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giovedì, 1 Dicembre 2022

Il Parlamento nero. Cronaca di una morte annunciata

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Moreno D'Angelo
Moreno D'Angelo
Laurea in Economia Internazionale e lunga esperienza avviata nel giornalismo economico. Giornalista dal 1991. Ha collaborato con L’Unità, Mondo Economico, Il Biellese, La Nuova Metropoli, La Nuova di Settimo e diversi periodici. Nel 2014 ha diretto La Nuova Notizia di Chivasso. Dal 2007 nella redazione di Nuova Società e dal 2017 collaboratore del mensile Start Hub Torino.

L’incapacità di una sinistra divisa, potenzialmente rafforzata dai cinquestelle di Conte, ha determinato un disastro generale ampiamente prevedibile. Si apre una nuova fase con un parlamento dominato dai patrioti di Fratelli d’Italia (che nel 2018 avevano il 4,35%), e con Letta che rinuncia ad una nuova candidatura come guida dem, invitando a riprendere un non facile dialogo a sinistra promettendo una opposizione intransigente che sappia difendere principi europei e costituzionali.

La vera vincitrice è Giorgia Meloni che si è imposta come leader grazie soprattutto a quel 40% di voti risucchiati alla Lega di un Salvini che in questa campagna elettorale non ne ha azzeccata una.  Una vittoria di Giorgia più che del suo partito favorito da una sistematica opposizione e dall’appoggio alla politica estera condotta verso l’Ucraina. 

 Il risultato dei seggi a sinistra è impietoso ma, guardando la somma dei voti,  si capisce che si tratta di una crisi annunciata più per mancanza di alleanze  che per consistenti cali di consenso che in ogni caso ci sono stati. L’area della base progressista allargata Pd  Calenda e cinquestelle resta vicino al 43%.

Un quadro impietoso che ha visto  

Cottarelli battuto dalla Santanchè, Bonino fuori dal parlamento grazie all’inutile 13% ottenuto da Calenda leader di Azione, il deputato Emanuele Fiano (figlio di un sopravvissuto di Aushwitz) sconfitto da Isabella Rauti (figlia del fondatore del Msi) e  Lotito che arriva in Parlamento con i voti del Molise. I radicali si consolano con il successo milanese di Della Vedova contro Tremonti, mentre in Sicilia Caterina Chinniciè stata sconfitta   da Renato Schifani, revival di una Forza Italia che incredibilmente va oltre l’8%.

La debacle a sinistra comporterà un Parlamento  dominato dalle forze della destra sovranista in particolare da Fratelli d’Italia. Un quadro che ha messo in allarme tutto lo scacchiere europeo dopo il successo dell’estrema destra in Svezia.  

Un quadro favorito da un sistema elettorale iper criticato   (voluto da Renzi) che ha pesato sulla rappresentatività. Un sistema che ha ridotto i parlamentari (istanza di facile presa populista), annullato le preferenze (che comportano maggiore partecipazione), rendendo obbligatori gli accorpamenti nelle coalizioni per avere successo. 

Era evidente che solo un accordo con i cinquestelle avrebbe potuto consentire chance di successo al centrosinistra di fronte all’onda di consenso annunciato verso Giorgia Meloni, come ammesso lo stesso Letta parlando di campo largo nel suo commento a caldo dopo il voto. 

Di fronte ad un appuntamento così importante sono però prevalse giustificate e legittime polemiche dell’immediato legate alla crisi del Governo Draghi, rispetto a una visione di lungo termine. 

Non a caso tutte le forze che hanno coerentemente difeso il governo dei migliori sono state penalizzate. Certo Il Terzo Polo ha raggiunto un significativo 7,68%, ma i suoi consensi sono stati di fatto sottratti all’area dem e non a una Forza Italia che ha sorpreso tutti con il suo 8,19% dopo i Tik Tok e le gaffe di Silvio Berlusconi. 

Flussi

Dall’analisi dei flussi solo il 4% è passato dagli azzurri a Calenda mentre su tutto il centro destra ha pesato la calamita della Meloni, a partire dalla Lega che ha perso ben il 40% in direzione Fratelli d’Italia. 

La Meloni ha ottenuto 7,2 milioni di voti, di cui la metà proveniente da Lega (30% e 20% da Forza Italia,con un 17% dai cinquestelle e un 17% dall’astensione).

E Letta?  Dei 5,3 milioni di voti il 15% proviene dai cinquestelle, il 5% da Leu, il 10% dall’astensione e il 4% da partiti del centrodestra.

I rischi del nuovo parlamento 

E’ possibile che si ripeta lo scenario di un quadro parlamentare che, dopo i primi entusiasmi (che non dureranno molto, dato le ulteriori pesanti nuvole nere attese sulla nostra economia), non avrà attinenza con la realtà politica del paese.  Uno scenario vissuto e perdurante dopo lo tsunami grillino. Intanto la Meloni si sta dimostrando molto attenta nel costruire un governo che non allarmi gli Stati Uniti prima che l’Europa e si parla di un possibile, anche se non facile,  coinvolgimento di Mario Draghi nel nuovo esecutivo. 

Commenti dei partiti   

Ma vediamo alcuni commenti. La destra gongola di avere finalmente un governo votato dagli italiani che offrirà stabilità. Una vittoria e una scelta di cambiamento tutta ampiamente centrata sulla figura della vera vincitrice: Giorgia Meloni e non certo alle poco note anime del suo partito. E’ prevedibile che nel nuovo governo vi sarà il contributo di figure che vanno ben oltre il quadro sovranista..   

In ogni caso gran parte di questa massa di nuovi votanti della fiamma non si possono ritenere fedeli patrioti, pronti a sposare in toto   tesi che si ispirano al pensiero di Orban, Marine Le Pen e degli estremisti di Vox. Si tratta di persone (e di moltissimi giovani) che, alla ennesima ricerca di “cambiamento” hanno puntato su un personaggio che ha saputo condurre con coerenza il suo percorso politico all’opposizione.                                             Insomma permane un contesto di elettorato quanto mai liquido che, dopo aver premiato con consensi quasi plebiscitari Berlusconi e Grillo, ha ora proiettato sulla Meloni le sue speranze.

 Nel centrodestra un ammaccato Matteo Salvini  dichiara: “Eravamo in un governo come comparse”  rivendicando di aver , nonostante la debacle elettorale, riportato   Alberto da Giussano nel parlamento siciliano (ora a guida Schifani) e sconfitto Letta nella sua Livorno.  “Abbiamo 100 parlamentari e una rete radicata sul territorio di sindaci e amministratori (cosa che non può vantare Fratelli d’Italia)”.  “Certo rifarei l’accordo con Speranza e Lamorgese per fronteggiare il Covid”- ha concluso il leader della Lega di Io Credo – mentre si levano le prime critiche dall’interno del Carroccio per una leadership che non pare più solida.    

Calenda: “Il Pd tornerà tra le braccia dei cinquestelle”.

  “Volevamo fermare la destra con Draghi ma sarebbe servito un risultato sopra le due cifre. Siamo stati votati da oltre due milioni di persone con una lista appena nata. In meno di due mesi abbiamo costruito una casa per liberali e riformisti  partendo da un pragmatismo senza facili promesse e regalie”. Il leader del Terzo Polo ha poi profetizzato: “ Il pd tornerà con Bonelli e Fratoianni indebolito tra le braccia dei cinquestelle, mentre i populismi, che ottengono consensi all’opposizione, crollano una volta al governo. Per noi vanno costruite politiche di governo non inseguendo i cinquestelle. Non servono due poli populisti”.

 Certo dopo quanto avvenuto in queste elezioni non sarà facile ricucire specie tra Pd ed il Terzo Polo, anche se in politica mai dire mai e, considerando che, a livello di base elettorale e simpatizzanti, le sfumature e divergenze siano tutt’altro che forti tra le varie componenti del centrosinistra.     

Il terzo polo ha ottenuto raggiunto un ottimo 7,7% ma i suoi consensi sono stati sottratti all’area dem, non a Forza Italia che ha sorpreso andando oltre 8%, contribuendo  a favorire la vittoria dei candidati della  destra in alcuni collegi.

Letta: “Quanto è avvenuto è colpa di Conte che ha fatto cadere Draghi”. 

 “Ci aspettano giorni bui” ha ammesso il segretario dem che ha annunciato che non si ricandiderà alla guida del partito. “Abbiamo tentato in solitudine di arrivare a un termine naturale della legislatura” ha aggiunto Letta, puntando il dito su Giuseppe Conte come principale colpevole del passaggio da Draghi a Meloni. “Siamo il secondo partito del Paese” – ha aggiunto – annunciando una opposizione dura e intransigente, riprendendo le relazioni a sinistra. “Non permetteremo che si esca dal cuore dell’Europa, dai suoi valori, da quelli della nostra Costituzione”. 

Nella sua analisi di un risultato definito insoddisfacente ammette:“L’unico modo per battere questa destra sarebbe stato il campo largo ma non è stato possibile perché alcuni interlocutori si sono sfilati”.  Accusa il fuoco amico (Calenda) che a Roma ha contribuito al mancato ingresso di Emma Bonino in Parlamento. Nei ringraziamenti Letta cita anche Demos  (Democrazia Solidale)  e conclude:   “Siamo lontani da questa destra forte di un dato che sposta gli equilibri europei. La libertà è una straordinaria conquista di fronte a quello che avviene nelle regioni dell’Ucraina in cui si vota sotto un kalashinkov”.

Per Verdi- Sinistra Italiana si tratta di un risultato positivo che, in un contesto polarizzato, che ha sicuramente beneficiato anche del vento sollevato  dai Friday for Future che hanno riempito le piazze di giovani, tanti dei quali al primo voto. Giovani che in genere hanno orientato il loro voto sulla Meloni. 

Intanto anche le prese di posizione dei pentastellati , soddisfatti di aver invertito con forza un declino perdurante da anni,(dopo i 10,7 milioni di consensi avuti nel 2018),  ottenendo oltre il 15%, si parla di aperture al confronto a sinistra per le battaglie dell’opposizione. Certo non potrebbe essere altrimenti per chi si riconosce e intende difender  valori democratici e progressisti. Ma pensarci prima… 

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