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giovedì, 30 Maggio 2024

“Il Gradenigo non si tocca”, protesta e rabbia contro la privatizzazione

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«Il Gradenigo non si tocca, lo difenderemo con la lotta». Più di mille persone stamattina hanno intonato questo slogan, nella manifestazione di protesta contro la privatizzazione dell’ospedale, centro oncologico d’eccellenza. Un corteo pacifico, composto da lavoratori, sindacalisti, cittadini, che è partito dal nosocomio per arrivare fino alla sede della Regione in piazza Castello.
Tra la folla la preoccupazione è tanta. Si teme per il futuro dei dipendenti e, ancora prima, dei pazienti. «Il 31 gennaio ci hanno fatto sapere che il Gradenigo, struttura pubblica, è in vendita – dice Sarah Oggero, dipendente e rsu della Usb (Unione Sindacale di Base) – e una legge regionale vieta che in un presidio gestito da un ente profit mantenga il pronto soccorso, i laboratori e tanti altri reparti». Questo, sostengono i sindacalisti, «comporterebbe la trasformazione del Gradenigo in una semplice casa di cura e il collasso dei vicini San Giovanni Bosco e Maria Vittoria, già sovraccarichi di pazienti».
Come se non bastasse, i lavoratori, assunti regolarmente in una struttura per ora pubblica, temono per il proprio futuro. «La sanità non è un profitto, lavoro e salute sono un diritto» si sente tra le vie del centro della città.
Le difficoltà del Gradenigo sono iniziate nel 2011, anche se la mazzata finale è arrivata solo adesso. «Quasi tre anni fa l’ospedale ha dichiarato di essere in grande difficoltà economica – dice Gabriele Ajme, tecnico di radiologia iscritto all’Usb – il motivo erano tagli e ritardi dei finanziamenti erogati dalla Regione Piemonte. Da allora, per noi è stato tutto un susseguirsi di peggioramenti della condizione lavorativa: ferie diminuite da 28 a 32 giorni, tagli agli incentivi statali ottenuti dopo anni di lotte sindacali, fine del diritto di stare a casa per le malattie dei propri figli e soprattutto 200 euro in meno nella busta paga».
A questo si aggiunge la disinformazione in cui si trovano i dipendenti. «Non ci è stato comunicato niente di preciso – spiega ancora la Oggero – né a quanto ammonta il debito nei confronti della Regione (in passato si era parlato di 25 milioni ma poi quei soldi sono stati restituiti), né il nome di eventuali compratori, né che fine faremo noi».
Sono tanti, insomma, e chiedono risposte, mentre si spostano da corso Regina Margherita, a via Santa Giulia, a via Rossini e invece davanti a Palazzo Lascaris, in piazza Castello, passando per via Po.
Tra loro, anche il Consigliere Regionale del Movimento 5 Stelle Davide Bono, che non ha dubbi. «Quello della sanità è il tema più caldo in Piemonte in questo momento – commenta – già gli ospedali non bastano, il collasso del Gradenigo sarebbe un colpo durissimo. La Regione Piemonte deve prendersi carico del problema. Una soluzione potrebbe essere rilevare il nosocomio. Questa legislatura è morta, nella prossima campagna elettorale parleremo molto di questo e, dopo le elezioni, ce ne occuperemo al meglio».

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©RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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