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giovedì, 30 Maggio 2024

Il buon pane fatto in carcere. Inaugurazione punto vendita in via Massena 11

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

di Moreno D’Angelo
Si chiama “farina nel sacco”. Pane, grissini, pizza e anche pasticceria di alta qualità che arrivano dal forno della Casa circondariale Lorusso e Cutugno. Prodotti che da sabato 24 gennaio saranno acquistabili presso il punto vendita di via Massena 11.
Molto soddisfatto Alessandro Fioretta, presidente della cooperativa Ecosol, da tempo impegnato in progetti che uniscono impegno sociale e produzioni di alta qualità. Progetti in cui i detenuti possono iniziare percorsi di formazione professionale, affiancando panettieri professionisti, per poi essere regolarmente assunti. «E’ da dieci anni che siamo impegnati nelle carceri nella gestione della cucina per i detenuti e nella produzione del cibo per un servizio catering esterno con la cooperativa Liberamensa».
Il progetto è partito da zero, con vari e complessi passaggi per la costruzione del capannone, il bando per l’acquisto dei macchinari e da sei mesi è in marcia quest’idea di produrre del pane di altissima qualità che domani vedrà finalmente l’avvio dei punti vendita all’esterno del carcere.
Oltre che per i successi sul piano della produzione gastronomica di prodotti di qualità, Fioretta precisa: «Si tratta di importanti iniziative che fino a ora hanno coinvolto circa 200 detenuti. Un’opera preziosa di reinserimento misurabile dal dato della recidività che scende al 10% tra chi finisce la detenzione imparando un mestiere mentre è drammatico il dato dell’85% di detenuti che una volta usciti ritornano dietro le sbarre».
Tornando alla qualità del pane prodotto, dentro il carcere torinese questa è figlia di un approccio che prevede la lievitazione naturale con l’uso di lievito madre e non chimico e l’utilizzo di farine pregiate prodotte in modo artigianale da un mulino a pietra tradizionale della Val Maira.
Anche mangiando una pizza si può entrare in contato con la difficile realtà carceraria che è prima di tutto una realtà di persone. In questo progetto si è riusciti a sposare discorsi di qualità delle materie prime, ricerca, formazione e occupazione. Certamente un gran risultato che è marciato nonostante la mannaia dei tagli che mette in discussione la sopravvivenza di questi importanti laboratori. L’appuntamento è per sabato in via Massena 11 , dove sono previsti assaggi per tutti.

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