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mercoledì, 22 Maggio 2024

Il diritto all’abitare e alla qualità della vita al centro di Agenda Torino 2031

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Rosanna Caraci
Rosanna Caraci
Giornalista. Si affaccia alla professione nel ’90 nell’emittenza locale e ci resta per quasi vent’anni, segue la cronaca e la politica che presto diventa la sua passione. Prima collaboratrice del deputato Raffaele Costa, poi dell’on. Umberto D’Ottavio. Scrive romanzi, uno dei quali “La Fame di Bianca Neve”.

Proseguono gli incontri per strutturare l’agenda 2031 del candidato sindaco del centrosinistra che correrà per amministrare Torino nei prossimi anni. L’obiettivo è quello di offrire un capo lungo di visione e progettualità che non si estingua in un mandato ma che dia alla città la possibilità di costruire sé stessa su basi che le conferiscano il ruolo di metropoli europea. Per farlo, il tavolo della coalizione di centrosinistra coordinato dal consigliere regionale Daniele Valle, ha da settimane iniziato un ciclo di incontri con le diverse anime della società, affrontando criticità e ponendo idee di soluzione.

La comunità, coi suoi bisogni, è stata al centro delle riflessioni nate da un documento elaborato dalle coordinatrici Carlotta Salerno e Nicoletta Daldanise. Un lavoro che, nella prima parte svoltasi qualche settimana fa, ha proposto un focus su welfare, servizi al cittadino, innovazione sociale, modelli abitativi.

Il dibattito nella sua seconda sessione, ha voluto centrare l’obiettivo sul diritto all’abitare e alla condivisione di servizi essenziali, dando conto dei nuovi modelli urbani sviluppatisi negli ultimi anni, quali co-housing, spazi multifunzionali, portierati sociali, spazi residenziali per anziani o intergenerazionali, spazi di accoglienza per l’emergenza abitativa. “Oltre a quella sulle modalità, un’altra riflessione fondamentale per lo sviluppo della città è dedicata ai nuovi destinatari di eventuali interventi di edilizia pubblica – precisa Nicolatta Daldanise – . Ci riferiamo non solo alle condizioni di povertà assoluta, che vanno sempre tutelate, ma anche alla precarietà di studenti, giovani coppie, genitori single, giovani professionisti e creativi non ancora in grado di garantire con il proprio reddito e garanzie che vengono richieste per il mutuo o l’affitto, ma portatori di un potenziale importante per la città”. L’amministrazione capillare del territorio è fondamentale e si concretizza e potenzia “attraverso i servizi al cittadino, ribadendo il ruolo cruciale delle Circoscrizioni, assicurando a ciascun nucleo di abitanti i servizi fondamentali e gli adeguati luoghi d’incontro e socializzazione.” sottolinea Carlotta Salerno, presidente della circoscrizione 7. “Il modello delle Case del Quartiere e delle progettualità legate alla cogestione dei beni comuni costituiscono un precedente importante sia nella direzione di una partecipazione più ampia degli abitanti alla vita cittadina sia in quella di responsabilizzazione degli stessi nella manutenzione e nella condivisione civile e armonica dello spazio pubblico” viene sostanziato nel documento. 

E’ proprio Erika Mattarella, responsabile della Casa del Quartiere di Barriera, che sottolinea l’essenza del cittadino attivo: “ Il protagonismo dei cittadini, aiuta l’amministrazione a prendersi cura del territorio: le politiche pubbliche hanno bisogno non solo sapere di cosa c’è bisogno, ma di collaborazione per realizzarlo”.

Le questioni poste al centro sono interrogativi ai quali un’oculata amministrazione dovrà dare risposta, con progettualità profonde che tengano conto delle diverse anime di una società provata dalla crisi pandemica ma che già prima del Covid chiedeva attenzioni ai nuovi bisogni. Se la comunità cambia, le ricette non possono essere quelle di un tempo. L’amministrazione futura dovrà tenerne conto perchè, come sottolinea Anna di Mascio del forum Terzo settore e Legacoop “abbiamo assoluta necessità per questa città di rafforzare il concetto di sussidiarietà, rafforzando i percorsi di co-progettazione, così come la riforma ci indica rispetto al tema dei bisogni e come diamo ad essi risposta; una riflessione amministrativa sul rapporto tra pubblico e terso settore si deve porre perché il tema è fondamentale e va meglio declinato. Altrimenti tutte le belle esperienze che sappiamo essere un lavoro profondo rischiano di perdersi per non non avere una forma amministrativa più organizzata”. 

Distanziamento sociale e distanziamento fisico. Quanto pesano le parole sulle persone e sulla comunità. Il Covid sta creando una forbice sociale grave che, quando tutto sarà finito, presenterà il conto. Le conseguenti emergenze e le priorità vengono indicate nell’infanzia, nell’adolescenza: si intreccia con il sistema educativo ma anche con la povertà in territori di Torino nei quali la situazione non è semplice.

La percezione di cura da parte dell’amministrazione locale, in una città che sta invecchiando, non può essere flebile, favorendo da un lato gli aiuti alla genitorialità e dall’altro il benessere e la piena socialità per la terza età. Prioritario occuparsi degli adulti in condizione di fragilità e contemporaneamente contrastare il disagio giovanile, individuando nella tecnologia un forte alleato strategico. 

Roberto Di Monaco è deciso nel sostenere “la promozione della comunità come un’idea chiave per estendere coesione sociale e qualità della vita. La città ha una responsabilità diretta su molti servizi, il degrado delle periferie, il verde, la mobilità, gli spazi sono tutte cose su cui un intervento puntuale può cambiare la qualità di vita”. “I luoghi sporchi vengono sporcati dai cittadini perchè c’è una sensazione di degrado – aggiunge – e i luoghi curati responsabilizzano al controllo sociale. Servizi che devono essere gestiti con l’idea di coinvolgere i cittadini, non solo nell’analisi dei bisogni ma attivando le individuali responsabilità; si chiede quindi la regolazione delle politiche degli attori della città, associazioni, cooperative che lavorano in tanti campi diversi: vengano impegnati direttamente dall’amministrazione, coordinando e facilitando queste realtà che sono ad oggi disperse nella città.

Parlare di welfare vuol dire assumersi una grande responsabilità nei confronti di tutto il paese perché Torino su molti temi ha fatto da apripista – ricorda Elide Tisi – e credo che molte altre città abbiano riconosciuto e riconoscano la ricchezza delle politiche sociali che a Torino si sono sviluppate. Nei decenni si sono incontrati l’impegno della società civile molto forte con amministrazioni cittadine che hanno saputo cogliere e intuire le energie che provenivano dal territorio”. 

Una città di santi sociali e di costruttori laici e illuminati.

Chiara Mossetti, dell’associazione coabitare ha presentato il modo di vivere in co-housing, che se non è la soluzione al problema della casa “pensiamo sia un modello da osservare e valutarne gli impatti sulle persone che vivono in questi contesti e sul territorio”. “Un modo di abitare vecchio come il mondo, non inventandosi nulla ma facendolo in modo differente – spiega Mossetti – . Parti private e spazi di uso comune, col valore aggiunto che viene rappresentato dalla migliore qualità della vita che individualmente non si potrebbe avere; è un abitare basato sull’aiuto reciproco, sulla solidarietà e sulla sostenibilità ambientale, con un grande risparmio”.

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