un giornale del 29 maggio 1985,  aveva quindi ragione da vendere su quella tomba vuota del Verano.

Un uomo, Accetti, che in un modo o nell’altro è sempre risultato coinvolto e informato su molti tragici episodi paralleli a quello di Emanuela Orlandi, la ragazza, figlia di un messo pontificio,  scomparsa il 22 giugno 1983.

Non a caso sulle sue dichiarazioni è stato prodotto un memoriale che, per quanto discutibile, traccia una serie di linee in questo mistero avvolto dalla nebbia più fitta da quasi 40 anni. 

Accetti iniziò a comunicare dopo la svolta che in Vaticano portò Papa Francesco al posto di Ratzinger. 

Su quali basi e perché ci si sia finalmente deciso di aprire quella tomba che avrebbe dovuto custodire i resti di Kety Skerl non è ancora chiaro ma in ogni caso tutto lascia pensare che si possa trattare di un autentica svolta. 

Kety Skerl era una bellissima ragazza diciassettenne, figlia di un regista svedese, entusiasta militante della sinistra studentesca che venne strangolata in una vigna della campagna romana a Grottaferrata nel gennaio 1984.

Una svolta, a sette anni dalle dichiarazioni di Accetti, sulla base della quale è stato aperto un fascicolo d’indagine.  Questo dando corso a un’operazione di verifica, che in tanti avrebbero auspicato si effettuasse da tempo, per dare risposte alle ipotesi e agli interrogativi resi sollevati anche da quegli evidenti segni di effrazione presenti sulla tomba. 

Per coloro che seguono con passione da tempo questa vicenda , come il giornalista Fabrizio Peronaci, potrebbe davvero trattarsi di un momento chiave per arrivare a una verità sul caso Orlandi.

Svolte importanti che potrebbero essere frutto di oscure trattative tra chi sa e tace (o esprime mezze verità con possibili ricatti) e chi da anni cerca una strada tra infinite testimonianze e depistaggi.

Il legame tra la Skerl e il caso Orlandi avrebbe come elemento chiave l’etichetta della camicia bianca del corredo funebre della povera Katy. Un etichetta la cui scritta  “via Frattina”  sarebbe stata non casualmente ripresa in un comunicato rivendicativo sul rapimento Orlandi  da parte del  gruppo Turkesh.  Un elemento che potrebbe costituire un’indicazione e un ponte con la sparizione di Emanuela. Insomma una prova di un possibile legame tra l’uccisione della Skerl e la sparizione di Emanuela Orlandi.  Un discorso certo discutibile, criticabile ma in ogni caso è stato fatto un importante passo avanti che potrebbe rappresentare un punto di svolta.  

Un dato insomma da far sparire nell’ambito  uno scontro durissimo avvenuto in Vaticano, nel cuore della guerra fredda, per contrastare quell’ost politik che portò all’attentato ad opera del lupo grigio Ali Agca. Ne segui una lotta senza scrupoli, anche sotto il Cupolone, tra fazioni in cui entrarono in gioco diversi soggetti e tra questi emerge una costante e riservata attenzione in particolare dei servizi francesi.  Dopo tutto una delle due fazioni in lotta avrebbe una matrice lituano francese.

Siamo di fronte a un caso incancrenito da decenni di depistaggi e mezze verità ed è evidente che le vere mosse avvengano fuori dai proclami mediatici. Anzi si tratta di approcci concreti di indagine che possono sottrarre la vicenda Orlandi e gli altri casi ad esso collegati a costituire delle affascinanti trame di  cold case per serial tv. 

In conclusione riportiamo come Accetti abbia anche più volte manifestato, oltre al discorso tomba Verano, l’intenzione che venga provato anche il suo ruolo di telefonista del sequestro, noto come l’amerikano. Un altro punto su cui non è mai stata fatta chiarezza indipendentemente dalle responsabilità e dalle vicende legate all’uomo cosiddetto “uomo del flauto”.  

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