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giovedì, 13 Giugno 2024

Intelligenza artificiale, Sergio Bellucci: “E’ una rivoluzione inarrestabile che va regolamentata”

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Moreno D'Angelo
Moreno D'Angelo
Laurea in Economia Internazionale e lunga esperienza avviata nel giornalismo economico. Giornalista dal 1991. Ha collaborato con L’Unità, Mondo Economico, Il Biellese, La Nuova Metropoli, La Nuova di Settimo e diversi periodici. Nel 2014 ha diretto La Nuova Notizia di Chivasso. Dal 2007 nella redazione di Nuova Società e dal 2017 collaboratore del mensile Start Hub Torino.

A Stefano Bellucci, esperto di innovazione tecnologica, intelligenza artificiale e comunicazione scientifica, intervenuto a un incontro promosso da Alleanza Verdi Sinistra a Torino sul tema della “democrazia digitale”, abbiamo posto alcune domande. In un fase in cui tutti parlano di intelligenza artificiale il suo contributo consente di inquadrare questa rivoluzione dirompente e senza confini in un quadro socio politico che pone  grandi interrogativi sul futuro. 

Lei ha previsto che l’IA si espanderà in modo esponenziale nell’immediato futuro, sviluppando forti conflittualità. 

Per il medio periodo sono ottimista, perché credo che l’umanità troverà modo per utilizzare questa tecnologia rivoluzionaria a livello globale, ma sono quanto mai preoccupato per la fase di passaggio, ora in avvio, in quanto gli squilibri per arrivare a un nuovo equilibrio, potrebbero essere molto pericolosi e ci   sarebbe bisogno di un governo di questo processo..

Un governo che non esiste.

Manca una politica in grado di capire questi processi e prendere le decisioni per rendere compatibile questo passaggio.

Un quadro poco rassicurante anche alla luce dei conflitti in corso? 

In realtà storicamente sarebbe la prima volta che una transizione così profonda venga governata politicamente. In genere storicamente questi passaggi hanno determinato conflitti (“so guere” ha aggiunto  in romanesco). Come detto manca una guida politica, ma io confido che, alla fine, l ‘umanità possa trovare una strada che nel medio periodo porterà a una società migliore.

Come si sviluppa questo conflitto e non c’è il rischio che questi supporti aumentino l’aggressività di realtà autocratiche?

Questi soggetti utilizzano questi strumenti come noi. Il mondo della comunicazione è da sempre in mano agli assetti di potere. C è un problema gigantesco tra occidente e resto del mondo, Cina in testa, che io vedo esprimersi nella divaricazione tecnologica.  Noi abbiamo assistito in questi trent’anni ad un   processo d’integrazione della tecnologia, per cui il mondo funziona sostanzialmente con un quadro omogeneo.   Operazione di embargo e interessi geopolitici potrebbero portare ad una accelerazione della tecnologica divergente. Un discorso che potrebbe avere effetti rilevanti sia in termini economici che sul piano geopolitico. Un cambiamento che non ha al momento una governance.  Occorre fare di tutto per porre dei limiti a questo processo di divaricazione tecnologica e per arrivare a un controllo di questo processo serve o molta politica e diplomazia. 

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