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mercoledì, 22 Maggio 2024

Il futuro di Torino? Si scrive all’università. Incontro coi rettori Geuna e Saracco

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Rosanna Caraci
Rosanna Caraci
Giornalista. Si affaccia alla professione nel ’90 nell’emittenza locale e ci resta per quasi vent’anni, segue la cronaca e la politica che presto diventa la sua passione. Prima collaboratrice del deputato Raffaele Costa, poi dell’on. Umberto D’Ottavio. Scrive romanzi, uno dei quali “La Fame di Bianca Neve”.

Stefano Geuna, rettore dell’Università di Torino e Guido Saracco, rettore del Politecnico,  concordano: in un’alleanza con la politica e con l’impresa, le università rappresentano il modo migliore  per costruire un modello di città che risponda al cuore, al braccio e alla mente dei suoi cittadini. È necessario recuperare la fiducia delle persone nelle competenze, andando oltre la loro rabbia. Tra Politecnico e Ateneo sono poco più di 115 mila gli studenti che si muovono in città.

Qual è la strategia di Governo del rettore per soddisfare i bisogni e le necessità di questo popolo giovane all’interno della città universitaria?

Stefano Geuna: È fondamentale che l’ambiente nel quale gli studenti si muovono sia accogliente e a misura dei loro bisogni. Stiamo dando attenzione alla qualità delle aule, agli spazi studio, mensa relax, a tutto ciò che serve per mantenere un habitat favorevole allo studio e al suo vivere.  L’Ateneo sostiene iniziative per l’inclusività, che rispondono ai bisogni di studenti con particolari fragilità, affinché essi possano realizzare il proprio percorso in serenità grazie alla presenza di strumenti accessori. Al centro del nostro impegno c’è anche il potenziamento dell’offerta formativa, e quindi del corpo docenti: quest’anno assumeremo 63 nuovi professori, un impegno che garantirà un rapporto professori studenti  più vantaggioso. C’è poi all’esterno una grande collaborazione con le istituzioni per garantire i servizi accessori che noi, da soli, non potremmo certo realizzare: parliamo di progetti da realizzare sulla viabilità, concordando servizi per i trasporto pubblico, ad esempio per il campus di Grugliasco stiamo prevedendo nuove linee, o spostamenti delle precedenti linee dei mezzi pubblici, per venire incontro ai nuovi flussi di studenti. Muoviamo migliaia di persone e tutto il sistema mobilità deve essere moderno e fruibile. Anche attraverso la messa a disposizione dei  monopattini elettrici nei posti giusti, dove gli studenti, pere avvicinarsi al campus o alla fermata del mezzo pubblico, o a casa, possano sentirsi serviti adeguatamente.  Sull’housing siamo molto attenti:  con il comune stiamo studiando un sistema che incontri l’offerta e la richiesta di ospitalità in modo che sia più facile per chi viene a studiare qui, trovare l’abitazione e il posto letto più idoneo. 

Guido Saracco: Abbiamo l’obiettivo di arrivare a 40mila studenti entro la fine del mandato, oggi sono 35700: per noi accogliere il più studenti possibile è dettato dallo spirito di servizio nei confronti di un Paese che ha la più passa percentuale di laureati in Europa.  La peculiarità del Politecnico è quella di avere oltre il 60 per cento dei propri studenti che proviene da fuori regione, 15 per cento dall’estero e il 40 dal sud Italia. Se non si fermassero qui, prenderebbero immediatamente la via dell’Estero. Abbiamo 13000 domande registrate, abbiamo incrementato la possibilità di ingresso. Dobbiamo dare loro aule adeguate e le stiamo costruendo secondo schemi nuovi, spazi che permettano di lavorare in team. Elaboriamo anche innovazione, strategie importanti per la mobilità. Stiamo investendo molto sulla ristrutturazione del welfare, attraverso la maggiore attenzione alle attività sportive. I ragazzi scelgono un luogo per la reputazione della scuola, per a validità delle strutture di accoglienza e anche per lo sport che possono fare. Cerchiamo di rendere i collegi universitari un luogo in cui si cresce, non semplicemente luoghi dove si pernotta: per esempio con attività di formazione. Nascono collegi universitari che cominciano a dare servizi nuovi, classi di problem solving che si costruiscono in modo interdisciplinare. Nei collegi universitari si hanno ingegneri, architetti ma anche medici, economisti, esperti della nuova società che insieme alle scienze e  alle tecnologie oggi sono l’humus da cui nasce l’innovazione. Cerchiamo di rendere gli studenti protagonisti e parte attiva dell’apprendimento. Meno didattica frontale e più didattica esperienziale.

Perché viene scelta Torino?

Stefano Geuna: I nostri corsi di laurea sono molto ambiti. Torino è considerata una meta dove si può avere la migliore offerta formativa ai migliori livelli nazionali. Non è secondario l’aspetto legato alla maggior vivibilità della città rispetto alle grandi metropoli quali Roma, Napoli o Milano. A Torino la qualità della vita è più alta, ci sono situazioni anche di accessibilità più favorevoli che rendono attrattive non solo le università ma la stessa città grazie a servizi di alto livello.  

Guido Saracco: La reputazione della città è buona grazie alla presenza di alcuni elementi caratterizzanti dell’offerta formativa, di costi relativamente contenuti per la vita, Torino è una città che tra l’altro offre vicinanza con luoghi di interesse culturale o alle montagne, i cinesi sono appassionati di sci… Le condizioni della città molto favorevoli, l’offerta del Politecnico, insieme a una serie di rapporti ormai ben stabilizzati con altre parti del mondo, ci portano 6000 studenti stranieri. 

Torino è città a vocazione universitaria? Non basta esserne sede ma la sua mentalità guarda ai bisogni della comunità studiante?

Stefano Geuna: Torino sotto questo punto di vista gode di una situazione favorevole: la città, come detto, ha già una serie di caratteristiche che la connotano come qualcosa di più rispetto a dove c’è solo la sede di un’università. Si può e si deve sempre fare di più, quindi vedremo e stiamo interagendo in particolare con la città metropolitana per renderla ancor più attraente. Per esempio, tornando all’housing, sarà importante rendere operativo un sistema che faciliti e ottimizzi la scelta delle unità abitative degli studenti che arrivano da fuori Torino e regione o anche di coloro che, pur avendo famiglia in città, vogliono sperimentare la vita indipendente, e che quindi chiedono di essere aiutati: noi dobbiamo essere pronti, con una puntuale progettualità e offerta.

Guido Saracco: Non aspirerei mai a diventare esclusivamente una “città universitaria”: quello che “atterra” qui, si deve sviluppare e creare un legame profondo. Esaltare la creatività degli studenti mira alla loro voglia di creare delle start up, di facilitare i geniali colpi d’ala per far decollare e sviluppare situazioni che già esistono ma che hanno bisogno di ulteriore visione ed energia. Questo mi propongo, nella “città universitaria”.  Torino non deve diventare una città dove i giovani vengono a studiare ma dalla quale poi se ne vanno. Questa non deve essere solo città di giovani e di vecchi, né solo di studio. Al Politecnico i giovani da tutte le parte del mondo vengono a studiare e a formarsi; vorrei che poi ci restassero, che radicassero in Italia. La denatalità porterà al collasso il nostro sistema pensionistico se non facciamo qualcosa di questo tipo. 

Quali aspirazioni della formazione trovano identità? Da questi giovani può nascere la nuova umanità e impresa del Torino del domani? Anche attraverso gli incubatori ?

Stefano Geuna: per quanto riguarda gli incubatori di impresa,  il politecnico ha vinto il premio come il miglior incubatore pubblico al mondo quindi parliamo sicuramente di una realtà molto forte. Noi di Ateneo ne abbiamo uno molto efficiente e in questo momento abbiamo più margine di crescita, non solo perché siamo “partiti dopo” rispetto al Poli, ma perché storicamente le start up e il fare impresa erano limitati alle realtà di tipo tecnologico. Sempre di più le imprese moderne e del futuro coniugheranno l’aspetto tecnologico con aspetti sociali, umanistici, che sono più di pertinenza dei corsi di laurea del nostro Ateneo. Per ciò abbiamo grande possibilità di crescita: perché le start up moderne, tra i fondatori vedono spesso insieme un esperto di tecnologia, uno nella comunicazione, uno degli aspetti umanistici. Possiamo mettere in campo la forza della multidisciplinarietà del nostro ateneo.

Guido Saracco: Nell’ambito della innovazione e del trasferimento tecnologico, nel 2019 I3P, Incubatore d’Imprese Innovative del Politecnico di Torino, è stato riconosciuto come il Miglior Incubatore Pubblico su scala mondiale secondo l’UBI Global World Rankings of Business Incubators and Accelerators 2019–2020, la più importante graduatoria sui programmi di incubazione ed accelerazione affiliati ad istituzioni universitarie stilata da UBI Global, che nel 2019 ha analizzato 364 programmi a livello globale. Abbiamo già intrapreso percorsi per il miglioramento continuo della nostra didattica nel nostro “Teaching Lab” che con i suoi esperti consentirà ai nostri docenti di aggiornarsi sulle nuove tecniche della didattica centrata sullo studente. Stiamo investendo nella riqualificazione di professionisti e di maestranze attraverso il nostro Competence Centre 4.0 e la nostra Scuola di Master e formazione permanente, spesso come portatori delle conoscenze più approfondite nelle nuove tecnologie, in collaborazione con associazioni imprenditoriali o qualificate scuole di management. Per quanto riguarda la ricerca, l’Ateneo mira a un maggiore impatto della propria ricerca applicata e interdisciplinare, pur senza trascurare quella fondamentale: “Potenzieremo la ricerca applicata e interdisciplinare attraverso i nostri Centri Interdipartimentali, le nostre Infrastrutture di ricerca, i partenariati con grandi gruppi industriali (FCA, ENI, Avio Aero, General Motors, ecc.). Con ENI, ad esempio, abbiamo appena firmato un protocollo di intesa per lo sviluppo di sistemi di conversione del moto ondoso delle onde in energia elettrica, che supera per importo qualsiasi precedente accordo del Gruppo ENI con altre università. In un settore tanto strategico per il pianeta questa collaborazione rappresenta per il nostro Ateneo un esempio virtuoso di open innovation che, nata nei nostri laboratori di ricerca, ha attraversato tutti i successivi passaggi verso l’immissione nel mercato. Mi consenta poi di ricordare il Festival della Tecnologia, che ha dato corso pieno alla nostra terza missione: la condivisione della conoscenza con la Società. Il Festival, frequentato da oltre 50 mila visitatori, tra cui molti nostri studenti e le loro famiglie, con i suoi 300 oratori e oltre 160 eventi, si poneva l’obiettivo di esplorare il rapporto sempre più stretto tra tecnologia e società. 

Facciamo un gioco: se lei fosse il sindaco, da dove inizierebbe? 

Stefano Geuna: È un gioco che mi farebbe mettere una giacca che non mi appartiene. Credo che continuerei nella scelta di chi ha fatto il sindaco fino ad ora, e di chi lo ha fatto prima: parlerei cin le Università. Non è una richiesta di un qualcosa che manca, anzi siamo consapevoli che su tanti  tavoli la città ci ha coinvolto, anche più di quanto mi aspettassi, e non so se saprei fare di più in quest’ottica. Quello che ho trovato e che mi ha stupito è vedere come le istituzioni, tra cui la città, valorizzano il ruolo degli Atenei. Fa piacere perchè comprendono che in sinergia possiamo ottenere grandi risultati, da parte nostra offrendo un contributo importante. Vedere che dall’altra parte questo ci viene proposto e richiesto rende ottimisti perché possiamo dare molto. Chi può oliare il meccanismo e rendere efficiente la potenzialità che Ateneo possiede, stimolandole e cercandole, sa che facendolo investe su uno dei punti di forza sui quali si deve lavorare. Punti di forza e collaborazione mi rendono ottimista.

Guido SaraccoÈ necessario favorire la nascita dei distretti, dove i principali attori dei motori della società, creano le opportunità per dare formazione e innovazione per riqualificare le imprese esistenti, anche maestranze e manager oltre che impianti. Quando ripartisse questa città, l’altro grande problema è quello delle periferie, dei bronx cittadini: senza però risorse non è possibile vascolarizzare le aree difficili: è quindi fondamentale che si avvi una progettualità su quelle aree per riuscire a qualificarle.  Ci sono delle differenze inaccettabili tra la qualità e l’aspettativa di vita tra le vallette e la colina torinese. Il politecnico lavora coi suoi studenti proprio sul monitoraggio di queste realtà, ad esempio ad Aurora, dove i ragazzi vanno a studiare e verificare il quartiere, è un processo complesso ma dev’essere studiato. Il festival della tecnologia, ad esempio, ha portato tante persone ad esplorare le tematiche determinanti per il loro futuro, assorbendo quella cultura che è un elemento fondamentale per garantire coesione sociale proprio quando la crisi ha esasperato le differenze. Senza conoscenza si innesca il sentimento di repulsione che oggi è palpabile, e l’Università non può essere l’orchestrina sul Titanic a suonare una certa musica: siamo in ritardo, ma ora è tempo di cambiare.

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