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mercoledì, 29 Maggio 2024

Il Gradenigo scende in piazza contro la privatizzazione

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Il futuro dell’ospedale Gradenigo è appeso a un sottilissimo filo. L’ospedale, struttura d’eccellenza nella cura del tumore al colon, rischia di essere privatizzato a breve. Con danni incalcolabili per i pazienti, che si vedrebbero privati del pronto soccorso, dei laboratori e di tanti altri reparti, e per i lavoratori, che al momento non hanno idea di come sarà il loro futuro. «Una legge regionale impedisce che una struttura privata ospiti un pronto soccorso – spiega Sarah Oggero dell’Usb (Unione Sindacale di Base) e dipendente del nosocomio – Le conseguenze sarebbero gravissime, basta pensare che solo l’anno scorso sono passate circa 46 mila persone. Noi che facciamo parte del personale, invece, diventeremmo dipendenti privati assunti con un concorso pubblico». Il tipico imbroglio burocratico all’italiana, insomma, con persone all’improvviso a rischio di licenziamento e senza più alcun tipo di garanzia statale.
Per protestare contro une gestione quantomeno discutibile è stato indetto un presidio davanti al Gradenigo, che inizierà domani mattina alle 10 a cui parteciperanno lavoratori del centro, sindacati, il comitato di quartiere Vanchiglia e quello per il Diritto alla Salute. Probabile, anche, la presenza di qualche esponente di Sinistra Ecologia Libertà, il cui il leader Nichi Vendola ha già espresso solidarietà alla questione Gradenigo.
Ma andiamo con ordine. I problemi del nosocomio, punto di riferimento per gli abitanti del centro di Torino e specializzato, oltre che in campo oncologico, anche nella cura per le insufficienze cardiache, iniziano nel 2011. I buchi nel bilancio una diventano regola e gli stipendi si abbassano drasticamente, «per noi, che siamo 460, anche di 200 o 300 euro, per i circa 140 medici certamente di più. Gli assunti, sempre a tempo determinato, sono sempre meno di chi va in pensione». Una lenta agonia, in attesa della mazzata finale, che arriva puntuale. «Dalla direzione ci è stato comunicato che ci sono alcuni privati interessati ad acquistare il Gradenigo – continua la Oggero – Non ci hanno detto di chi si tratta, e di questo non ci importa niente perché ben poco cambierebbe nel futuro della struttura. Ma non ci hanno nemmeno comunicato che ne sarà dell’ospedale, dei pazienti e di noi dipendenti, e queste invece sono informazioni fondamentali».
Ora, le voci corrono tra le corsie e c’è chi parla già di una clinica per lungodegenza, con probabili acquirenti Humanitas e Gum. Ciò che è certo è che mancano le risposte. «Due anni fa, all’inizio della crisi, noi del sindacato abbiamo chiesto di essere sentiti dalla Commissione Sanità della Giunta Cota – dice Sara – nessuno ci ha ricevuti. La Regione ha sempre elogiato il Gradenigo a parole, salvo poi accanirsi con i tagli e non considerare minimamente le esigenze di pazienti e lavoratori».
Domani, quindi, i partecipanti al presidio faranno sentire la propria voce. «Chiediamo chiarezza e che qualcuno si prenda carico dell’ospedale» conclude Sara.
Ricordando un dato allarmante: per fare una banalissima visita, in Piemonte, bisogna sopportare una media di cinque mesi di lista d’attesa.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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