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venerdì, 24 Maggio 2024

Isis: albori, amici e nemici originari

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

Da più di due mesi si parla solo di Kobane, come se l’ISIS esistesse solo dal mese di settembre e come se i soli nemici del gruppo terroristico fossero i curdi siriani e iracheni. L’Isis è una minaccia più longeva, insinuatasi nella guerra siriana come un morbo. Morbo che ha macchiato la rivoluzione siriana agli occhi del mondo e che ha costretto l’opposizione democratica siriana del FSA a combattere un altro nemico (oltre al regime di Assad), disperdendo più energie, più uomini, più munizioni per liberare la Siria da un secondo invasore.
La debolezza in cui vacillava la Siria dopo un anno e pochi mesi dall’inizio della rivoluzione siriana creò il terreno fertile per la crescita di questo gruppo terroristico originario di Baghdad, fondato da un giordano (al Zarqawi) che aveva combattuto con Bin Laden e che si era poi alleato con i separatisti curdi di Ansar al Islam.
La Siria all’inizio del 2012 vedeva sul campo l’originario fronte di guerra a cui si era già aggiunto un elemento estraneo: alle forze di Assad (NDF National Defence Force, branchia del SAF Syrian Arab Force, forze della sicurezza generale Idarat al amn al’amn, aeronautica, marina,esercito regolare e le forze paramilitari chiamate dai civili shabiha) in lotta contro il FSA (Free Syrian Army), neo esercito costituito da civili e disertori del regime con lo scopo di difendere il popolo dai soprusi dello stesso, era subentrato Jabhat al Nusra, affiliato di al Qaeda che si schierò affianco del FSA contro il regime siriano. Solamente nell’estate dello stesso anno entrarono in Siria le prime cellule del futuro Stato islamico che, con poche azioni di guerriglia, conquistarono alcune aree dell’est del Paese. Da questo primo obiettivo territoriale si può evincere lo scopo di questi criminali giacché si scelsero la zona siriana con il petrolio (regione di Deir Ezor). Enfatizzarono sui social network quelle poche azioni di guerra, decisero di chiamarsi “Stato” quando ancora non avevano un territorio, né potestà territoriale con legittimazione e, soprattutto, né indipendenza da altri enti. Quali erano gli enti da cui l’Isis dipendeva? Escludiamo da subito al Qaeda dalla quale l’Isis (allora ISI senza Siria) si era separato già nel 2005 e guardiamo alle strambe alleanze che solo una situazione complessa come quella mediorientale può creare: l’Iran, Paese sciita amico di al Maliki era naturalmente nemico dei separatisti sunniti iracheni.
Eppure, quando l’Isi entrò in Siria nel 2012, divenendo ISIS, l’amicizia con il regime di Assad era troppo forte perché l’Iran desse contro ai mercenari del regime siriano. È così che spuntano fuori due finanziatori dell’ISIS: 1) Assad che pagò gli uomini dell’ISIS per osteggiare l’espansione del FSA e, quindi, l’opposizione siriana democratica; 2) l’Iran che, amico di Assad, si fece forzatamente amico dell’ISIS in Siria. E’ così che l’amico dell’amico, seppur originariamente nemico, divenne amico. Altri finanziatori non legati ad Assad furono (e sono): facoltosi uomini di affari del Qatar che hanno devoluto ingenti somme di denaro come donazioni spontanee; Kuwait che ha dato soldi e uomini; l’Arabia Saudita che, ingenuamente, ha finanziato l’ISIS per ostacolare l’alleanza Assad-Iran, ignorando il fatto che l’ISIS lavorasse per il dittatore siriano.
Questo gruppo, che definirei prima criminale che terrorista, ha così messo radici nella Siria flagellata dalla guerra e, attraverso un’organizzata propaganda mediatica giocata sui social network ha chiamato adepti da tutto il mondo: Filippine, Giappone, Australia, America, Gran Bretagna, Norvegia, Olanda, Francia, Austria, Spagna. Il Paese che più ha contribuito alla crescita di braccia dell’Isis è stata la Tunisia, dalla quale sono partiti ben 2700 estremisti, tra cui molte donne fattesi poi esplodere come kamikaze. Anche il nostro Paese ha contribuito alla nascita dello Stato islamico; il Sottosegretario con delega per i servizi segreti italiani ha dichiarato che sono poco meno di 100 i nostrani arruolatisi per la causa. Causa di danaro, dal momento in cui gli adepti percepiscono un profumato stipendio. La religione, qui, è solo uno specchietto per poche allodole,“allodole” con una visione veramente distorta dell’Islam e con un odio sopito per il mondo occidentale. Per gli altri adepti è una facciata dietro cui celare i veri interessi di questa loro guerra parallela.
Guerra, quindi, che è ben lungi da quella per cui il FSA sta combattendo in Siria da tre anni; il Free Syrian Army lotta dimenticato dal mondo per liberare il Paese non solo dal regime dittatoriale di Assad, che bombarda luoghi pubblici (tra cui scuole) e tortura gli oppositori civili (presenti anche donne e bambini), ma da quando l’ISIS è entrato in Siria la formazione si batte anche contro gli estremisti che da subito hanno esercitato violenze contro gli stessi musulmani,“crocifiggendoli”, lapidandoli, bombardandoli, reprimendoli nella dittatura dell’estremismo religioso nei territori siriani che, sotto gli occhi indifferenti del mondo, sono passati dall’essere zone ambite da quattro radicali megalomani a territori costituenti un vero e proprio “Stato”.

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